I sommersi e i salvati

Di Marianna Mascioletti

Il clima non aiuta, oggi, a sentirsi felici. Nemmeno l’attualità. Si apprende da Internet e dai telegiornali che Adriano Sofri è stato operato d’urgenza ed è in rianimazione.

In macchina, guidando verso un cielo né grigio, né nero, né viola, un cielo di piombo, che fa dimenticare la clemenza, nella mia mente prende forma un titolo di cinque parole. Non farina del mio sacco, no: Dio mi guardi dalla “creatività” negli ultimi tempi abusata, nominata invano, presa a pretesto, considerata panacea di ogni male e miniera di intelligenza; Dio mi preservi da quella “creatività” la cui innocenza è ormai perduta.

“I sommersi e i salvati”, ecco quello che penso. I sommersi e i salvati. Non riesco a scacciarlo dalla testa, mi sembra impresso indelebilmente in quel cielo che fa paura.

Sofri che forse sta per essere definitivamente sommerso, con l’acqua alla gola, per non aver voluto fare il furbo, per aver scelto di scontare la sua pena, giusta o ingiusta che fosse, fino in fondo. Finché morte non li separi, lui e la sua catena. Capro espiatorio di un periodo che tutti fingono di non ricordare e che nessuno, però, può dimenticare.

Il Partito Radicale che sta per affondare, stritolato da una gerarchia di burocrati il cui unico sport sembra essere il “tu sì, tu no, tu sì, tu no”: escludere più persone possibile e difendere, senza averne mai capito un cazzo, una presunta “ortodossia” radicale.
Pannella che, se non sta attento, da capitano coraggioso qual è, affonderà in quella barca, mentre chi fa il furbo a sue spese camperà alla grande.

Eccoli, i sommersi. Proprio quelli che forse sarebbe necessario salvare. Ma nessuno ci pensa, ognuno per sé. Loro dovranno affidarsi ad un’incerta Provvidenza, per sperare di trovare ancora una volta una scialuppa che li salvi dal mare in tempesta. Dal cielo scuro, sempre più scuro e sempre più spietato. Dall’indifferenza degli ignoranti, dalla cattiveria degli stupidi, dalla crudeltà dei furbi.

Marianna Mascioletti


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