Ici, enti religiosi e diritti civili dei cittadini

Di Daniele Arletti

L’Imposta Catastale sugli Immobili (o ICI) è una tassa introdotta nel 1992. In Italia chi possiede un immobile deve pagare l’ICI. Non si capisce per quale motivo sotterraneo la Chiesa Cattolica appartenente ad uno Stato straniero debba godere di continui privilegi e quindi non paghi alcuna tassa patrimoniale. Un altro privilegio si aveva in passato nella denuncia dei redditi per l’8 per mille che se non veniva dichiarata la destinazione anziché andare allo Stato, allora questo tipo di tributo veniva destinato automaticamente alla Chiesa cattolica. In altre parole un cittadino Italiano è sempre obbligato a pagare ogni tributo, mentre viene “regalato” ai vari istituti religiosi. Allora non parliamo più di principio di uguaglianza davanti alla Legge. L’articolo 7 della Costituzione afferma che “lo Stato Italiano e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Che siano indipendenti sta’ diventando sempre meno corrispondente alla realtà e progressivamente sempre più a spese dell’autonomia dello Stato. D’altro canto la Corte di Cassazione con sentenza n. 4645 del 2004 aveva escluso l’esenzione agli enti ecclesiastici per l’esercizio di attività di assistenza (sanitaria e scolastica) e quelle “oggettivamente commerciali”, cioè a scopo di lucro! Recentemente dopo continui tentativi di imporre tali soprusi dall’attuale maggioranza di Governo, è stata riproposta l’esenzione ICI per enti ecclesiastici, nell’attuale Finanziaria che verrà votata entro breve. E’ una lotta di resistenza contro chi è al Governo che garantisce certi privilegi! A questo punto ci chiediamo: “ Lo Stato Italiano è Laico, o sta’ diventando sempre più Teocratico, riportandoci indietro di decenni nella memoria storica per tornale al passato?”. In questo periodo il nostro paese è in profonda crisi economica che è l’espressione del fallimento della politica dell’attuale Governo. Uno stato responsabile dovrebbe cercare di incentivare ed aiutare le imprese che rappresentano il principale motore della nostra economia. Le imprese si indebitano con lo Stato e le banche, ma anche investono in capitale umano, quindi aiutano lo Stato a ridurre la disoccupazione ed aiutano a rilanciare le attività produttive in continua discesa. La Corte di Cassazione con sentenza n. 20575 del 24 ottobre 2005 prevede che un’impresa fallimentare non è un bene per cui valga un criterio con priorità differenziate nel pagare l’ICI. Visto che lo Stato continua a far pagare pesanti tasse ai settori produttivi (aziende e lavoratori) dovrebbe essere normale prassi che quando tali settori vanno in crisi, debbono venir sostenuti prioritariamente dallo Stato, anziché imporre questa tassa perché significherebbe far affondare le aziende. In questi casi lo Stato dovrebbe farsi carico, per esempio con stanziamenti per le aziende fallimentari ed almeno ridurre la tassazione sull’ICI ed aiutare le imprese già in evidente stato di gravi difficoltà. In che modo lo Stato garantisce il lavoro ai cittadini Italiani? L’articolo 1 della Costituzione dice che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Facciamo alcune considerazioni su questo articolo: 1) E’ ancora fondata sul lavoro. Quale? Quello precario, flessibile, interinale, o ancora … quello altrui? Il lavoro è un diritto e non un privilegio, ma tutti devono essere consci del valore, per sé, per la famiglia e per la collettività. 2) Democratica o sempre più Teocratica? 3) E’ ancora una Repubblica e quanto durerà? Non poniamo limiti alla provvidenza… direbbe qualche cattolico. Chi rimane stritolato nei meccanismi contorti ed astrusi del sistema fiscale? Il povero cittadino, i più anziani, le categorie deboli: queste dovrebbero essere le prime categorie ad essere protette dallo Stato! Si è appreso da poco dal Movimento di difesa del Cittadino (o MdC) che a Genova la società di recupero crediti GESTLINE iscrive ipoteche e pignoramenti per crediti irrisori rispetto al valore di un immobile. La cosa grave, come spiega il responsabile dell’Associazione MdC, è che il procedimento va avanti anche senza una lettera con ricevuto di andata e ritorno che può avere valore legale. Quindi, per poche centinaia di euro, come può essere la tassa ICI o la tassa TARSU (o tassa sui rifiuti), si autorizza una società come la GESTLINE ad iscrivere ipoteche con pignoramento di tutti i beni i immobili e successivamente vendita all’asta anche senza seguire la procedura di Legge prevista! Siamo in via di estensione di questi tributi, senza nessun controllo e nessun rapporto tra il bene sequestrato e la sanzione non pagata per i più disparati motivi! Chi dovrebbe tutelare i diritti lesi di questi cittadini? Dove vanno i risparmi di una vita di sacrifici della povera gente, degli invalidi, degli anziani? Non è pensabile di pretendere con richieste pressanti e violare il diritto al rispetto della proprietà. Non è possibile chiedere ai più anziani con crescenti problemi di memoria, ma anche difficoltà di arrivare a fine mese (dove tutte le speranze sono riposte nella CASA che gli si vorrebbe togliere), nonché gli ingenti costi sostenuti per la sanità sempre più onerosi. La vera priorità per lo Stato devono essere i cittadini, con i loro problemi che non riescono più a risolvere. Questo è un fatto grave di sopraffazione dei diritti dei cittadini che sta’ dilagando anche in altri comuni in Italia. Il vicepresidente Claudio Melchiorre di Adoc, denuncia episodi in cui i contribuenti hanno subito l’iscrizione di ipoteche anche per 300 euro. Francesco Avallone, vicepresidente di Federconsumatori, segnala l’iscrizione di ipoteca a Napoli per trattenute pensionistiche spettanti all’INPS. Saverio Ottaviani dell’Adusbef di Perugia segnala episodi di iscrizioni di ipoteche e pignoramenti per cifre irrisorie quali contravvenzioni di importi modesti o rate di TARSU non pagate. Noi giovani Radicali Socialisti, Democratici, Liberali e Laici Progressisti di Milano, con la “Rosa nel pugno”, come simbolo di unione, ci impegneremo per garantire i diritti civili e sociali dei cittadini, delle categorie deboli, chiedendo interventi urgenti e l’eliminazione di tutti i privilegi. Denunciano una situazione inaccettabile e porteranno avanti queste argomentazioni anche in Parlamento per risolvere problemi sociali di continua sopraffazione sostenuta con molta disinvoltura dall’attuale maggioranza di Governo.


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