Archive | ottobre, 2005

Censura su internet, il punto su Radio Radicale – AUDIO

Come ogni quindici giorni ritorna Generazione L su Radio Radicale. Questa settimana si parla di censura internet operata dai regimi orientali. In studio con Marco Paolemili ne discuteranno Federico Punzi e Tommaso Ciuffoletti.

 

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Pechino censura Wikipedia

Da Corriere.it

MILANO – La denuncia viene lanciata da Reporter senza frontiere nella serata di venerdì: dallo scorso 18 ottobre il governo cinese impedisce agli internauti che si connettono a Internet nel territorio del gigante asiatico di accedere a Wikipedia, l’enciclopedia libera presente solo sulla Rete. Il blocco, spiega Rsf in un comunicato, è effettivo in alcune province, tra cui quella popolossissima e tecnologicamente sviluppata di Shangai. Chi cerca di accedere alla pagina web di Wikipedia da un pc sito in Cina ottiene un messaggio di errore; non si tratta, quindi, di una censura selettiva volta a colpire solo alcune voci presenti sulla celebre enciclopedia online. RECENTE VITTIMA – Wikipedia è un’enciclopedia plurilingue in costante aggiornamento, al cui arricchimento possono contribuire gli stessi utenti. Tra i suoi contenuti non mancano argomenti «spinosi» per il regime cinese, come Taiwan, il Tibet e i diritti umani. Il recente intervento censorio non è che l’ultimo della serie perpetrato dal governo di Pechino; tuttavia, fa notare ironicamente il comunicato di Rsf, è «paradossale che sia anteriore di un giorno alla pubblicazione di un "Libro Bianco" intitolato "La costruzione della democrazia politica in Cina"», edito dal regime per evidenziare presunti miglioramenti nell’ambito dei diritti umani promossi dal Governo cinese in Cina. ARRESTI E CENSURE – Non è certo un mistero il fatto che la Cina riesca ad attuare una stretta vigilanza sulle pagine web viste sul proprio territorio. Digitando in un computer cinese l’indirizzo della stessa Rsf non si ottiene alcun risultato. L’idea stessa di Internet come mezzo di diffusione di cultura e democrazia senza confini trova in Cina (e in numerose altre realtà del mondo) immediata smentita. Risale solo a poco più di un mese fa la notizia dell’arresto di un giornalista che, secondo il Wall Street Journal, sarebbe stato rintracciato dalla polizia grazie alla collaborazione della filiale di Hong Kong di Yahoo!. L’arrestato aveva rivelato a siti web stranieri di essere stato invitato, come tutti i suoi colleghi, a ignorare l’anniversario dei fatti di Tien An Men. LA CINA FA GOLA A TUTTI – La Cina è il secondo Paese al mondo per numero di internauti (circa 80 milioni), ma la tendenza di crescita in atto lo renderà il primo a breve. Le aziende straniere che operano nel settore non vogliono rinunciare a una simile torta e si dimostrano collaborative col governo di Pechino. Un altro rapporto di Rsf spiega molto bene quale sia attualmente la situazione della Rete in Cina. Lo studio denuncia la vendita a Pechino da parte dell’americana Cisco Systems di tecnologia necessaria per individuare informazioni contenenti parole «sovversive». Rsf denuncia anche che Yahoo! ha accettato di operare una stretta attività censoria sulla propria versione cinese: inserire parole o frasi come «Indipendenza di Taiwan», «Diritti umani» o «Falun Gong» (movimento spirituale perseguitato da Pechino) non porta a nessun risultato. Postare in un forum di discussione un messaggio contenente tali termini è una garanzia di non pubblicazione. LE STRATEGIE DI PECHINO – Rsf denuncia che lo stesso accade con Google, anche se il controllo cinese su tale motore di ricerca avverrebbe senza la collaborazione dell’azienda di Mountain View. Ma, precisa il rapporto di Rsf, Pechino non si limita solo a rendere inaccessibili «centinaia di migliaia di siti». Il regime cinese opera in altri modi: in alcuni casi, se l’utente cerca una web «pericolosa», invece di ottenere messaggi di errore viene deviato a tutt’altro genere di siti, finendo per credere di non essere in possesso dell’indirizzo giusto. Pechino, sostiene Rsf, spinge anche gli internauti all’autocensura: gli arresti per «attività sovversiva online» sono poche decine all’anno (cifre insignificanti Cina), ma i mezzi di comunicazione danno loro grande risalto, fomentando il timore del carcere tra i navigatori. Pechino ha intrapreso anche la strada della chiusura dei piccoli Internet-Caffè, più difficili da controllare rispetto a quelli siti in grandi centri commerciali, magari di proprietà statale o parastatale. Non mancano i siti puramente propagandistici, come www.tibetinfo.com.cn, che dà una visione edulcorata se non positiva dell’occupazione cinese del Tibet. Nei forum di discussione, inoltre, grande spazio viene dato ai messaggi che fomentano odio nei confronti di Giappone e Usa. LO SVILUPPO DEL WEB NELLE DITTATURE – Non stupisce il fatto che uno dei giornali online cinesi più visitati nel mondo, anche perché disponibile in inglese, China Daily, non parli della censura a Wikipedia. Rsf bolla il quotidiano come «totalmente controllato dal Partito Comunista» al potere. Per concludere, va fatto notare che, rispetto ad altri Paesi rigidi nei confronti della navigazione in Rete come Cuba o la Corea del Nord, la strategia adottata da Pechino nei confronti di Internet è opposta. Se L’Avana e Pyongyang cercano di limitare la diffusione del web o l’accesso da luoghi privati, la Cina non ostacola, anzi promuove con grandi investimenti la diffusione del mezzo tecnico in sé.

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Riformatori, in Europa e in Italia

da “Avanti!” del 29 ottobre 2005

Proviamo a partire da Londra per arrivare – o non arrivare – a Riccione. Nel vertice informale dei leader dei 25 paesi membri della U.E si è rafforzata la contrapposizione tra “anglosassoni

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Caro Pannella, non ti seguiremo

da “Il Giornale” del 28 ottobre 2005

Caro Marco, Radicali Italiani ha ormai scelto, da tempo ed in modo irreversibile, di perseguire il progetto di un nuovo soggetto politico con i socialisti di Boselli e di Bobo Craxi, che si presenti alle elezioni politiche nella coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Leggi tutto

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Radicali e Socialisti cacciati dall’Università

Di Marco Paolemili

“Libera Chiesa in libero Stato” era il titolo dell’assemblea in programma oggi, 27 ottobre, all’aula di Geologia dell’università La Sapienza di Roma, organizzata da Radicali Roma e dalla federazione romana dello SDI. Avremmo voluto raccontare gli interventi, le idee e i progetti del nuovo soggetto, vi parleremo d’altro. Oltre alle manifestazioni in piazza contro il ddl Moratti, la battaglia degli studenti e dei ricercatori si sta consumando anche nelle aule degli atenei d’Italia, La Sapienza a capo, con una serie di occupazioni delle facoltà. La facoltà di Scienze non è da meno e anche nei suoi locali, anziché lezioni, si tengono assemblee per discutere della riforma e per pianificare le mosse per arrestare un decreto passato ormai già dall’approvazione della Camera. Che la sinistra non ami i Radicali e che non stimi i Socialisti non è certo una novità, cosicché l’arrivo di Daniele Capezzone, come temuto, non è salutato con entusiasmo dagli occupanti. Già prima del suo arrivo il segretario di Radicali Roma, Diego Sabatinelli e il segretario dello SDI romano, Atlantide Di Tommaso, cominciano a tentare una mediazione, spiegare le proprie ragioni ad un gruppo compatto di studenti decisi a far saltare l’assemblea. Gli invitati riescono ad accedere all’aula, ma Capezzone viene fermato all’istante. Al segretario di Radicali Italiani vengono rinfacciate le campagne del partito per il no al referendum sull’articolo 18, l’appoggio ai “giovani global”, la politica filoamericana e filoisraeliana. I ragazzi accusano i Radicali di essere passati dall’appoggiare Berlusconi al sostegno di “Don Prodi”, di far parte di un sistema che loro combattono. Capezzone ribatte con calma, cerca di far riflettere i giovani, che sulle pareti hanno affisso manifesti a favore dell’antiproibizionismo, ricordandogli le battaglie radicali per la legalizzazione della droga pagate anche con condanne giudiziarie, cerca di far ricordare che chiamare forza appartenente al sistema un partito che da dieci anni non ha rappresentanti in Parlamento è fuori luogo. Gli occupanti non cedono, pregano Radicali e Socialisti di andare altrove, qui a decidere sono loro, nessuna forza politica è accettata. Neanche il tema della manifestazione “libera Chiesa in libero Stato” riesce a convincerli, Capezzone tenta ancora di far riflettere i suoi arrabbiati interlocutori di come sia per loro vitale metter freno a questo proibizionismo che dilaga in Italia e questo fondamentalismo cattolico che penalizza fortemente tutti quanti. Niente da fare, gli occupanti cacciano tutti gli ospiti, “Il tempo del dialogo è finito, adesso è il tempo del conflitto” annuncia con forza un ragazzo. Si cerca un’altra aula, il Rettore sembra aver autorizzato l’assemblea a spostarsi nelle aule di Statistica. All’entrata della facoltà un drappello di studenti sbarra nuovamente la strada. Viene lanciato un fumogeno in direzione degli intervenuti alla manifestazione, questo è restituito prontamente al mittente facendo infuriare gli studenti. Si sfiora la rissa, gli occupanti serrano i ranghi decisi a non far passare né Capezzone né il sopraggiunto Villetti dello SDI. “Radicale affittati un locale” è lo sfottò che è rivolto alla delegazione che tenta un’ultima mediazione prima di lasciare La Sapienza. Tra i Radicali e i Socialisti intervenuti i sentimenti e le reazioni sono diverse, qualcuno ricorda con nostalgia i tempi andati, quando le occupazioni delle università erano anche più violente, altri si scagliano contro la prepotenza degli studenti, altri li biasimano, altri rimangono sbigottiti pensando che una facoltà occupata fosse un luogo più libero. Non è la prima volta che un politico venisse cacciato via da studenti di estrema sinistra, era già accaduto con Fini. Sulle mura di Geologia, tra le finestre dalle quali spuntano facce di ragazzi soddisfatti della loro azione politica, sventola uno striscione: “Per una università pubblica, laica e di massa”. Continuerà a sventolare ancora per qualche giorno, poi tutto tornerà alla normalità, il soggetto radicalsocialista si presenterà lo stesso alle elezioni con le sue idee, le idee e la retorica di questi ragazzi aleggerà in qualche comizio di un candidato d’estrema sinistra e nulla più.

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Tassa su sms? Poco seria

Dichiarazione di Carmelo Palma, del Direttivo di Riformatori Liberali:

“La proposta di una tassa sugli sms (a finanziamento parziale della gratuità dei libri di testo) rientra in una logica sbagliata: in termini di metodo, perché configura, secondo una logica tradizionale, un esempio di (piccolo) assalto parlamentare alla logica della finanziaria governativa: in termini di merito, perché accresce la tassazione complessiva in un campo economicamente decisivo, quello delle tlc.   Leggi tutto

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Roberto Benigni tramortito dalla Pace

Di Gianfranco Cercone, da notizie radicali

Ormai tutti amano Roberto Benigni, e se voi per caso ancora non lo amate, sarete costretti ad amarlo dopo aver visto il suo ultimo film, La tigre e la neve. Almeno se appartenete al novero dei “giusti”. Perché solo gli “ingiusti” potrebbero non amare la Poesia, la Vitalità, la Fantasia, l’Amore: valori di cui Benigni non soltanto è spiegato cantore, ma anche personificazione, manifesto gesticolante e ambulante. Leggi tutto

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America, mercato, individuo

Relazione introduttiva di Carmelo Palma

Cari amici, nel ringraziarvi e nel darvi il benvenuto, dovrei esporvi le ragioni politiche che hanno portato un gruppo di persone, di storia e di presente radicale ad imbarcarsi in questa non semplicissima avventura nel momento in cui, risolvendo positivamente sul piano del metodo una storica impasse, i radicali italiani hanno scelto di giocare al gioco del bipolarismo e in questo gioco hanno scelto la sinistra. Leggi tutto

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La riforma della Costituzione

La riforma della Costituzione della Casa delle Liberta’ ha almeno tre grandi meriti e il Centrosinistra è del tutto fuori strada quando denuncia rischi inesistenti di dittatura del premier o di disgregazione dell’unita’ d’Italia, che al contrario la “devolution

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“Perchè non sono un conservatore” di F. H. Von Hayek

Di Enrico Gagliardi

Un saggio bellissimo: uno dei tanti di Hayek; uno di quelli che permettono di capire quanto sia ancora attuale il messaggio e le teorie di questo grandissimo personaggio. Il tema principale del libro è sempre quello che percorre la maggior parte delle opere di questo autore:la natura del pensiero liberale, la sua profonda differenza con quello socialista e conservatore dal punto di vista della politica economica, di quella del lavoro e di molte altre cose. L’opera in questione è divisa in due piccoli capitoli nei quali Hayek spiega in maniera dettagliata i motivi per cui un vero liberale non può dirsi nè socialista nè (ancora di più) conservatore:addirittura il premio Nobel per l’economia spiega come spesso storicamente queste due ideologie si siano invece paradossalmente accompagnate insieme a scapito proprio del pensiero liberale. Notevoli anche le citazioni storiche che vengono continuamente fatte durante tutto il saggio. In un momento storico come quello attuale, caratterizzato dall’assenza quasi totale di una sana mentalità liberale, leggere saggi del genere fa bene al cuore ma soprattutto alla mente.

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Uganda: dove la verginità si baratta con l’educazione

Di Marco Paolemili

n Uganda, come in molti altri luoghi in Africa, l’AIDS miete ogni anno migliaia di vitttime. Molte sono le ragioni di questa epidemia mortale, probabilmente tutte collegate tra loro. Il problema è più complicato di quanto sembri e certamente non risolvibile come se fosse un’equazione matematica. Sicuramente la povertà e la malattia viaggiano insieme ed è la povertà ad essere la grande protagonista di storie come quella sulla "chastity scholarships" raccontata dal Wall Street Journal della scorsa settimana. Gli "Sugar daddies" sono uomini che in Uganda offrono denaro e protezione in cambio di prestazioni sessuali alle giovani donne, molti di loro sono infettati dall’HIV e non può stupire quindi che in questo paese l’80% delle famiglie abbia perso almeno un suo membro a causa dell’AIDS. Questa è la necessità che ha dato vita al "programma scolastico di castità", che un legislatore ugandese ha proposto per le famiglie povere. Con questo progetto le ragazze dalla provata verginità hanno accesso al college a costo zero. Il programma vuole incoraggiare le ragazze a resistere al denaro degli Sugar Daddies. Cosa ne è però delle ragazze che non sono vergini? A loro non è permesso accedere al programma gratutito e per loro non c’è altra scelta che continuare a prostituirsi, con il rischio di contrarre l’HIV che cresce giorno dopo giorno. Un’altra soluzione al problema AIDS sarebbe il preservativo, l’unico mezzo di prevenzione efficace contro l’HIV e le altre malattie sessualmente trasmesse. Ma in Uganda il problema non è così semplice, si diceva. Prima di tutto informare la popolazione sulla prevenzione è un compito arduo poichè gli Africani spesso vivono in piccoli villaggi, senza televisione, internet o altri mezzi di comunicazione di massa. Le poche persone che potrebbero aiutare le donne, poi, sono i missionari religiosi, storicamente contro l’utilizzo del preservativo. La moglie del presidente ugandese ha organizzato poche settimane fa una "marcia per l’astinenza" per promuovere la verginità come arma contro gli Sugar Daddies. Può sembrare strana, imbarazzante o divertente una iniziativa del genere, ma se comprendiamo il problema nel suo complesso tutto diventa comprensibile. Per queste ragazze il matrimonio è sinonimo di schiavitù, il matrimonio come il sesso non sono una libera scelta, ma una via per sopravvivere alla povertà. Il preservativo previene l’AIDS ma non la schiavitù. L’astinenza li previene entrambi. Un programma di "chastity scholarships" esteso a tutto il continente sarebbe duro da immaginare in Africa, dove gli Stati hanno poche risorse, che spesso usano in maniera molto differente, in armi per lo più. Il "Wall Street Journal" ricorda anche le critiche che questo programma sta ricevendo, prima fra tutte quelle del Human Rights Watch che sostiene che questa astinenza non è motivata dalla morale e dal bisogno di libertà, ma dalla politica. In effetti ogni anno gli Stati Uniti versano otto milioni di dollarri all’Uganda per sostenere programmi volti all’astinenza sessuale. In ogni soluzione si cela un altro problema. Il programma scolastico per le donne vergini esclude e condanna chi vergine non è più, pagare per l’astinenza non suona molto diverso dal pagare per il sesso, usare il preservativo può risolvere la questione AIDS, ma non la schiavitù. La radice di tutto rimane la povertà e senza dubbio l’istruzione è l’arma più potente contro di essa. Ma la battaglia è sempre lunga e dura e, a volte, mette le persone di fronte a difficili scelte.

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Nuovo appuntamento su Radio Radicale: Generazione L è on air!

La puntata di venerdì 14 su Radio Radicale

Un occhio particolare al resoconto e alle impressioni dopo la riunione di giovedì 13 presso il partito radicale con la redazione di Generazione L alcuni studenti dell’Università “Roma tre” e i giovani della Fgs, tra cui il segretario Gianluca Quadrana e il vice segretario Francesco Mosca. Leggi tutto

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