Intervento di Benedetto Della Vedova all’Assemblea Nazionale

Cari amici, la splendida giornata di oggi ci consente di dire che i Riformatori Liberali sono presenti e sempre più saranno presenti nella politica italiana. I Salmoni hanno iniziato la loro nuotata controcorrente.

In molti – lo ha fatto con la capacità di attenzione che lo caratterizza anche Adriano Sofri sul Foglio, e voglio da qui fare a Sofri i più sentiti auguri di pronto ristabilimento, oltre che tornare a chiedere al Presidente della Repubblica che porti fino in fondo e senza più esitazioni il suo convincimento che Adriano Sofri, che ha scontato di già una lunga detenzione, sia oggi meritevole del provvedimento di Grazia: se vuole, come dice di volere, allora può.. – …in molti, dicevo, ci hanno ricordato che la maggior parte dei salmoni dopo aver deposto e fecondato le uova, al termine della loro risalita muoiono.

Quello di contribuire a rilanciare lo spirito liberale della Cdl sarebbe di per sé un obiettivo già sufficiente della nostra nuotata controcorrente.

E poi i salmoni più robusti sopravvivono, e noi siamo senz’altro tra quelli.

Ma voglio anche ricordare che di recente un’equipe di studiosi russi, ha scoperto che sarebbe contenuto nel salmone il prezioso segreto dell’elisir di lunga vita, una molecola, potenzialmente miracolosa, che potrebbe aiutare a mettere a punto farmaci e terapie contro gravi malattie.

I russi non lo dicono, ma noi sappiamo che dai salmoni riformatori potrebbe venire una terapia efficace contro molti mali italiani quali lo statalismo, il corporativismo (a partire da quello degli ordini professionali, giornalisti compresi), la sindacatocrazia, la burocrazia asfissiante, l’antiamericanismo, l’europeismo ideologico, costruttivista e di maniera, che condanna l’Unione Europea alla morte civile. Mentre di Unione forte dove dovrebbe esserlo e non c’è, come nella politica internazionale e di difesa, abbiamo tremendamente bisogno.

Vado per punti, cari amici e caro presidente, perché non voglio parlare troppo a lungo.

Noi abbiamo fatto una scelta netta. Ci muovono convinzioni e ambizioni.

La convinzione che vi siano molti elettori delusi o potenziali della Cdl e di Forza Italia che sono pronti a rianimarsi non appena si capisse che lo spirito liberale e liberista del 1994 e del 2001 non è
per nulla sopito e, anzi, sarà con ancor maggior vigore il connotato della campagna elettorale e del governo Berlusconi della prossima legislatura.La convinzione che il riferimento non solo a Sturzo – doveroso e condivisibile, lo Sturzo limpidamente antistatalista e anticorporativo – ma anche ai due simboli di quella rivoluzione liberista che ha assicurato alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti una rigenerazione economica e sociale che ancora l’Europa continentale aspetta, parlo naturalmente di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, non siano evocazioni passatiste, ma ispirazioni di straordinaria attualità.

L’ambizione di poter essere noi Riformatori liberali, per come siamo, per come ci conoscete e ci vedete oggi, un soggetto politico in grado di dare un contributo importantissimo a rilanciare le ragioni e le politiche liberiste e liberali nella Cdl. Ho detto un contributo, perché sappiamo benissimo che altri hanno lavorato e lavorano in questa direzione dentro la Cdl e dentro Forza Italia. Ma ho detto anche importantissimo, e ne sono convinto.

L’ambizione, in definitiva, è che se la nozione stessa della presenza di noi Riformatori Liberali dentro la Cdl venisse conosciuta in moltissimi direbbero: finalmente!

E non parlo solo, anche se questo è certamente il punto di partenza, dei moltissimi radicali che non si riconoscono affatto nella scelta di Marco Pannella di sostenere Prodi; ma parlo anche o soprattutto dei tanti liberali e liberisti che ancora cercano un punto di riferimento politico. Parlo dei giovani non omologati a quelli delle piazze arcobaleno e antimoratti, ad esempio quelli della galassia dei blog liberali riuniti in Toqueville.

Parlo dei molti elettori “americani”, persone che credono al mercato e alla concorrenza come metodo di selezione delle soluzioni più efficienti, che rifiutano il paternalismo statalista, che sono
individualisti nel senso che credono ad una società fondata in primo luogo sulla libertà e sulla responsabilità dei singoli. Tanto per ciò che concerne le scelte economiche quanto per le scelte che pertengono alla sfera più intima delle scelte personali.

Noi siamo “laici”, perché, credenti o non credenti, rivendichiamo l’autonomia della politica, che deve fornire proposte e soluzioni che non devono mai imporre a tutti la verità di una parte.

Non partecipiamo ad uno scontro “clericali-anticlericali” che forse rafforza chi innalza la bandiera minoritaria anticlericale, ma che certamente finisce inevitabilmente per far acquisire sempre maggiore forza e risucchiare dentro lo scontro politico i vescovi italiani, che acquisiscono – grazie alle indubbie capacità di Ruini – sempre più spazio nel dibattito e nella lotta politica.

Siamo laici che considerano la presenza dei cattolici e della Chiesa nella vita politica una fisiologia e non una patologia; a maggior ragione quando le posizioni della Chiesa vengono esposte pubblicamente e pubblicamente sottoposte al giudizio di tutti.

La responsabilità politica, come quella penale, non può che essere personale. Il problema, quando c’è il problema, non è Ruini, ma sono i parlamentari che rinunciano alla loro autonomia, spesso per
opportunismo piuttosto che per convinzione, in cerca di quella chimera che è il “voto cattolico”.

Più in generale, c’è una chiave di fondo che va utilizzata per impedire che si corra il rischio di uno stato confessionale: meno stato e più società (più mercato).

Sulle scelte puntuali, però, siamo e saremo netti.

Sulla regolamentazione delle coppie di fatto, ad esempio, ci batteremo perché si arrivi al più presto ad un riconoscimento giuridico; in particolare per le coppie omosessuali, cui oggi è assurdamente impedito
di assumere quei doveri e diritti che in buona parte del mondo e dell’Europa sono da tempo la normalità. E, sia chiaro, non solo per le maggioranze di centrosinistra, ma anche di centrodestra.
Ci guarderemo da riflessi statalisti o assistenzialisti, ma saremo impegnati su questo.

Sul divorzio, consideriamo il cosiddetto “divorzio breve” una doverosa attualizzazione della legge di trent’anni fa.

Sull’aborto non solo difenderemo una legge che non ha “favorito”, ma ha tolto dalla clandestinità pericolosa e vergognosa l’interruzione di gravidanza, ma chiederemo che, in ossequio alla legge, siano i medici a scegliere con i pazienti, di volta in volta, il metodo più adatto, compreso quello dell’aborto farmacologico. Se qualcosa si può fare in più a quello che si fa oggi perché non manchi alle donne la possibilità di considerare, anche all’ultimo, l’alternativa di proseguire la gravidanza questo va fatto. ma nell’ambito dell’applicazione della Legge, nulla di meno, nulla di più.

Sulle droghe, non rinunceremo a contrapporre alla logica proibizionista le ragioni pragmatiche e non ideologiche di chi chiede un cambio di direzione, non solo in Italia. Di chi denuncia che in decenni di “lotta alla droga” condotta in nome della proibizione si sono spese nel mondo cifre da capogiro (soldi dei contribuenti) senza ottenere alcun risultato, se non quello di riempire le carceri di tossicodipendenti e i conti correnti delle narcomafie o dei talebani.

Caro presidente, sappiamo benissimo quale sia l’orientamento prevalente nella Cdl su questi temi. Ma sappiamo anche altre due cose: la prima è che questi temi non rappresentano vincoli né di maggioranza né di governo (come tu stesso hai ribadito nella conferenza stampa in cui
abbiamo presentato la nostra nuova formazione politica). La seconda, e più importante, è che in molti vogliono votare o continuare a votare la Cdl per il suo programma di politica internazionale e di politica economica ma condividono sui temi della laicità e delle libertà individuali le nostre idee e le nostre posizioni e non quelle del Ministro Giovanardi (persona che rispetto, perché trovo sinceramente convinto).
Noi vogliamo contribuire, anche qui, a far sentire a casa propria nella Casa delle Libertà, quanti, credenti o no, vogliono votare per Berlusconi Presidente senza ritrovarsi sostenitori di uno schieramento confessionale.

Veniamo, per semplificare, ai temi di Governo.

Salto la politica internazionale, anche se molto si potrebbe dire. La salto perché noi riteniamo che in questo campo il Governo si sia comportano in modo eccellente, schierando con coerenza e continuità il nostro paese al fianco dell’asse anglo-americano nell’impegno per la difesa dal terrorismo fondamentalista e la promozione della democrazia. Contro l’ipocrisia di una sinistra che affollava le marce della pace, la pace insanguinata di Saddam, immagino. Voglio solo dire, Presidente, che è bene riflettere su quel numero dell’Economist di cui molto si è parlato a proposito della survey sull’Italia. Intendo dire sulla copertina e sull’editoriale di apertura: Why america must stay, perché l’America deve rimanere. Noi riteniamo che sarebbe oggi sbagliato dare l’idea di avere come unica priorità in Iraq quella del ritiro delle nostre truppe e non quello del successo del processo di democratizzazione.

Rimaniamo all’Economist e alla survey sul nostro paese. Sicuramente c’è un pregiudizio antiberlusconiano. Questo Governo nei cinque anni ha governato e riformato più di ogni altro …è sufficiente..no! noi siamo i primi a riconoscere i meriti del Governo Berlusconi e quindi a pieno
titolo siamo i primi ad esserne insoddisfatti. Non per quel che si è fatto e che il centrosinistra vorrebbe sfasciare (Biagi -disoccupazione 7.7%- , pensioni, scuola, Devolution, riduzione aliquote…anche ai più ricchi, fallimenti…giustizia), ma per il molto che ancora bisogna fare e fare con urgenza e radicalità.

Presidente, possiamo continuare a parlare di buono scuola e di buono sanità?

Presidente, possiamo proporre, come componente del centrodestra, la flat tax?

Possiamo dire che siamo a favore della direttiva Bolkestein, in Europa e in Italia?

Possiamo dire che gli imprenditori italiani, in particolare quelli piccoli e medi temono più l’Italia della Cina. Temono più gli ostacoli burocratici, e l’ossessione normativa che non i concorrenti. Potremo dire che la 626 ha più a che vedere con l’accanimento normativo che non con la salubrità e la sicurezza del lavoro, che possono essere ottenute senza gravami insensati? Potremo dire che l’emersione delle imprese passa anche attraverso questi provvedimenti di semplificazione?

Proprio a partire dalla Cina, nel suo libro “Rischi fatali”, un libro che trovo intelligente di cui pure non condivido il rischio di un richiamo al protezionismo tanto forte quando alla lunga perdente per
l’Europa e l’Italia, il Ministro Tremonti ha lanciato una provocazione: “prevediamo che per cinque anni ogni iniziativa economica è libera, escluso solo ciò che è vietato dalla legge penale”. Con tutti i
distinguo che si possono fare, mi sembra una nuova e buona ipotesi di lavoro.

Possiamo dire che per il sud, oltre ad altre cose, come le infrastrutture e la lotta alle mafie, serve una terapia shock fatta di azzeramento delle tasse sulle imprese per almeno otto, dieci anni e, allo stesso tempo, una maggiore libertà contrattuale nel mercato del lavoro, cioè cancellazione dell’articolo 18 per tutti i nuovi assunti e norme che rendano più agevole di sottrarsi alla tirannia del Contratto Collettivo di lavoro?

Queste non sono fughe in avanti, ma possibili e concretissimi contenuti programmatici. La riduzione delle tasse per le imprese al sud va negoziata con Bruxelles, lo sappiamo benissimo. Cinque anni fa sotto la spinta del Presidente di Confindustria Antonio D’Amato il Premier
Giuliano Amato (..scusate, ma possibile che nessuno a sinistra, penso a persone di valore come Letta e Bersani, ammetta l’enorme differenza che c’è la finanziaria rigorosa e per nulla elettoralistica di Berlusconi/Tremonti e quella pessima ed elettoralistica di Amato/Visco?… se nessuno vuole ricordare che la finanziaria del Governo Amato del 2000 fu il vero inizio nel deterioramento dei conti pubblici, e si era ancora in un periodo di vacche grasse, lo ricorderemo noi. Amato entrerà negli annali per la finanziaria più coraggiosa degli anni novanta, quella del ’92 sostenuta dai radicali e osteggiata dai sindacati, e per la finanziaria peggiore, quella del 2000)

Dicevo: cinque anni fa Giuliano Amato si presentò con la richiesta di una drastica riduzione della tassazione sul reddito di impresa, ma lo fece senza convinzione e il Commissario Monti, persona di grande equilibrio a cui va tutto il mio apprezzamento, non poté che dire no. Ebbi modo didiscuterne con Monti stesso e con altri. Sono convinto che oggi il tema possa essere ripreso e che se si va a negoziare con convinzione, visto che molte cose sono cambiate in Europa, a partire dall’allargamento, si può ottenere che una riduzione fiscale generalizzata su un territorio così vasto che vale assai più di interi paesi dell’Unione non venga fatta ricadere sotto la fattispecie degli aiuti di stato.

Quanto alla cancellazione dell’articolo 18 per i nuovi assunti al sud lo propose perfino la Uil. Più in generale, se nel ‘94 il Governo Berlusconi avesse saputo portare fino in fondo la proposta di superare il contratto collettivo nazionale, oggi le cose sarebbero diverse e migliori.

Così come se D’Alema e Cofferati non avessero riempito le piazze sbraitando contro il massacro sociale a proposito della riforma delle pensioni Dini/Berlusconi, la cui realizzazione (invocata troppo tardi dallo stesso Romano Prodi….) avrebbe avuto effetti straordinariamente
benefici per i nostri conti previdenziali, senza commettere alcuna ingiustizia, anzi mitigando quello scontro generazionale che magari tra un poco finirà, ma solo perché le giovani generazioni avranno perso la sfida lanciata loro dalle corporazioni sindacali, che difendono la società duale nel mercato del lavoro e nella previdenza.

E’ vero che negli ultimi giorni anche Rutelli ha proposto di azzerare le tasse sulle imprese al sud per cinque anni. Senza rivedere anche il mercato del lavoro non sarebbe sufficiente, ma comunque il fatto che il presidente della margherita ne abbia parlato non è certo una buona ragione per non parlarne noi. Così come Rutelli ha fatto un’altra proposta interessante, quella di una cedolare secca del 12% sugli affitti. Oggi chi affitta una casa paga le tasse cumulando il reddito derivante dalla riscossione dell’affitto a tutti gli altri redditi, magari con aliquote sopra il 40 per cento. Ovvio che queste tasse, come le altre sulla casa, vengano fatte pagare agli inquilini. Io credo che prevedere che per tutti i nuovi contratti di affitto, magari – e dico
solo magari – stipulati rispettando alcuni standard riguardo il canone e la assoluta sicurezza del proprietario di tornare in possesso della casa al termine del contratto, si potrebbe prevedere una tassazione separata.

Vede Presidente Berlusconi, ho citato due esempi di proposte che sono state fatte da Rutelli. La cosa non deve scandalizzare: se una cosa è ragionevole, per noi, lo è indipendente dal colore di chi la propone. Ernesto Rossi diceva: “quando un fascista dice che piove e piove io gli dò ragione”, figuriamoci se non diamo ragione a Rutelli se quando piove dice che piove.

Ma c’è un fatto, caro Presidente, che queste cose la Margherita le può proporre, ma l’Unione non le farà mai. La Casa delle Libertà, invece, può proporle e può anche farle; perché ha il coraggio e la coesione necessaria. Perché è stata e deve rimanere la coalizione meno condizionata dai poteri insediati e conservatori, sul fronte del sindacato, delle corporazioni, dei potentati di altra natura. Questa è la differenza, ed è una differenza che gli italiani capiscono.

Il Presidente Prodi ha parlato della necessità di riforme radicali: bene, benissimo, siamo d’accordo! Ma il problema è che Prodi rischia sempre più di assomigliare ad Arafat, che quando parlava in inglese alla comunità internazionale usava parole e toni rassicuranti; quando parlava in arabo alle folle di Gaza agitava gli animi strizzava l’occhio ai fondamentalisti antisraeliani. Ai Big Talk della Margherita dice alcune cose; ai raduni della sinistra neo o post comunista o verde fondamentalista e girotondina ne dice altre. E alla fine al paese non dirà né le une né le altre. Lo stesso sull’Iraq: dà ragione a chi vuole restare e a chi se ne vuole andare.

Vede Presidente, io ho guardato con preoccupazione alcune reazioni alla ipotesi che Romano Prodi aprisse – e non lo ha fatto – ad una revisione dell’articolo 18 in cambio di un rafforzamento degli ammortizzatori sociali. Sarebbe un grave errore attaccarlo con le stesse accuse demagogiche di Cofferati e degli altri: “prodi vuole la libertà di licenziare”. No bisogna dire che il bilanciamento tra riduzione della protezione del posto di lavoro di alcune categorie di lavoratori e rimodulazione e rifinanziamento degli ammortizzatori sociali è esattamente quello che il Governo Berlusconi ha cercato di fare ed è stato fermato dagli attacchi della sinistra (e anche a causa di un po’ di “fuoco amico”). E che si appresta a fare in via definitiva nei prossimi cinque anni.

Bisogna dire che Prodi ha capito che le politiche giuste per il paese sono quelle liberiste del centrodestra; ma che Prodi e la sinistra fanno il doppio gioco, giocano su due tavoli, quello della city di Londra e quello di Piazza San Giovanni. Bisogna dire che noi abbiamo la credibilità per fare quelle scelte tanto ragionevoli quanto urgenti e che invece il motto della sinistra è “vorrei ma non posso”.

Non possiamo consentire che Prodi senza pagare dazio finisca per rappresentare liberisti e statalisti, corporativi e liberalizzatori. Accettiamo la sfida e rilanciamo. Noi abbiamo le carte alte in mano, loro stanno solo bluffando.

Ho sentito il Presidente della Camera sostenere che bisogna dire agli italiani che si deve tirare la cinghia. Non sono d’accordo. Bisogna dire agli italiani che c’è bisogno di coraggio ma che con le scelte coraggiose arriveranno i risultati. Noi lasciamo alla sinistra la politica della carestia, noi dobbiamo cambiare il paese per fare una politica della crescita. Che è possibile, anche con la Cina e con l’euro forte. Noi abbiamo fiducia nel mercato perché abbiamo fiducia nel paese, loro illudono che la soluzione dei problemi arriverà da ancora più Stato e quindi più tasse.

Signor Presidente e cari amici, non ho parlato di elezioni, di liste elettorali e neppure di candidature. Noi abbiamo ben presente che la politica si può fare in modo incisivo solo a partire dalla presenza nelle istituzioni. Come dice la Thatcher: “nessuno parlerebbe del Buon Samaritano se avesse avuto solo buone intenzioni. Aveva anche quattrini”. I quattrini, per parlar chiaro, in questo caso sono soprattutto i posti in parlamento. Noi abbiamo scelto di scommettere, con convinzione e fiducia, su Silvio Berlusconi come unico possibile leader di una possibile Italia più liberale. Siamo certi che la nostra fiducia verrà ripagata con altrettanta fiducia. Sul come presentarci alle elezioni avremo tempo, non troppo ma abbastanza, per decidere nell’interesse della coalizione e di Forza Italia e nell’intento di assicurare il massimo di apporto nostro, durante e dopo la campagna elettorale.

Signor presidente, la Cdl non può correre il rischio di lasciare al centrosinistra, né la bandiera di una moderna laicità della politica e delle istituzioni, né tanto meno la bandiera del liberismo, delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni.

Per loro sarebbe solo una bandiera da sventolare dietro le bandiere rosse, dietro i vessilli dello stato paternalista, al più dietro lo stendardo di una tecnocrazia senz’anima.

Per noi deve essere la bandiera da mettere prima delle altre. La bandiera del mercato, la bandiera “americana” dell’innovazione, della fiducia nella libertà e nella responsabilità degli individui.

I salmoni sono nati per questo e per questo vogliono nuotare controcorrente.

Grazie


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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