E’ una devolution o una dissolution? Dibattito tra riformatori e riformisti

Calderisi e Taradash Dal “Il Riformista”

Caro direttore. Ci spiace che l’articolo di prima di prima pagina del Riformista di martedì 15 novembre (“Il federalismo fa buchi, figurarsi la devolution) contenga analisi e giudizi così inesatti e grossolani sulla devolution, in linea con la campagna di delegittimazione e di mistificazione dei contenuti della riforma costituzionale della Cdl messa in atto da gran parte del centrosinistra e da molti opinionisti schierati. La devolution che – secondo iI Riformista – è “roba da far tremare le vene ai polsi”, assegna alle Regioni, nella sostanza, ciò che esse già oggi hanno in materia di sanità, istruzione e polizia locale. D’altro canto la riforma della Cdl pone rimedio ai guasti causati dalla modifica del titolo V – questa sì una dissolution – approvata dal centrosinistra alla fine della scorsa legislatura. Questo giudizio non è solo nostro ma lo abbiamo riscontrato anche nelle affermazioni di un costituzionalista come Augusto Barbera nella sua intervista al Sole 24 ore del 17 ottobre 2004 (quando la Camera stabilì il testo definitivo della riforma): ” …Il testo della Cdl, anche se è spesso contorto e farraginoso, è attento alle esigenze unitarie e si muove nella prospettiva di un regionalismo forte, adeguato alla realtà italiana. E’ paradossale, ma bisogna riconoscere che è toccato a un ministro leghista come Roberto Calderoli rimediare ai pericoli per l’unità nazionale del federalismo sgangherato del Titolo V dell’Ulivo. Di cui, tra l’altro, nel centro-sinistra si fa a gara per disconoscerne la paternità. Con il recupero dell’ interesse nazionale, l’introduzione della clausola di supremazia e la riattribuzione alla competenza statale di materie come i trasporti e l’energia si sono salvaguardate le esigenze unitarie. Sostenere che si è fatta la devolution è propagandistico quanto I’accusa che questa spacca il paese. La polizia regionale è solo amministrativa. Le norme generali sull’istruzione e sulla sanità sono di competenza dello Stato…”.

Si può legittimamente essere contrari alla riforma della Cdl (come lo è lo stesso Augusto Barbera), ma dal Riformista ci aspetteremmo, come d’abitudine (vedi gli articoli di Ceccanti), un contributo alla discussione più aderente alla realtà e ai contenuti effettivi della riforma. Anche noi abbiamo criticato alcuni punti specifici della riforma della Cdl che sono, in gran parte, quelli che non entrerebbero in vigore subito ma solo dopo il 2011 (compreso lo strabordante potere di veto del Senato, previsto dalla riforma anche grazie al contributo teorico fornito in tal senso dal senatore Bassanini). Ma ci opponiamo con fermezza all’opera di mistificazione e falsificazione dei suoi contenuti che ha impedito di correggere e migliorare il testo della riforma nel corso dell’esame parlamentare e che impedirebbe al paese di “conoscere per deliberare” quando sarà chiamato ad assumere una decisione di enorme importanza nel referendum confermativo: modificare la Carta del 1948 (consentendo eventualmente al prossimo Parlamento di correggere e anticipare alcuni aspetti della riforma che entrerebbero in vigore solo nel 2011) oppure conservarla così com’ è (compreso il federalismo sgangherato del titolo V dell’Ulivo”) per molti altri lustri ancora, come inevitabilmente accadrebbe con la vittoria dei no, con buona pace delle esigenze di modernizzazione di cui il paese ha bisogno.

Peppino Calderisi e Marco Taradash

Cari Calderisi e Taradash, è difficile identificare I’opposizione del Riformista alla devolution con la propaganda secondo la quale essa è troppo ampia in senso quantitativo. Badate bene: come voi stessi spiegate nella lettera, questa propaganda la fa anche la Lega, per vantarsi che è andata oltre la riforma del Titolo V e non solo il centrosinistra, per lamentarsene con toni apocalittici. Su questo siamo d’accordo, e non da oggi. Ciò però non significa che il testo risolva i problemi lasciati aperti dal Titolo V né che migliori la situazione: questo è il nostro dissenso altrettanto franco.

Vediamo infatti nel testo una pericolosa incertezza sul  cosiddetto federalismo : alcune parti fanno delle affermazioni su scuola e sanità mentre altre affermano cose diverse sulle medesime materie; e Ia sede di cooperazione prevista per risolvere questo intrico, che dovrebbe essere il Senato, invece che funzionare da raccordo tra centro e periferia è disegnato per ostacolare la governabilità nazionale; infine non c’è nessun rapporto tra competenze enunciate e federalismo fiscale, con il rischio che gli effetti perversi segnalati dalla recente sentenza della Consulta sui conti pubblici possano essere decuplicati. Nel migliore dei casi, la riforma è dunque un’occasione sprecata che rinvia i problemi; nel peggiore è un ulteriore aggravamento di contraddizioni e ambiguità su un terreno già segnato dai problemi aperti dalla riforma frettolosamente varata nella legislatura del centrosinistra.

In entrambi i casi va perciò bocciato. Certo, sempre usando gli argomenti di merito e non quelli propagandistici; certo non concedendo nulla ai conservatori, ai sacralizzatori fuori tempo della Costituzione del ’48, a chi vede in ogni tentativo di riforma della Costituzione un mito pernicioso. Ma certamente senza nascondersi la realtà. E la realtà è che mentre la Germania, paese federalista per eccellenza, fa passi indietro per correggere i rischi di paralisi del sistema legislativo e di anarchia della spesa pubblica, noi stiamo facendo un passo avanti verso la ingovernabilità di un paese già di difficile governabilità e di spesa pubblica allegra. Questi stessi argomenti dovranno essere ripresi nella prossima legislatura, per dimostrare che un’altra riforma è possibile. Il Riformista sl augura che maggioranza e opposizione siano finalmente capaci di .farlo insieme questo lavoro, dopo le forzature di questa legislatura, in cui i cambiamenti della Costituzione sono stati usati come un patchwork per soddisfare questa o quell’altra componente della maggioranza, e non in un quadro di riforma organica della forma di stato e della forma di governo.
Se questo avverrà, cari Calderisi e Taradash, ci sarà bisogno anche della vostra
competenza. Con voi abbiamo in comune molte cose, a cominciare dalla tendenza a non intrupparci in logiche rigide di schieramento. Se si riuscirà ad evitare la rigida riproposizione della divisione tra maggioranza e opposizione sul terreno delle regole, potrà essere possibile rítrovarsi almeno sull’esigenza di modernizzare il paese. Dopo aver bocciato nel referendum questa riforma sbagliata.

Antonio Polito


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