Uganda: dove la verginità si baratta con l’educazione

Di Marco Paolemili

n Uganda, come in molti altri luoghi in Africa, l’AIDS miete ogni anno migliaia di vitttime. Molte sono le ragioni di questa epidemia mortale, probabilmente tutte collegate tra loro. Il problema è più complicato di quanto sembri e certamente non risolvibile come se fosse un’equazione matematica. Sicuramente la povertà e la malattia viaggiano insieme ed è la povertà ad essere la grande protagonista di storie come quella sulla "chastity scholarships" raccontata dal Wall Street Journal della scorsa settimana. Gli "Sugar daddies" sono uomini che in Uganda offrono denaro e protezione in cambio di prestazioni sessuali alle giovani donne, molti di loro sono infettati dall’HIV e non può stupire quindi che in questo paese l’80% delle famiglie abbia perso almeno un suo membro a causa dell’AIDS. Questa è la necessità che ha dato vita al "programma scolastico di castità", che un legislatore ugandese ha proposto per le famiglie povere. Con questo progetto le ragazze dalla provata verginità hanno accesso al college a costo zero. Il programma vuole incoraggiare le ragazze a resistere al denaro degli Sugar Daddies. Cosa ne è però delle ragazze che non sono vergini? A loro non è permesso accedere al programma gratutito e per loro non c’è altra scelta che continuare a prostituirsi, con il rischio di contrarre l’HIV che cresce giorno dopo giorno. Un’altra soluzione al problema AIDS sarebbe il preservativo, l’unico mezzo di prevenzione efficace contro l’HIV e le altre malattie sessualmente trasmesse. Ma in Uganda il problema non è così semplice, si diceva. Prima di tutto informare la popolazione sulla prevenzione è un compito arduo poichè gli Africani spesso vivono in piccoli villaggi, senza televisione, internet o altri mezzi di comunicazione di massa. Le poche persone che potrebbero aiutare le donne, poi, sono i missionari religiosi, storicamente contro l’utilizzo del preservativo. La moglie del presidente ugandese ha organizzato poche settimane fa una "marcia per l’astinenza" per promuovere la verginità come arma contro gli Sugar Daddies. Può sembrare strana, imbarazzante o divertente una iniziativa del genere, ma se comprendiamo il problema nel suo complesso tutto diventa comprensibile. Per queste ragazze il matrimonio è sinonimo di schiavitù, il matrimonio come il sesso non sono una libera scelta, ma una via per sopravvivere alla povertà. Il preservativo previene l’AIDS ma non la schiavitù. L’astinenza li previene entrambi. Un programma di "chastity scholarships" esteso a tutto il continente sarebbe duro da immaginare in Africa, dove gli Stati hanno poche risorse, che spesso usano in maniera molto differente, in armi per lo più. Il "Wall Street Journal" ricorda anche le critiche che questo programma sta ricevendo, prima fra tutte quelle del Human Rights Watch che sostiene che questa astinenza non è motivata dalla morale e dal bisogno di libertà, ma dalla politica. In effetti ogni anno gli Stati Uniti versano otto milioni di dollarri all’Uganda per sostenere programmi volti all’astinenza sessuale. In ogni soluzione si cela un altro problema. Il programma scolastico per le donne vergini esclude e condanna chi vergine non è più, pagare per l’astinenza non suona molto diverso dal pagare per il sesso, usare il preservativo può risolvere la questione AIDS, ma non la schiavitù. La radice di tutto rimane la povertà e senza dubbio l’istruzione è l’arma più potente contro di essa. Ma la battaglia è sempre lunga e dura e, a volte, mette le persone di fronte a difficili scelte.


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