Liste bloccate? No, grazie!

Di Galgano Palaferri

La riforma elettorale approvata dalla Camera e in discussione al Senato prevede una modifica del sistema di voto con il ritorno al sistema proporzionale corretto con premio di maggioranza alla coalizione vincente (premio assegnato su base nazionale per la Camera dei Deputati e Regionale per il Senatio della Repubblica), con soglie di sbarramento ma soprattutto con liste chiuse e, per così dire, bloccate. Ed è proprio su quest’ultima norma il tema di questa mia riflessione. Tale norma porterebbe senza alcun dubbio ad uno svuotamento dell’idea della rappresentanza in Parlamento propria della dottrina liberale, dal momento che l’elettore non voterebbe il suo candidato ma la lista. E ciò, necessariamente, comporterebbe una seria disfunzione nel sistema della rappresentanza e nel rapporto tra elettore ed eletto. C’è da dire che nella tradizione liberale il “partito” è un club che si riunisce in vista del voto ed è un luogo di elaborazione e di confronto di tesi politiche. Ora,queste due concezioni,per quanto a tratti distinte, non ledono l’idea fondamentale del partito come cerniera tra le istituzioni e la società se il partito è inteso, naturalmente, come mezzo e non come fine. Dal voto nasce la rappresentanza dell’individuo e, dunque, qualunque provvedimento che comprometta il rapporto tra il cittadino elettore ed il suo rappresentante, non può che suscitare la nostra perplessità. C’è infatti il pericolo reale di una oligarchia partitocratica che,perpetuando sé stessa,impedisca una vita democratica autentica. A destra come a sinistra. Una norma quindi profondmente illiberale e antidemocratica, con profili di incostituzionalità, e che per metterà alle segreteria di partito di decidere in totale autonomia e senza controllo alcuno da parte dei cittadini elettori che non avranno alcun voce in capitilo nel meccanismo di selezione degli eligendi, di fal eleggere degli yesman, dei signorsì. Sarà la fine degli spiriti liberi, delle coscenze critiche, di chi ragiona con la propria testa. Per carità, questo non è l’elogio di Follini o di chi vuole usare il proprio voto a mo’ di clava o come potere di ricatto. E’ un preciso diritto di ogni eletto di dissentire su specifici temi anche dall’opinione del partito di riferimento. E’ sempre successo, è il sale della democrazia. Non si può e non si deve pensare allo stesso modo su tutto. Solo che così sarà sempre più difficile trovare degli "spiriti liberi", persone che pensano, riflettono e decidono secondo coscienza. E noi cittadini, non potendo più scegliere, saremo sempre più sudditi. Ma tutto ciò non è che nell’interesse delle oligarchie e delle segreterie di partito che in un colpo solo potranno liberarsi dei meno allineati, dei "fini pensatori", sale di ogni democrazia e di ogni sistema liberale che si rispetti. Ecco perchè questo silenzio "assordante" su tale tema da parte di tutti. Meditate gente, meditate!


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