Lo strappo costituzionale

Di Enrico Gagliardi

Solo un questione di tempo: a breve la nostra Carta Costituzionale verrà stravolta da una riforma disastrosa, priva di senso ma soprattutto orchestrata da chi competenze costituzionali non ne ha mai avute. La cosa più grave è che tali modifiche arrivano sotto il quasi totale impulso di un partito piccolo e dalla cultura politica francamente opinabile. Dunque una maggioranza sciagurata consegna all’Italia una Carta Fondamentale totalmente stravolta sotto molti punti di vista. Sia chiara una cosa: non è mia intenzione associarmi alle polemiche strumentali e prive di senso dell’attuale opposizione: quelli che infatti oggi gridano allo scandalo, che si atteggiano a massimi esperti del costituzionalismo moderno, sono i medesimi che nel 2001 con una maggioranza abusiva (ricordarlo è sempre cosa buona e giusta) hanno dato il via alla dissoluzione totale della Costituzione con la modifica del Titolo V. Quando ho iniziato la facoltà di legge, avevo della Carta Fondamentale una concezione quasi mistica, ero convinto che fosse perfetta e dunque immodificabile. Massima stima provavo anche per i noti Padri Costituenti: con il tempo invece mi sono accorto che né l’una né gli altri dovevano essere giudicati in questo modo. Ho capito, per esempio, che alcuni giuristi, considerati in quasi tutte le facoltà di giurisprudenza, veri e propri alti sacerdoti del diritto erano invece goffi e maldestri apprendisti stregoni dello stesso (penso a Mortati per capire il quale basterebbe leggersi la sua opera, scoprendo così quale concezione distorta e strumentale della legge possa aver propugnato); ho capito che in realtà la Costituzione, dopo anni di applicazione e vigenza, è emendabile, anche in maniera profonda: ma non così! Non in questo modo! Non con questi esponenti politici! Dopo tale riforma saranno cambiati più di 50 articoli e dunque gli aspetti principali della stessa Costituzione: siamo davvero sicuri che l’attuale maggioranza abbia le capacità tecniche per mettere mano alla nostra tradizione giuridica? Possiamo davvero permetterci il lusso di affidare la nostra storia a Calderoli ed amici? La mia risposta è senza dubbio “no” ma credo che, chiunque si ponesse davanti alla nuova Costituzione in maniera scevra da condizionamenti politici, risponderebbe nello stesso identico modo. Sono tantissimi i difetti e le storture che nasceranno dai cambiamenti di questi giorni: molti riguardano la nuova figura del premier, altri quella del Presidente della Repubblica altri ancora la nuova composizione della Corte Costituzionale: insomma verrà fuori un pessimo ibrido che non ha precedenti in nessun altro ordinamento giuridico occidentale. La Costituzione non è un dogma intangibile: può essere modificata ma in maniera armonica e non a colpi di maggioranza. Che tristezza vedere come tutta la classe politica indistintamente sia caratterizzata da una così palese pochezza dal punto di vista politico. In un paese migliore si sarebbe pianificato un discorso serio, costruttivo tra maggioranza ed opposizione. La soluzione più auspicabile, se l’intenzione era quella di modificare radicalmente la Carta Fondamentale, sarebbe stata quella dell’assemblea costituente, votata da tutti: certo, una scelta impegnativa, dura, caratterizzata da un cammino senza dubbio più difficile ma sicuramente più consona ad una materia così importante che coinvolge tutti, perché la Costituzione è di tutti. Insomma ancora una volta la classe dirigente ha perso una buona occasione (ma, per la verità, non ci si è meraviglia più di tanto della cosa) per dimostrarsi degna di un passato, pur con le sue contraddizioni, tutto sommato glorioso: quello dell’assemblea costituente la quale ci ha affidato un documento scritto con l’impegno e la passione per la libertà e l’antifascismo. Per fortuna però è la stessa Costituzione, messa così a dura prova, ad avere al suo interno gli anticorpi per difendersi da gesti sconsiderati; mi riferisco al referendum che presto chiamerà gli italiani alle urne: a quel punto avremo il polso della situazione e sapremo se il popolo ha digerito questo abominio giuridico.


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