I Teocon e l’agenda segreta di Ratzinger

Di Luigi Pavone

Secondo Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani, i teocon italiani, capeggiati da Pera e da Ferrara, sbagliano a vedere nell’attuale pontefice Ratzinger un valido compagno nel tentativo di legittimare lo scontro di civiltà tra Occidente cristiano e mondo islamico. L’agenda di Ratzinger – sostiene Capezzone – è molto diversa da quella dei teocon italiani. Al centro del pontificato di Ratginger starebbe infatti la battaglia ingaggiata contro il relativismo etico, la quale se per un verso contrappone il Cattolicesimo al Liberalismo, per altro verso non può non vedere positivamente l’intesa con l’Islam, a motivo del fatto che l’Islam costituisce una forza religiosa e politica che condivide gli stessi presupposti etici assolutistici della Chiesa cattolica. Credo di poter dire che la coalizione Cristianesimo/Islam – la coalizione che Pera e Ferrara non riescono a scorgere e che invece Capezzone crede di vedere – semplicemente non esiste. E tuttavia Capezzone ha ragione quando afferma che l’alleanza tra i c.d. atei devoti e i cattolici scricchiola, malgrado il successo ottenuto nel contesto dell’ultima campagna referendaria. Capezzone ha ragione soltanto formalmente, cioè per i motivi sbagliati. L’agenda di Ratzinger, è vero, prevede la lotta contro il relativismo etico, in tutte le sue forme. Ma proprio per questo – contrariamente a quanto sostiene Capezzone – include anche la lotta contro l’Islam. Che dal punto di vista della Chiesa cattolica, l’Islam – come d’altronde ogni altra confessione religiosa alternativa al Cristianesimo – sia una forma di relativismo non dichiarato, lo si capisce se si tiene in debita considerazione la natura dell’assolutismo etico della Chiesa cattolica, illuminato dalla concezione tomistica del rapporto tra Fede e ragione – in generale, è alla luce della filosofia tomistica che occorre interpretare ciò che la Chiesa cattolica intende per Dialogo interreligioso. L’assolutismo etico affermato dalla Chiesa cattolica ha carattere intellettualistico, legato com’è al concetto tradizionale di verità. Ciò che pertanto giustifica l’etica assoluta è la verità a cui i principi etici sono legati. Ma è il Cristianesimo la verità che la Chiesa avanza a fondamento della morale cattolica. E per conseguenza, tutto ciò che si colloca fuori della verità essenziale del Cristianesimo non riesce davvero a costituirsi come principio etico assoluto. Anche l’Islam, dunque, è una forma speciale di relativismo. Ma le pagine segrete dell’agenda Ratzinger – che Pera e Ferrara non vedono o fingono di non vedere – ci informano che l’alleanza con gli atei devoti è soltanto una strategia di breve periodo, che deve essere sostituita da una più profonda catechesi, volta a contrastare anche l’eresia e il relativismo di Pera e Ferrara, consistente nel considerare il Cristianesimo come prodotto culturale umano. Dal punto di vista della Chiesa cattolica, i tributi di Pera e Ferrara al Cristianesimo e all’Europa cristiana nascondono l’eresia di tutte le eresie: il disconoscimento della natura divina del messaggio evangelico. Sulle colonne del suo quotidiano, Ferrara seguita ad affermare che occorre uscire da una concezione del sapere umano in cui il linguaggio naviga in acque che non consentono attracchi all’essere. Questa ripresa a buon mercato del realismo non è forse la coscienza di un equilibrio precario?


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