Archive | ottobre, 2005

“Date a Cesare ciò che è di Ce­sare ed a Dio ciò che è di Dio”

Di Piero Welby (Il Calibano)

In questi giorni di laparotomie esplorative effettuate, senza anestesia, sui corpi di laici, agnostici, evoluzionisti, deisti e dei pochi atei sopravvissuti allo sturm und drang di Colonia, per verificare la presenza del cancro anticlericale, sia nella forma relativista che nella esiziale variante ottocentesca, la frase più citata dai devoti dissezionatori, è la popolare pericope evangelica del “Date a Cesare ciò che è di Ce­sare ed a Dio ciò che è di Dio”. Nessuno sembra più ricordare l’altrettanto celebre “Non si possono servire due padroni” che, tradotta nella koinè Ruinese, vuol dire che il politico, la politicità deve essere intesa in modo tale che non si dia a Cesare quello che è contro Dio. Ma la “roba” di Cesare è “sterco del diavolo” o un desiderabile, ancorché mondano, confortevole optional al quale la maggior parte dei “clerici” non ha mai saputo rinunciare? La falsificazione scoperta nel 1440 da Lorenzo Valla della Constitutum Con­stantini, ( il fasullo documento sulla base del quale i pontefici rivendicavano il dominio della città di Roma e di tutte le pro­vince d’Italia e di Occidente); la falsificazione delle fonti ecclesiastiche fatta dai vescovi fran­cesi intorno alle cosiddette Decretali dello Pseudo Isidoro per rivendicare poteri e privilegi temporali; gli errori clamorosi e i riferimenti co­struiti appositamente nel celebre Liber Pontificalis attribuito a papa Damaso, e, come scrive Vincenzo Ferrone nel “Le radici illuministiche della libertà religiosa”, si potrebbe continuare con un lungo elenco di contraffazioni approntate ad arte per ribadire la presunta legittimità storica del dominio terreno del sovrano-pontefice, di prevaricazioni sanguinose nei con­fronti di quei pochi coraggiosi decisi a ribadire l’autonomia del giudizio storico, di alterazioni fraudolente della verità sto­rica per risolvere complicate controversie dottrinali, di veri e propri crimini contro l’umanità sistematicamente coperti dall’ oblio per volontà delle gerarchie ecclesiastiche (corsivo nostro) […]. Se Cesare è stato, in passato, abbondantemente saccheggiato, anche oggi è oggetto di numerosi espropri clericali: dal Sinodo dei vescovi è partito, nella persona del cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del pontificio consiglio per la famiglia, un attacco contro i politici che fanno scelte non in linea con i dettami della Chiesa, e Benedetto XVI ha affermato che non si deve bandire Dio dalla vita (pubblica). I dubbi e il sospetto di ingerenza del Vaticano nei, sempre più magri, pascoli di Cesare, avanzato da qualche “laico” (ormai la parola -laico- ha bisogno delle virgolette che la tengano insieme e le impediscano di svanire, come il gatto di Alice) sono stati accolti con un fuoco di sbarramento caricato con le palle incatenate di “la Chiesa Cattolica fa il suo dovere!”. Quale sia il “dovere” della Chiesa Cattolica è presto detto: un mondo dove le leggi del cristianesimo sono leggi della società e dello Stato. “ […] E’ ben noto il suo impegno affinché gli Stati non adottino leggi che contrastino il suo insegnamento sull’inaccettabilità, ad esempio, della limitazione delle nascite, del divorzio, dell’aborto, dell’eutanasia. Per la Chiesa lo Stato è buono e razionale solo se anche le sue leggi proibiscono questi comportamenti. Analogamente, uno Stato buono e razionale, secondo la Chiesa, non solo deve consentire alla religione cattolica di vivere e di svilupparsi, ma deve anche evitare di dichiararsi agnostico, indifferente, neutrale rispetto ad essa, perché in questo modo non impedirebbe, nella sua legislazione, comportamenti individuali e sociali contrari alla verità del cattolicesimo, e quindi non sarebbe uno Stato buono, razionale e giusto. Ma le leggi della fede cristiana possono diventare leggi dello Stato solo se sono previste sanzioni terrene contro chi le trasgredisce. Non esiste legislazione civile se, per il trasgressore, non è prevista una punizione in termini pecuniari, di reclusione o di interdizione dei diritti civili.” (E. Severino). Se le “Due Spade” sono impugnate dalla medesima sacra mano, a Cesare resta soltanto l’incombenza di legiferare sui motorini, l’ora legale, le targhe alterne e la chiusura dei centri storici. Troppo o troppo poco? Fate vobis!

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Attenzione: la cocaina non è “roba da ricchi”

Da Antiproibizionisti.it

ROMA, 10 ottobre 2005 – È in corso, da alcune settimane, in questo Paese una campagna giornalistica di disinformazione che mira a rafforzare e a consolidare nell’opinione pubblica la convinzione, del tutto infondata, che la cocaina sia ancora, come lo è stata in passato, la “droga dei ricchi”. Per ottenere questo risultato si enfatizzano pochi casi eclatanti, senza bisogno neppure che tra loro sia riscontrabile alcun tipo di analogia, affinché – attraverso il collaudato meccanismo che fa ricorso all’euristica della disponibilità – scatti quel riflesso semi-automatico che facilita per chi osserva l’associare il nome della sostanza in questione a un contesto e a degli attori non rappresentativi, in termini statistici, di quanto accade nella realtà. Chiunque abbia modo, direttamente o indirettamente, di sperimentare nella vita di tutti i giorni quanto la cocaina sia diffusa tra giovani e meno giovani di tutte le classi sociali o, più semplicemente, segua con attenzione le notizie di cronaca (soprattutto quelle che, di norma, non vengono riportate dai mezzi di comunicazione di massa), capisce bene che la manipolazione dell’informazione attualmente in corso non può essere casuale e appare anzi molto bene orchestrata. Senza volerci addentrare in un’analisi dietrologica futile e poco interessante, ci limitiamo a segnalare con preoccupazione quella che consideriamo una situazione grave e altamente allarmante. Come spesso diciamo in questi casi, non si tratta tanto – o soltanto – di un problema legato a una sostanza o alla diffusione dei casi di dipendenza dalla stessa, ma piuttosto di un intollerabile processo che ha come fine principale quello di nascondere la verità dei fatti sostituendola con una visione alterata delle cose. La storia ci insegna che non c’è limite alla deriva che può essere raggiunta per mezzo di tali, irresponsabili, condotte. A chi tutto ciò possa giovare nell’immediato non è difficile comprenderlo. Sensibilità e attenzione differenti, invece, sono necessarie per capire che il danno che ne consegue si ripercuoterà inevitabilmente e indistintamente su tutti noi.

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Proporzionale? No, grazie!

Di Galgano Palaferri

Corriere della Sera di oggi (8/10/05) pagina 3: “Il ritorno al proporzionale sarebbe un inutile e pericoloso salto indietro di dieci anni. Per rendere efficiente il nostro bipolarismo, invece, crediamo che sia necessario completare l’approdo verso un sistema compiutamente maggioritario”, questo ha dichiarato Matteo Colaninno, presidente dei giovani di Confindustria. “Sarebbe un disastro” ha commentato invece il vicepresidente Andrea Pininfarina, “abbiamo avuto il proporzionale per 50 anni e ancora ne paghiamo le conseguenze” ha detto Emma Marcegaglia, altra vicepresidente dei giovani di Confindustria. E noi che pensavamo di avere un Presidente del Consiglio che di mestiere prima faceva l’industriale. E perciò sognavamo l’avvento di quella rivoluzione degli industriali di cui parlavano Comte e Spencer due secoli fa. Che stolti! Forse l’Amor Nostro oggi veste i panni del Presidente Statista in salsa neo Dc. Ma noi non ci stiamo e chiamiamo tutti i Liberali alla mobilitazione. Perchè noi continuiamo ad essere per il maggioritario secco che significa 2 partiti, massimo tre: e tutti gli altri a casa! USA e GB insegnano. E finalmente i "sudditi" tornino ad essere "Cittadini". Altro che "Proporzionale" con lista bloccata, trionfo della partitocarzia, del trasformismo, degli yesman, ritorno della Prima Repubblica. Altro che Partito Unico, Casa Comune dei Moderati, Rivoluzione Liberale. non hopiù parole. Più che Casa della Libertà mi sembra "Gabbia della Libertà". E non possiamo neppure permetterci di votare per i "Prodinotti". Poveri noi, davvero. Costretti a votare CdL turandoci il naso xchè gli altri son pure peggio! Amici Liberali, quelli veri, è ora di farci sentire, di combattere per la vera LIBERTA’, per tornare allo spirito del ’94. siamo ancora in tempo: MOBILITAZIONE PERMANENTE, contro le sinistre ma anche e soprattutto contro i falsi liberali neo-democristiani. Perchè noi di morire democristiani (nonostante le barzellete del "Premier") non ne abbiamo voglia alcuna!

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I Teocon e l’agenda segreta di Ratzinger

Di Luigi Pavone

Secondo Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani, i teocon italiani, capeggiati da Pera e da Ferrara, sbagliano a vedere nell’attuale pontefice Ratzinger un valido compagno nel tentativo di legittimare lo scontro di civiltà tra Occidente cristiano e mondo islamico. L’agenda di Ratzinger – sostiene Capezzone – è molto diversa da quella dei teocon italiani. Al centro del pontificato di Ratginger starebbe infatti la battaglia ingaggiata contro il relativismo etico, la quale se per un verso contrappone il Cattolicesimo al Liberalismo, per altro verso non può non vedere positivamente l’intesa con l’Islam, a motivo del fatto che l’Islam costituisce una forza religiosa e politica che condivide gli stessi presupposti etici assolutistici della Chiesa cattolica. Credo di poter dire che la coalizione Cristianesimo/Islam – la coalizione che Pera e Ferrara non riescono a scorgere e che invece Capezzone crede di vedere – semplicemente non esiste. E tuttavia Capezzone ha ragione quando afferma che l’alleanza tra i c.d. atei devoti e i cattolici scricchiola, malgrado il successo ottenuto nel contesto dell’ultima campagna referendaria. Capezzone ha ragione soltanto formalmente, cioè per i motivi sbagliati. L’agenda di Ratzinger, è vero, prevede la lotta contro il relativismo etico, in tutte le sue forme. Ma proprio per questo – contrariamente a quanto sostiene Capezzone – include anche la lotta contro l’Islam. Che dal punto di vista della Chiesa cattolica, l’Islam – come d’altronde ogni altra confessione religiosa alternativa al Cristianesimo – sia una forma di relativismo non dichiarato, lo si capisce se si tiene in debita considerazione la natura dell’assolutismo etico della Chiesa cattolica, illuminato dalla concezione tomistica del rapporto tra Fede e ragione – in generale, è alla luce della filosofia tomistica che occorre interpretare ciò che la Chiesa cattolica intende per Dialogo interreligioso. L’assolutismo etico affermato dalla Chiesa cattolica ha carattere intellettualistico, legato com’è al concetto tradizionale di verità. Ciò che pertanto giustifica l’etica assoluta è la verità a cui i principi etici sono legati. Ma è il Cristianesimo la verità che la Chiesa avanza a fondamento della morale cattolica. E per conseguenza, tutto ciò che si colloca fuori della verità essenziale del Cristianesimo non riesce davvero a costituirsi come principio etico assoluto. Anche l’Islam, dunque, è una forma speciale di relativismo. Ma le pagine segrete dell’agenda Ratzinger – che Pera e Ferrara non vedono o fingono di non vedere – ci informano che l’alleanza con gli atei devoti è soltanto una strategia di breve periodo, che deve essere sostituita da una più profonda catechesi, volta a contrastare anche l’eresia e il relativismo di Pera e Ferrara, consistente nel considerare il Cristianesimo come prodotto culturale umano. Dal punto di vista della Chiesa cattolica, i tributi di Pera e Ferrara al Cristianesimo e all’Europa cristiana nascondono l’eresia di tutte le eresie: il disconoscimento della natura divina del messaggio evangelico. Sulle colonne del suo quotidiano, Ferrara seguita ad affermare che occorre uscire da una concezione del sapere umano in cui il linguaggio naviga in acque che non consentono attracchi all’essere. Questa ripresa a buon mercato del realismo non è forse la coscienza di un equilibrio precario?

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Comitato etico, ok a sperimentazione RU486

Da Corriere.it

TORINO – Il comitato etico regionale del Piemonte ha dato il proprio assenso alla ripresa della sperimentazione sulla pillola abortiva RU486, i cui studi erano stati sospesi dal ministro della Salute Storace. Il comitato etico ha accolto il protocollo modificato dall’ospedale Sant’Anna, che accoglie tutte le richieste contenute nell’ordinanza del ministero della Salute. PROGETTO-PILOTA PUÒ RIPRENDERE – «L’azienda ospedaliera comunicherà l’avvenuta approvazione al ministero, affinché revochi l’ordinanza di sospensione», ha detto l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Mario Valpreda. «A brevissimo termine il progetto pilota potrà riprendere. Resta lo sconcerto per i rilievi mossi a un protocollo che già prevedeva amplissime garanzie mediche e sanitarie per le pazienti e che era stato avallato dall’università e dal primariato ospedaliero. Tutto ciò solo per introdurre nel protocollo la clausola del ricovero per tutta la durata del trattamento, che va contro le più moderne acquisizioni della medicina secondo cui è auspicabile ridurre la permanenza in ospedale». TRE GIORNI DI RICOVERO – Il nuovo protocollo richiede infatti almeno tre giorni di ricovero, per cui l’ospedale dovrà reperire i letti, che dovranno essere sottratti alle attività ordinarie. Sarà inoltre necessario ristampare la modulistica e riorganizzare i turni dei ginecologi coinvolti nella sperimentazione: non essendo più in day hospital ne servirano di più. Il ginecologo Silvio Viale ha sottolineato «che le condizioni imposte dal ministero non sono applicate negli altri Paesi in cui il trattamento Ru486 è autorizzato». MEDICI CONTRARI A STOP – Il 71,8% dei medici italiani non è d’accordo con l’ordinanza del ministero che aveva sospeso la sperimentazione. Lo rivela un sondaggio condotto dal quotidiano online «DoctorNews», a cui hanno risposto circa 3.200 medici.

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Undici settembre Anti-Americano

Di Daniele Palombo

E’ triste ascoltare tante voci provenienti dai mezzi di informazione portare avanti una sola, monotona opinione, anche l’undici settembre! Non riesco a comprendere come persone per lo più appartenenti all’area politica dell’estrema sinistra possano scegliere proprio quella data per svolgere la, ormai, tradizionale marcia della pace così da mettere in risalto non la grande ferita simboleggiata dall’assenza delle twin towers ma quello che loro reputano un grande sbaglio ma che guardato da un’altra angolazione, più razionale, risulta essere l’unica strategia di difesa praticabile: la guerra all’Iraq, strategia senza dubbio violenta e che ha lasciato dietro di se una scia di sangue ma che ha portato tanti onesti cittadini, non più sudditi, alle urne dando loro la possibilità di esercitare un diritto fino ad allora negato dalla dittatura, un diritto che come abbiamo visto dalle immagini televisive il popolo iracheno voleva a tal punto che ha scelto di votare pur essendo consapevole del rischio che stava correndo; ed è proprio questo il motivo che mi spinge a chiedermi: perchè proprio in quella data si è scelto di ribadire, avvolti in bandiere rubate, stampandoci sopra la scritta PACE, a manifestazioni come il “gay pride”, il proprio, fin troppo ostentato, sentimento anti americano? Lo ammetto: pur rivolgendomi a lungo questa domanda non ho trovato risposta ed allora ho guardato come i network come la CNN hanno celebrato quella data; non parlo inglese e quindi mi sono affidato alla forza comunicativa delle immagini, agli sguardi, agli occhi che mi hanno trasmesso grande tristezza ma anche orgoglio e voglia di reagire. Non ho difficoltà ad ammettere che anche il sistema americano ha le sue pecche ma la cosa che non riesco ad accettare è questo “esser contro a tutti i costi” che mi sembra frutto di odio fine a se stesso, sentimento che non dovrebbe trovar posto nei pensieri di movimenti che hanno fatto della Pace il termine portante. Concludo con una speranza: anche se so che i tempi saranno lunghi penso che nonostante tutta questa ottusa contrarietà si riuscirà a portare anche in Italia principi che si fondano sulla razionalità e che sono così connaturati con la natura umana che a volte possono sembrare ovvi quali l’importanza della ricerca scientifica, unico mezzo con la capacità di rendere migliore la nostra esistenza, e la possibilità di decidere su qualsiasi cosa riguardi noi stessi.

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Immigrati: minaccia o risorsa?

Di Gandolfo Carmeci

La Sicilia, nel corso dei secoli, è sempre stata luogo d’incontro di diversi popoli e diverse culture. Infatti, dato il clima favorevole e la sua posizione privilegiata, è stata considerata un’ottima base per il commercio e pertanto è stata territorio d’insediamento di diversi popoli. Possiamo affermare che questa situazione si ripete ancora oggi, nonostante il Mediterraneo abbia perso l’importanza di un tempo e le condizioni economiche dell’isola non siano affatto floride. Basta uscire da casa per incontrare immigrati tunisini, egiziani, marocchini, ecc… Si tratta di gente che ha abbandonato la propria terra d’origine per cercare fortuna altrove, per poter sopravvivere e lavorare, per fuggire dalle persecuzioni politiche e/o religiose. I paesi con maggiore tasso d’emigrazione sono quelli che appartengono all’Africa, all’Asia, all’America del Sud e recentemente i paesi che hanno ottenuto l’indipendenza dall’ex Unione Sovietica. Gli emigrati che giungono in Italia sono in genere armati dalla volontà necessaria per lavorare sodo e accumulare quel tanto che basta per dare una svolta alla loro vita. A tal fine sono anche disposti a sopportare anni di fatica, lavori umilianti, condizioni di vita proibitive. Molti purtroppo non trovando ciò che speravano hanno intrapreso strade sbagliate come la delinquenza e la prostituzione.. Altri, invece, riescono a dare una vera svolta positiva alla propria vita, ad integrarsi, lavorano sodo ed alcuni frequentano le nostre università contribuendo al progresso culturale sia scientifico che umanistico. L’Italia e la Sicilia in particolare, si sono sempre distinti per la loro tendenza all’accoglienza ed all’ospitalità, ma nonostante ciò vi è anche della gente che non accetta gli stranieri per i problemi che possono comportare (delinquenza, prostituzione) ed anche perché vengono ad occupare i posti di lavoro che potrebbero occupare i nostri tantissimi italiani disoccupati o perché a volte pretendono alloggi non disponibili. Ma ritengo che sia comunque un grosso errore considerare tutti gli emigrati soltanto come delle “bocche da sfamare” perché essi possono significare per tutti noi un valido aiuto di “nuove mani” e “nuovi cervelli”. A mio avviso, sebbene la convivenza sociale sia difficile (soprattutto se se essa comporta incontri tra diverse culture, religioni e tradizioni), il nostro compito è quello di renderla più praticabile, in quanto gli uomini potranno vivere soltanto con ed attraverso gli altri. D’altra parte l’Italia stessa è il frutto di varie dominazioni straniere… anche se è chiaro che oggi non dobbiamo mai permettere a nessuno di farci “colonizzare” perché chi ha bisogno d’aiuto deve anche mettersi nelle condizioni di farsi aiutare e questo significa rispettare le leggi dello Stato allo scopo di poter convivere civilmente.

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Nuova puntata di Generazione Elle

Durante la nuova puntata di Generazione Elle, andata in onda venerdì 30 settembre alle 23:30, Valeria Manieri e Francesco Marcucci, in studio, hanno ospitato il segretario ed il vicesegretario dell’FGS, Gianluca Quadrana e Francesco Mosca, per parlare della Convenzione radicale-socialista di Fiuggi, svoltasi dal 23 al 25 settembre 2005. Il secondo argomento di discussione è stato il “programma comune” che Generazione Elle ed FGS proporranno prossimamente nel mondo universitario.

La puntata di venerdì 30 su Radio Radicale

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