Lodo Casini. Chi vince e chi perde

Da Il Riformista
“Rotondi, il leader marginale”

La leadership del centrodestra, ha detto Pier Ferdinando Casini, “sarà decisa dagli elettori che in democrazia sono i soli ad avere lo scettro”. Fin qui fa bene. Ma nella Cdl che gioca a più punte, la premiership “si decide dopo le elezioni, non prima” e – qui viene il bello – sulla base “dell’incremento o del decremento di voti”, perchè “se fosse solo sui voti ottenuti non ci sarebbe partita ed io avrei già perso”. Indi percui, se Berlusconi confermerà i suoi consensi, nulla quaestio, la leadership sarà sua. Altrimenti, si cambia. Nell’analisi del lodo Casini, chi andreottianamente pensa male in questo caso fa peccato e nemmeno ci azzecca. Perchè, secondo lo schema disegnato dal presidente della Camera in pole position per lo scettro della Cdl ci sarebbe Gianfranco Rotondi, il leader del partito che dovrebbe che dovrebbe avere il maggiore incremento marginale rispetto alle consultazioni del 2001. Semplice, non partecipativa. Per la piazza d’onore, sfida a due tra Casini e Bossi (entrambi partono quasi alla pari, di conseguenza, hanno le stesse chance di incremento). Ma attenzione, il lodo Caini implicherebbe la frantumazione della Cdl. Outsider di lusso i Riformatori liberali (leggasi, radicali che hanno scelto il centrodestra), anch’essi vergini delle consultazioni elettorali, che potrebbero staccarsi da Forza Italia per giocarsi le proprie carte (in quel caso, però, servirebbero le primarie interne per scegliere tra Calderisi, Taradash, Della Vedova e Palma potrebbe aspirare a Palazzo Chigi). Senza considerare gli eventuali trucchetti: Berlusconi potrebbe cambiare il nome di Forza Italia (magari Forza Azzurri) e vincere senza problemi la partita dell’incremento marginale rispetto al 2001. In questo caso avrebbe ragione D’Alema : la Cdl non giocherebbe a tre punte ma farebbe il gioco delle tre carte.


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