Per i radicali a destra è dura. Ma a sinistra è peggio.

All’ombra dell’Ulivo Pannella rischia la marginalità. Nella Cdl poca attenzione per i temi laici.

Colloquio di Riccardo Paradisi con Marco Taradash, da Cronache de L’Indipendente del 17 gennaio 2006, p. 3

SE NON FOSSE per quella promessa di Marco Pannella –«saremo i giapponesi di Prodi» – non si capirebbe l’ostinazione dei radicali italiani nel resistere alla dura vita nella giungla del centrosinistra. Dove le mani tese sono l’eccezione a sconfessioni e ostilità sempre maggiori. Da Prodi che parla di imbarazzo per la manifestazione Pro Pacs di Roma (Pannella, il giapponese, ha detto anche di apprezzare la franchezza), al gelo polare per la nobile battaglia sull’amnistia –bocciata con più forza da Ds e Margherita – l’impressione è che intorno alla rosa nel pugno non vi sia, per usare un eufemismo, molta disponibilità. Peraltro, solo ieri, Clemente Mastella minacciava che se ai tavoli delle trattative ci sarà Marco Pannella lui non si presenterà nemmeno. E sarà pur vero che ai tavoli delle trattative – come ogni volta ricorda Massimo Bordin dai microfoni di Radio Radicale – Mastella manda sempre un altro, ma qualcuno nel centrosinistra potrebbe preoccuparsi qualora il segretario dell’Udeur prendesse cappello. Anche il generale disinteresse con cui a sinistra si segue la vicenda delle firme che la Rosa nel pugno deve raccogliere da qui alle elezioni per presentare le proprie liste è abbastanza significativa del punto a cui è la notte per i radicali. Marco Taradash, interpellato dall’Indipendente, tenta un’analisi della condizione radicale nel centrosinistra, senza nascondere le difficoltà e i disagi che stanno incontrando anche quei radicali che hanno scelto la Casa delle libertà come strumento per innervare l’iniziativa politica liberale e riformista. «A sinistra», dice Taradash, «si vede chiaramente che al momento c’è uno scontro generalizzato. E la Rosa nel Pugno è all’interno di questo scontro in mezzo al quale non so francamente come si possa riuscire a trovare un punto d’accordo politico. Tra l’altro», continua Taradash, «l’ultima sortita di Prodi – la lista autonoma – complica ulteriormente le cose. Perché si tratta della richiesta dello scettro del comando rivolta a Ds e Margherita». Insomma, secondo Taradash la piccola nave radicale naviga con fatica tra queste tempeste. «Del resto», continua l’esponente dei Riformatori Liberali, «abbiamo visto sull’amnistia come sia andata a finire: in quella occasione sono stati Ds e Margherita a sconfiggere Pannella mentre con i voti di Forza Italia e dell’Udc quella proposta sarebbe passata. Tra l’altro », aggiunge Taradash, «finora i radicali hanno agitato i temi di maggior compatibilità con il centrosinistra. Figuriamoci quando cominceranno a parlare di economia o politica internazionale. Dell’agenda Giavazzi accanto a Diliberto o di esportazione della democrazia al tavolo con Bertinotti. Allora si che ci sarebbe una deflagrazione con schegge da tutte le parti». Ma, se Atene piange, Sparta non ride. «Anche per noi esistono difficoltà politiche oggettive» spiega Taradash, «con l’aggravante che noi abbiamo scelto di stare da radicali col centrodestra senza il partito radicale alle spalle, cercando semplicemente di affermare politiche liberali secondo il metodo radicale. Va detto però», specifica Taradash, «che tra noi e il centrodestra esistono delle sintonie molto forti sui principi della politica internazionale, economica e del diritto. E mi pare che al contrario di quanto capita ai nostri amici nel centrosinistra, qui l’intesa avvenga sui fattori dirimenti». Un esempio concreto? «La legge Pecorella che è stata approvata l’altro giorno» risponde Taradash «che abolisce l’appello dopo la sentenza di proscioglimento. Si tratta di una legge fondamentale per la costruzione dello Stato di diritto in Italia e che finalmente attua concretamente il rito accusatorio. In parlamento invece abbiamo visto il centrosinistra opporsi a questa legge con uno schieramento unanime e feroce. E fuori del Parlamento abbiamo visto al lavoro lo schieramento unanime e feroce di tutta la magistratura organizzata. Mi viene da pensare alla difficoltà di Pannella e Capezzone di parlare di giustizia e di civiltà liberale con questa sinistra. Ma poi penso anche che la legge Pecorella dovrebbe essere una bandiera della battaglia politica del centrodestra. Perché fa la differenza sui temi della giustizia tra questo schieramento e una sinistra illiberale ». E invece? «E invece», lamenta Taradash, «non avviene, perché il centrodestra non valorizza quella parte di elettorato laico e liberale che in parte rappresentiamo. Che se da una parte non ha nessuna intenzione di fare con Marco Pannella il giapponese di Prodi dall’altra ha bisogno di vedere sul versante del centrodestra segnali più chiari e più forti. Mi auguro capiti presto». Finora non è capitato. E i liberali riformatori lamentano un silenzio mediatico nei loro confronti che un po’ effettivamente preoccupa.


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