Sperimentare a Roma un nuovo modo di affrontare la prostituzione

Di Diego Sabatinelli*

Ancora una volta, in questo caso per “l’emergenza prostituzione”, la politica sembra essere inadeguata a dare una risposta concreta a problemi che possono essere governati con il buon senso, ed una minima dose di coraggio, affrontando le difficoltà in modo laico, senza pregiudizi, tentando nuove strade, quando altre soluzioni sono risultate insoddisfacenti, se non deleterie. Nonostante il gran parlare del fenomeno, non sembra che ad oggi in agenda vi sia una seria e concreta proposta d’incontro finalizzata a trovare una possibile, e momentanea, soluzione del problema in vista di una modifica della legge. Sperimentare, in breve tempo e concretamente, una nuova strada per il tempo necessario a valutarne i risultati e decidere se proseguire o meno. In questi anni si è assistito a vere e proprie forzature nell’interpretazione della legge, alcuni di questi tentativi hanno provocato innocenti vittime alla prima applicazione; sono state richieste a gran voce schedature ed espulsioni di massa, senza far bene i conti con le reali possibilità delle forze dell’ordine, già impegnate in molteplici altri compiti; è stato chiesto di perseguire “quei depravati” dei clienti che sfruttano le difficoltà delle donne. Numerose sono le “geniali” ed estemporanee uscite di questo tipo. Il fatto nuovo è che il prefetto di Roma, Achille Serra, già attaccato per questo a maggio, e per nulla intimorito, ha nuovamente lanciato la sua proposta di soluzione del problema, forse spiegandola meglio, in vista di una modifica della legge che sembra non venire mai, nonostante sia un impegno di molti dall’inizio della legislatura. Questa volta sembrerebbe che la proposta Serra goda di maggior attenzione, nonostante la chiusura di maggio. La domanda da porsi in questi giorni è se risulta possibile conciliare la proposta del prefetto di Roma, che parte da una soluzione che al momento sembra di stampo proibizionista, con altre, soprattutto con la proposta radicale, avanzata nuovamente in queste settimane da Emma Bonino con intervista del 29 agosto su Il Messaggero. Da anni i radicali propongono la legalizzazione della prostituzione mirata a governare la situazione, perseguendo veramente e solamente chi sfrutta i minori, chi impone la prostituzione con la violenza. Tutto questo in alternativa al farsi travolgere dagli eventi e dai predicatori della punizione come soluzione, soprattutto quando c’è di mezzo il peccato, ed il peccato è legato al sesso. Forse è possibile con le attuali leggi, in attesa di una nuova legislazione in materia, sperimentare a Roma un nuovo modo di affrontare questa perenne emergenza. Se solo si volesse seriamente affrontare la situazione in modo laico, concedendosi il tempo della verifica. Un solo anno di sperimentazione potrebbe bastare per valutarne gli effetti. Proponiamo un incontro, tra coloro che possono prendere decisioni in merito, che porti ad elaborare una proposta immediatamente applicabile per governare il fenomeno nel miglior modo possibile, rispettando le scelte e la libertà degli individui, in attesa, finalmente, di una legge radicale. *Segretario dell’associazione Radicali Roma


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