I radicali meglio a destra

da Cronache de L’Indipendente, pag. 1 di Benedetto Della Vedova

Il Comitato nazionale di Radicali Italiani si è concluso con una votazione che ha sancito la volontà di proseguire nel progetto di alleanza tra Radicali Italiani e Lista Coscioni da una parte e lo Sdi dall’altra. Lo sbocco di questo progetto non potrebbe che essere quello della presenza di liste radicalsocialiste (anche con la previsione della creazione di un nuovo soggetto politico) nell’ambito dell’Unione. Questa scelta ha le sue ragioni e le sue prospettive. Ma la mia convinzione è che ragioni politicamente più convincenti e prospettive più promettenti dovrebbero condurre ad una scelta di segno opposto: la ricerca di un’alleanza con il centrodestra. Non è ovviamente il giudizio sull’operato della maggioranza e del governo in questi cinque anni a essere positivo o incoraggiante, viste le troppe incertezze, i troppi passi falsi e i troppi obiettivi deliberatamente mancati. E poco conta, da questo punto di vista, ribadire che l’esperienza dei governi di centrosinistra della precedente legislatura non offre certo migliori credenziali sul fronte delle riforme liberali (e neppure, considerata nel suo complesso, su quello del rigore nei conti pubblici): si vota giudicando il governo uscente e il progetto di quello futuro. Proprio questa insoddisfazione diffusa e il conseguente rischio di sonora sconfitta elettorale impone al centrodestra di ritrovare lo slancio delle riforme liberali, in particolare sul fronte economico sociale. Il centrodestra dovrebbe prendere ad esempio la coraggiosa campagna elettorale neo-thatcheriana di Koizumi, che ha saputo sfidare le profonde radici stataliste, paternalistiche e consociative del Giappone. Quanto ad Angela Merkel e al centrodestra tedesco, il giudizio sull’esito delle elezioni appare sospeso, ma la candidata alla cancelleria di Berlino si è presentata sulla base di una piattaforma decisamente riformatrice in senso liberale. Che in un Paese conservatore come la Germania questo progetto coraggioso possa suscitare qualche timore abilmente cavalcato dai socialdemocratici non stupisce: staremo a vedere. Su questi temi la possibilità che le soluzioni liberal-liberiste trovino cittadinanza piena e contribuiscano a segnare la politica della coalizione sono sicuramente maggiori nel centrodestra che non nel fronte prodiano, dove la parola liberismo è quasi sempre accompagnata dal dispregiativo “selvaggio” (o da quello “americano”, cui si attribuisce il medesimo significato). Su queste basi, nei termini che ho preannunciato al comitato di Radicali Italiani, io stesso, Marco Taradash e altri, daremo vita a un’iniziativa politica che intende contribuire a rafforzare le ragioni e le politiche liberali e liberiste nell’ambito della Casa delle libertà (oltreché a sostenere una politica internazionale improntata a rafforzare nell’ambito europeo un legame con gli Stati Uniti non meramente declamatorio ma fondato sulla ricerca di unità di intenti e di azione). Il successo di questa iniziativa dipenderà molto dai riscontri che essa incontrerà all’interno della Cdl medesima, ma sono sicuro che molti elettori ormai delusi o tiepidi saluterebbero positivamente il fatto che si formi una nuova aggregazione liberale nel fronte berlusconiano. Quanto ai temi libertari è chiaro che nel centrodestra prevalga un atteggiamento di chiusura. Vi sono però contraddizioni preziose, a partire da quella di Gianfranco Fini, che lasciano intravedere la possibilità di un confronto non ideologico. Magari ricordando, per restare in Europa, che il popolare Aznar si era spinto molto in avanti sul riconoscimento delle coppie di fatto o che il principale alleato della Merkel, il leader dei liberali Guido Westwelle, sia gay. Anche su questi temi, che pure non sono nell’agenda della maggioranza e del governo, è scontato che molti elettori del centrodestra non si riconoscono nelle posizioni ultraconservatrici. Questa scelta non mette in discussione la mia militanza nel Partito radicale trasnazionale di Marco Pannella, che è un movimento non violento trasnazionale e transpartito che in quanto tale non si presenta alle elezioni.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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