Della Vedova lancia i liberalradicali. “Forse mi candido alle primarie

di B. Della Vedova, dal Corriere Economia

In molte, troppe, occasioni capita di sentire additare il capitalismo e il liberismo come le cause della povertà di centinaia di milioni di individui, piuttosto che la principale ragione della ricchezza degli altri.

Non di rado – ancora oggi – in molti evocano la necessità di un superamento della produzione capitalistica e il passaggio a un sistema non ben definito, ma che potrebbe garantire la fine dello sfruttamento e dell’iniqua distribuzione della ricchezza. Sempre meno infrequente, però, è la voce di quanti, tra i molti che si preoccupano e si occupano dello sviluppo dei Paesi poveri e dell’emancipazione degli esclusi (anche nei Paesi più ricchi), indicano nel capitalismo non la causa bensì uno dei possibili rimedi alla povertà. Per costoro la parola «capitale» non va pronunciata sottovoce e con reticenza, ma deve essere messa al centro delle analisi e delle politiche per lo sviluppo.

Hernando de Soto, economista peruviano fondatore dell’Ild (Institute of Liberty and Democracy) scrisse un libro dal titolo Il mistero del capitale in cui spiegava i grandi benefici che potrebbero venire a molti abitanti poveri dei Paesi poveri dalla possibilità di mettere a frutto quella parte di capitale di cui dispongono ma che risulta inutilizzabile ad attivare il circuito della produzione e della accumulazione a seguito della mancanza di infrastrutture giuridiche che garantiscano i diritti di proprietà. Contribuire a creare le condizioni per cui quel «capitale morto» entri nel circuito della produzione, ad esempio costituendo garanzia per ottenere credito presso le banche, dovrebbe essere prioritario, secondo De Soto, rispetto agli aiuti internazionali allo sviluppo.

Nel saggio Non si presta solo ai ricchi. La rivoluzione del microcredito , Maria Nowak, economista dello sviluppo nota come la «banchiera dei poveri» affronta i profili teorici e descrive la realtà concreta del microcredito. Seguendo l’ispirazione Mhuammad Yunus, iniziatore di questa esperienza, la Nowak individua nell’accesso al credito, e quindi nell’accesso al capitale, la discriminante negativa per i poveri, ovunque si trovino. Centinaia di milioni di potenziali piccoli imprenditori sono condannati alla fame o alla mera sussistenza non per mancanza di spirito imprenditoriale, ma per l’impossibilità di accedere a prestiti che, pur se di minima entità, sarebbero decisivi per l’avvio di una attività agricola o artigianale. In polemica con l’assistenzialismo statale e internazionale, la Nowak individua nell’accesso al credito per chi oggi ne è escluso la via per un «liberismo dal volto umano». La polemica, dunque, non è «contro» il capitalismo, ma per l’estensione dei suoi meccanismi.

I microprestiti vengono concessi, nelle esperienze presentate nel libro, a tassi di interesse anche più elevati di quelli richiesti nei circuiti creditizi tradizionali, dal momento che i costi di gestione del microcredito sono mediamente più elevati di quelli tradizionali. L’innovazione sta nel rendere accessibile il credito – di entità modesta, circa il 10% del Pil annuo procapite – anche a chi non può offrire garanzie patrimoniali, ma «semplicemente» si impegna a onorare l’impegno alla restituzione: una scommessa sulle capacità imprenditoriale cui il sistema bancario tradizionale ci ha ormai pressoché disabituato.
Dal Bangladesh (antesignano del microcredito con la Grameen Bank), all’Africa, all’America Latina sono innumerevoli i casi di successo delle organizzazioni impegnate nel finanziare l’avvio di attività imprenditoriali che altrimenti non vedrebbero la luce. I tassi di rimborso dei prestiti raggiungono quasi percentuali elevatissime, prossime al 100%, facendo leva sulla reputazione di chi li riceve e su piccole reti di mutua assistenza.

«Da tempo sostengo che il credito dovrebbe rientrare tra i diritti umani. Si dovrebbero creare istituzioni per garantire il credito a tutti coloro che sono respinti dalle istituzioni finanziarie esistenti» ha scritto Yunus. Una prospettiva inedita e un po’ forzata. E’ certo, però, che questa impostazione culturale ed economica lascia spazio a politiche per lo sviluppo radicalmente innovative, che potrebbero utilmente prendere il posto di quelle viziate dai pregiudizi anticapitalisti e antiliberisti.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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