Marco Taradash: «Il Polo rischia di sembrare la cinghia di trasmissione tra il Vaticano e le Camere»

Intervista a Marco Taradash di Livia Michilli su Corriere della Sera

«Speciale convergenza» e «attiva collaborazione», recitava la nota congiunta dopo la visita di Berlusconi al Papa. «Che c’è di scandaloso?», dice Marco Taradash. Eppure lui, radicale di lungo corso e portavoce dei Riformatori liberali (i compagni di Pannella passati nel centrodestra), di fronte a cotanto feeling avvisa gli alleati : «Sarebbe paradossale che la Cdl desse l’impressione di aspirare a essere la cinghia di trasmissione delle posizioni e della volontà delle gerarchie ecclesiastiche in Parlamento». Teme uno schiacciamento sulla linea papista?
«Ma quale linea papista! Trovatemi un presidente del Consiglio che non si sia proclamato cattolico e alleato del Vaticano, a parte forse Spadolini».
E come la mettete con la proposta di Storace di introdurre volontari antiabortisti nei consultori?
«Mi va bene purché si rispetti la legge 194: se vogliamo offrire un servizio in più alle donne, d’accordo. Ma se è un’invasione nella sfera della libertà individuale, allora diventa fuorilegge e intollerabile».
Berlusconi ha detto che il Concordato non è in discussione .
«Non è un tema all’ordine del giorno e Boselli, tirandolo fuori, fa un regalo al mondo clericale».
Ma lei non lo considerava uno strumento illiberale?
«Se vivessi nell’astrazione anch’io vorrei abolire il Concordato, ma siccome faccio politica dico che parlarne ora peggiora la situazione; dopo il referendum sulla fecondazione lo Stato è in una posizione di debolezza rispetto alla Chiesa».
È d’accordo con chi ritiene gli interventi della Cei un’ingerenza nella vita politica italiana?
«La Chiesa esercita pressioni legittime, ma è difficile stabilire quando diventano ingerenze: lo sono le indicazioni di voto su un referendum. Il problema vero però è la debolezza della politica, che discute del sesso degli angeli invece che dei problemi seri».
Tipo?
« Due punti fondamentali del nostro progetto sono il divorzio veloce e il riconoscimento delle coppie di fatto, soprattutto quelle omosessuali ».
Crede che la Cdl li inserirà nel suo programma?
«Non mi pare siano tutti contrari, vedremo di convincerli».
Convincere Buttiglione e Calderoli sui Pacs per i gay?
«Sappiamo che su certi temi siamo in minoranza, ma non intendiamo rinunciare alla nostra diversità».
Altrimenti ve ne andrete?
«Non è questione di prendere o lasciare. Abbiamo molte ragioni per stare nella Cdl e siamo convinti di interpretare le ragioni di milioni di elettori liberali, cattolici o non. La convivenza è possibile e necessaria».


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