“La forzatura sul Ddl sulla droga quest’oggi annunciata da Fini non è solo grave nel merito e nel metodo, ma è anche contraddittoria con l’atteggiamento tenuto negli ultimi mesi dal Vice Premier su altre questioni civili o “eticamente sensibili” e ribadito anche nel corso della stessa conferenza stampa televisiva di oggi, in cui Fini ha reso nota la volontà del governo di inserire il disegno di legge sulla droga nel decreto antidoping per le Olimpiadi.

Occorre ricordare che fu per volontà dei cittadini, espressa chiaramente in un referendum, che nel 1993 venne abolito lo stesso meccanismo di “punizione” della detenzione personale, che il Ddl Fini vorrebbe reintrodurre. E occorre abbandonare, anche sulla droga (come Fini ha fatto meritoriamente sui pacs, sull’aborto e sulla fecondazione assistita) quel conformismo intellettuale, prima che politico, che impedisce di giudicare le scelte politiche sulla base degli effetti e delle conseguenze concrete che esse comportano, e impone, per ragioni di propaganda, di privilegiare i principi e i valori che con una legge si intenderebbero affermare.

Non dubitiamo affatto che il Ddl Fini sia stato concepito per il “bene” dei tossicodipendenti. Vorremmo che però i suoi sostenitori valutassero concretamente, senza nascondersi dietro lo slogan della “lotta alla droga”, anche i risultati prodotti da quei meccanismi che oggi si vogliono reintrodurre (la punibilità della detenzione di “immodiche quantità”, la limitazione dell’utilizzo del metadone…): i tossicodipendenti morivano di più, si ammalavano di più, e si curavano di meno di quanto non sia accaduto dal 1993 in poi. E’ davvero solo un caso?”