Riforma della Costituzione

Peppino Calderisi, Coordinatore dei Riformatori Liberali: La “dissolution” e’ quella del “federalismo sgangherato  del titolo v dell’ulivo” a cui la riforma della cdl pone finalmente rimedio.

La modifica della seconda parte della Costituzione – attesa da più di vent’anni – è indispensabile per modernizzare le nostre istituzioni. Occorre munire il paese di quegli stessi strumenti di cui le altre democrazie occidentali dispongono da tempo per affrontare in condizioni di parità con gli altri paesi le grandi sfide che i tempi ci impongono sul piano dei rapporti internazionali, dell’economia e del diritto interno. Il centrosinistra si è rifiutato di scrivere assieme alla CdL la riforma della Costituzione, nonostante il centrodestra avesse abbandonato il presidenzialismo scegliendo la forma di governo del premier, cioè proprio il modello proposto da Prodi, Ds e Margherita.

Il centrosinistra si è opposto e si oppone alla riforma non per il merito della proposta ma per la natura del suo proponente, la Casa delle Libertà, costituita da forze che non hanno scritto la Carta del 1948 e non hanno fatto parte del cosiddetto “arco costituzionale”. Da qui deriva la scelta della delegittimazione e della mistificazione dei contenuti della riforma da parte del centrosinistra, con il lancio di accuse del tutto prive di fondamento, come quelle che la “devolution” disgrega l’unità d’Italia e il premierato realizza la “deriva plebiscitaria” e la “dittatura del premier”.

Ma la “dissolution” e i pericoli per l’unità nazionale sono proprio quelli prodotti dal “federalismo sgangherato del titolo V dell’Ulivo” (come affermato testualmente dal costituzionalista ds Augusto Barbera in un’intervista al Sole 24 ore del 17ottobre 2004), a cui la riforma della CdL pone finalmente rimedio. E il premier non diventa affatto un dittatore ma rimane ancora debole rispetto ai poteri di cui dispone il capo dell’esecutivo nelle altre democrazie parlamentari.
I difetti della riforma della CdL sono, semmai, di natura opposta – eccessi di timidezza e lentezza – rispetto alle denunce strumentali del centrosinistra e degli opinionisti schierati. Difetti a cui bisognerà eventualmente porre rimedio anticipando alcuni aspetti della riforma come le norme “antiribaltone” e la modifica dell’ “assurdo e ingombrante” bicameralismo paritario rinviati al 2011.
Sulla riforma della Costituzione si gioca dunque una partita di enorme importanza: la modernizzazione delle nostre istituzioni oppure la conservazione della Carta del 1948 a cui il centrosinistra vuole condannare il Paese per molti altri lustri.


Comments are closed.