Immigrati: minaccia o risorsa?

Di Gandolfo Carmeci

La Sicilia, nel corso dei secoli, è sempre stata luogo d’incontro di diversi popoli e diverse culture. Infatti, dato il clima favorevole e la sua posizione privilegiata, è stata considerata un’ottima base per il commercio e pertanto è stata territorio d’insediamento di diversi popoli. Possiamo affermare che questa situazione si ripete ancora oggi, nonostante il Mediterraneo abbia perso l’importanza di un tempo e le condizioni economiche dell’isola non siano affatto floride. Basta uscire da casa per incontrare immigrati tunisini, egiziani, marocchini, ecc… Si tratta di gente che ha abbandonato la propria terra d’origine per cercare fortuna altrove, per poter sopravvivere e lavorare, per fuggire dalle persecuzioni politiche e/o religiose. I paesi con maggiore tasso d’emigrazione sono quelli che appartengono all’Africa, all’Asia, all’America del Sud e recentemente i paesi che hanno ottenuto l’indipendenza dall’ex Unione Sovietica. Gli emigrati che giungono in Italia sono in genere armati dalla volontà necessaria per lavorare sodo e accumulare quel tanto che basta per dare una svolta alla loro vita. A tal fine sono anche disposti a sopportare anni di fatica, lavori umilianti, condizioni di vita proibitive. Molti purtroppo non trovando ciò che speravano hanno intrapreso strade sbagliate come la delinquenza e la prostituzione.. Altri, invece, riescono a dare una vera svolta positiva alla propria vita, ad integrarsi, lavorano sodo ed alcuni frequentano le nostre università contribuendo al progresso culturale sia scientifico che umanistico. L’Italia e la Sicilia in particolare, si sono sempre distinti per la loro tendenza all’accoglienza ed all’ospitalità, ma nonostante ciò vi è anche della gente che non accetta gli stranieri per i problemi che possono comportare (delinquenza, prostituzione) ed anche perché vengono ad occupare i posti di lavoro che potrebbero occupare i nostri tantissimi italiani disoccupati o perché a volte pretendono alloggi non disponibili. Ma ritengo che sia comunque un grosso errore considerare tutti gli emigrati soltanto come delle “bocche da sfamare” perché essi possono significare per tutti noi un valido aiuto di “nuove mani” e “nuovi cervelli”. A mio avviso, sebbene la convivenza sociale sia difficile (soprattutto se se essa comporta incontri tra diverse culture, religioni e tradizioni), il nostro compito è quello di renderla più praticabile, in quanto gli uomini potranno vivere soltanto con ed attraverso gli altri. D’altra parte l’Italia stessa è il frutto di varie dominazioni straniere… anche se è chiaro che oggi non dobbiamo mai permettere a nessuno di farci “colonizzare” perché chi ha bisogno d’aiuto deve anche mettersi nelle condizioni di farsi aiutare e questo significa rispettare le leggi dello Stato allo scopo di poter convivere civilmente.


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