Il governo garantisca il “panem”, ai “circenses” pensi il mercato

da Libero del 20 gennaio 2006 pag.9
“Panem et circenses”, pane e giochi, scriveva il poeta Giovenale indicando la strategia dei politici per garantirsi il consenso.
Lo scontro in atto per i diritti Tv del calcio ricorda quel motto della Roma antica, almeno nel momento in cui si chiede che una Legge dello Stato intervenga per una “più equa” distribuzione tra le società calcistiche del denaro pagato dalle televisioni.

Intendiamoci, lo sport in generale e il calcio in particolare sono una cosa seria, non solo in Italia. Ma questo non comporta automaticamente che la bulimia legislativa di cui soffriamo debba per forza divorare anche questo spazio. Le società professionistiche, spesso quotate in borsa, non svolgono un “servizio sociale” ma fanno business; la Lega calcio è una associazione privata di società private e sarebbe bene che venisse lasciata libera di autoregolamentarsi come meglio crede, anche in relazione alla distribuzione dei diritti televisivi.
Ciascuno di noi può avere le proprie preferenza sull’attribuzione soggettiva o collettiva o mista dei proventi televisivi, ma che di questo si occupi il legislatore è un fuor d’opera.
Le grandi squadre, quelle che davvero fanno audience, cercano di fare la parte del leone e attribuirsi una tale fetta della torta da lasciare poche briciole ai piccoli club. Comprensibile. Ma è altrettanto vero che il fascino del campionato di calcio italiano è quello di veder giocare le formazioni di tutta la penisola, di creare sorprese tra “piccole” e “grandi”, di vedere una “provinciale” battere la blasonata capoclassifica. Se Juve, Milan, Inter e Roma giocassero tutti gli anni solo e soltanto tra di loro, l’interesse e la passione scemerebbero, e con esse anche gli incassi. Per cui l’interesse dell’intero circo del pallone è quello di non soffocare i piccoli club ed essi hanno più di uno strumento per non uscire del tutto soccombenti dal braccio di ferro interno alla Lega sulla distribuzione dei quattrini di Sky e delle altre televisioni.
Ma, e qui torniamo al punto, l’equilibrio lo devono cercare loro, non i deputati e i senatori. Lasciamo al mercato e ai suoi protagonisti – anche al mercato del calcio – di trovare la soluzione ottimale e all’Antitrust di vigilare a che la concorrenza sia rispettata e non vi siano abusi; ma niente leggi, per carità.
Anziché invocarne oggi una di segno opposto a quella approvata pochi anni fa, cancelliamo anche quella ed evitiamo una volta per tutte che la politica si mischi con il calcio (evitando così anche i conflitti di interesse).
Il legislatore si occupi al meglio di come mettere gli italiani in condizione di guadagnarsi il pane, ai giochi ci pensi il mercato.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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