Fiaccolata pro-Israele: grande partecipazione a Roma

Di Luca Martinelli

Ieri si è svolta a Piazza di S. Costanza, nei pressi di via Nomentana in Roma – dove ha sede l’Ambasciata iraniana in Italia – la manifestazione indetta da Giuliano Ferrara e da Il Foglio a sostegno di Israele, dopo le criminali affermazioni del Presidente iraniano Mahmud Ahmadinajad. Roma ha risposto compatta all’invito fattole dal Direttore de Il Foglio, portando in piazza circa 12.000 persone di tutte le età e di tutte le religioni. Alla manifestazione hanno aderito tutte le formazioni politiche, con la sola eccezione di Rifondazione Comunista – il cui leader Bertinotti ha però presenziato alla diretta di Rai Due in studio – e dei Comunisti Italiani. Presenti invece i Verdi con il loro leader Pecoraro Scanio. Numerose le adesioni dal mondo sociale, giornalistico, culturale. Centinaia le bandiere con la Stella di David, affiancate dai tricolori italiani e da alcune bandiere di formazioni politiche e sindacali (citiamo fra gli altri: Federazione Giovani Socialisti, PLI, Federazione Giovani Repubblicani, Radicali Roma, Radicali Firenze, UIL). E c’è chi non rinuncia alla bandiera americana. Ma la bandiera più significativa – e anche più apprezzata, a giudicare dai commenti dei manifestanti – è stato il vessillo iraniano, recante però il leone (simbolo del deposto Shah di Persia) al posto della mezzaluna (inserita dopo la rivoluzione khomeinista). Dopo l’introduzione della moderatrice Annalena Benini de Il Foglio, il primo ad intervenire è un applauditissimo Magdi Allam. “Da italiano, musulmano e laico – afferma la firma del Corriere della Sera – sono emozionato dalla vostra presenza”. Allam ha poi solo parole dure contro i suoi correligionari fanatici: “Il terrorismo di matrice islamica si basa sulla stessa ideologia negazionista e razzista su cui si basano le affermazioni rilasciate dal Presidente Ahmadinajad”. Concilianti invece le parole verso la classe politica italiana “che si è resa protagonista di una presa di posizione degna di una dirigenza matura”, ma che ci si augura che “continui sulla giusta strada: non è più possibile per l’Italia avere a che fare con Paesi che disconoscono Israele”, perché “riconoscere Israele significa contribuire alla realizzazione del progetto «Due popoli, due Stati»”. Prendono successivamente la parola la Presidentessa della Associazione “Amicizia fra i Popoli”, Emilia Guarnieri, che si definisce “orgogliosa di appartenere a questo popolo che ha saputo rispondere compatto a delle dichiarazioni odiose”. Successivamente è il turno del Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, che precisa: “La nostra non è una protesta contro l’Iran, né contro il popolo iraniano, di cui ammiriamo la civiltà. Perché noi, al contrario dei fanatici e dei fondamentalisti, non bruciamo bandiere”. Sono i manifestanti però il vero termometro dell’evento: c’è aria di tranquillità, le polemiche sembrano essere lontane mille miglia. E l’emozione è tanta. “E’ un momento storico”, afferma il 22enne Enrico. “E’ la prima volta che vedo tutta la classe politica unita nella difesa dello Stato di Israele. E’ straordinario”. Ironici i manifestanti del PLI, che attraverso il loro striscione si offrono di dare dello “stronzio” al Presidente Ahmadinejad, non potendo fornire “uranio arricchito”. Caustico il commento invece di Stefano, romano di 39 anni. “Dopo Madrid, siamo stati tutti madrileni. Dopo Londra, siamo stati tutti londinesi. Perfino dopo le Torri Gemelle siamo stati tutti americani. Ma «siamo tutti israeliani», dopo 57 anni di guerre, intifade e minacce, proprio non lo si riesce a dire”. Quasi a smentirlo però interviene Giuliano Ferrara, l’ideatore della manifestazione – replicata in diversi orari anche a Milano, Torino e Bologna – a chiudere l’evento gridando in farsi “Zen de bab Yisrael!” (“Viva Israele!”). E per meglio rimarcare le parole dell’Elefantino, da una parte della piazza giunge in risposta un fortissimo “Am Israel chai!” (“Il popolo di Israele vive!”). Dopo questo simpatico scambio, risuonano le note dell’Inno di Mameli e poi della struggente Ha Tikvah (“La speranza”), l’inno israeliano. Finita ufficialmente la manifestazione, al ritmo di musiche ebraiche giovani e meno giovani si uniscono in canti e balli, con trascinante euforia. La solidarietà con Israele ha vinto, le minacce dei giorni scorsi sono state seppellite dall’emozione della piazza: l’Iran è avvertito.


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