Košovo: voci contrastanti in attesa dei negoziati

Di Luca Martinelli

Il quotidiano serbo Blic, in assenza di conferme ufficiali, afferma che il Governo serbo avrebbe ottenuto di recente l’uso di un satellite segreto da parte di Israele per controllare il Košovo, regione a maggioranza albanese formalmente sotto la sovranità di Belgrado, ma de facto amministrata dall’Onu fin dal 1999. Secondo Blic, l’accordo per l’utilizzo del satellite sarebbe stato formalizzato dall’ex-Ministro della Difesa Prvoslav Davinić – successivamente costretto alle dimissioni a causa di uno scandalo finanziario – in cambio della promessa di pagamento a Israele di un canone di 45 milioni di dollari, una cui prima tranche risulta versata nei giorni scorsi. Il giornale riferisce che il negoziato sarebbe stato condotto dal governo del premier Vojislav Koštunica nella massima riservatezza, fino al punto di tenere all’oscuro della cosa lo stesso Presidente serbo (e rivale di Koštunica), Boris Tadić. Quest’ultimo – prosegue il quotidiano – ne sarebbe venuto a conoscenza durante una recentissima visita in Israele, restando di sasso. Il Košovo è al centro del resto di innumerevoli voci e speculazioni in questi giorni a Belgrado, dato l’imminente avvio dei negoziati internazionali per l’indicazione del suo status definitivo. Già il 26 Ottobre scorso si è avuto una riprova di quanto sia temuta a Belgrado la soluzione indipendentista. Il Presidente sloveno Janez Drnovšek ha infatti appoggiato l’indipendenza della provincia a maggioranza albanese-musulmana, da conseguirsi entro cinque anni. Questa affermazione ha portato ad un immediato raffreddamento delle relazioni fra Slovenia e Serbia Montenegro, segnando un netto passo indietro rispetto alla distensione in atto da alcuni anni. Molti analisti vedono dietro la presa di posizione di Lubiana una determinata “spinta” americana – confermata indirettamente da una visibile irritazione russa. La proposta di Drnovšek non è stata salutata con entusiasmo nemmeno dai kosovari, che auspicano tempi più brevi per l’indipendenza della regione-protettorato. La stampa locale serba ha avanzato in settimana anche l’ipotesi che l’eventuale perdita della regione possa indurre alla fine le autorità serbe a reagire, sobillando la volontà di distacco dalla tormentata Bosnia-Erzegovina della “Republika Srpska” (entità a maggioranza serba in territorio bosniaco). Una voce che tuttavia fonti governative belgradesi hanno immediatamente e categoricamente smentito. Altri analisti occidentali si concentrano invece sul futuro del Montenegro, dal 2003 entità federata alla Serbia e che molto probabilmente nel 2006 potrebbe decidere di sciogliere l’unione mediante referendum (come previsto dall’accordo fra i governi di Belgrado e Podgorica del 4 Febbraio 2003). Se dunque il Montenegro dovesse avviarsi definitivamente verso un destino totalmente indipendente dalla Serbia, un compromesso basato sull’autonomia del Košovo in ambito serbo si farebbe ancor meno probabile. Ma la reazione a catena potrebbe seguire anche il corso inverso: se al Košovo verrà riconosciuta l’indipendenza (eventualità ancora remota al momento), ciò comporterà automaticamente un ulteriore strappo centrifugo di Podgorica. E’ dunque possibile che già dal 2007 la Serbia possa essere composta solo da sé stessa e dalla Voivodina, che al suo interno conta almeno 26 gruppi etnici diversi e ben 6 lingue ufficiali. Al momento questa regione autonoma non sembra avere particolari tendenze autonomistiche, anche se sotto traccia Novi Sad fa trapelare un minimo di auspici “europei”. Ed è proprio l’Europa la grande assente in tutto questo mosaico. La Slovenia neo-comunitaria ma fedele a Washington viene “usata” dagli Stati Uniti per portare avanti posizioni contrapposte a quelle russe, storicamente legate a Belgrado. Fra i due litiganti, il terzo (l’UE) non riesce a mettersi d’accordo sul futuro di una terra nel cuore di un’area martoriata e di sua “pertinenza” geografica…


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