Droga: un crimine?

Gandolfo Carmeci:

Il problema della droga è molto grave: non solo per i numerosi casi di morte ma anche per le migliaia di giovani che si dibattono fra un continuo stato di malessere psicofisico e che cercano in tutti i modi di procurarsi quella nuova dose che aggrava il loro problema. Oggi la droga colpisce la società moderna ma è un problema che risale ad epoche del passato: nel medioevo gli stregoni masticavano “l’erba del diavolo” per fare sentire agli indigeni la voce degli dei durante riti tribali chiamati Sabba. Purtroppo esistono ancora popolazioni primitive e sottosviluppate che fanno uso di queste sostanze per sopportare la fame e la fatica del lavoro: in Sud America i contadini masticano le foglie della coca provando uno stato di euforia e vitalità temporaneo che poco dopo svanisce lasciandoli in uno stato di salute aggravato da effetti collaterali. Le droghe sono classificate in “leggere” e “pesanti”: le prime comprendono l’hashish, la marujana e la canapa indiana che provocano sull’organismo danni psichici e vengono assunte tramite lo spinello; nelle seconde troviamo l’oppio ed i suoi derivati come morfina ed eroina, le anfetamine, i barbiturici e gli allucinogeni. Molte droghe pesanti aumentano le capacità fisiche e fanno sottovalutare il senso del pericolo. Molti purtroppo, secondo me, pensano che le droghe leggere siano meno pericolose delle pesanti: è un concetto errato perché tutte le droghe possono divenire la rovina di chi le usa! Colui che abusa di sostanze stupefacenti viene definito tossicodipendente: egli è emarginato da tutti e l’unica compagnia che ha è quella dei poveracci come lui e la cosa che lo fa soffrire di più è che vorrebbe smettere di prendere la “roba” ma non gli riesce altrimenti soffrirebbe per la sindrome d’astinenza e si da perfino alla malavita, alla prostituzione ed allo spaccio pur di procurarsi la nuova dose. Il costo è sempre più alto, ha disperato bisogno di qualcuno che lo guidi per la retta via ma tende indirettamente ad allontanarsi anche da chi gli vuole bene, così sempre più da solo continua a “farsi” ed un giorno iniettandosi un’overdose muore. Le cause sono molte: profonde delusioni, cattive compagnie, noia, disoccupazione, provare benessere, non apparire stupido (..!..) nei confronti di chi lo fa. La maggiore causa forse è la seguente: l’impossibilità di dare un senso alla propria vita tramite un inserimento positivo nella società in cui ci si sente privati di essere protagonisti della propria vita per gli insuccessi nella scuola, del lavoro ed anche quelli affettivi. Così chi non riesce ad applicare la teoria di Darwin, sentendosi impotente, cerca consolazione nella droga ignaro che cadrà in una grande trappola. Secondo me bisogna fare un’opera di prevenzione soprattutto tra i giovani: è necessario che si capisca che la droga non è un’amica ma che al contrario è FALSA! Purtroppo la mafia ne approfitta tramite il traffico internazionale di stupefacenti: grazie ad organizzazioni clandestine, tonnellate di droga vengono importate dall’Asia ed esportate in tutto il mondo ogni anno. Un anno fa è stata fatta una petizione da parte di AN per la proposta di legge Fini con il bellissimo slogan “NON E’ MAI LEGGERA, E’ DROGA!” io l’ho firmata e da quanto mi risulta non sono stato il solo, perché non è andata avanti? Molti pensano che liberalizzare le droghe leggere risolverebbe il problema, secondo me lo aggraverebbe! Non sono proibizionista ma ritengo, come i giovani dei Comitati Internazionalisti, che il mondo va guardato dritto in faccia, anche quando non ci piace, perché il mondo SE SI VUOLE si può capire e cambiare. La droga rende l’uomo SCHIAVO e quindi per quanto mi riguarda non può esserci nessuna distinzione fra leggere e pesanti. Per il recupero dei tossicodipendenti sono sorte molte comunità terapeutiche formate da persone altruiste che cercano d’aiutare queste persone facendogli riscoprire l’importanza dei valori per riaccendere la speranza di reinserirsi nella società. Affinché in futuro la situazione migliori bisogneranno certamente centri medici specializzati ed altre strutture ma tutto ciò non sarà sufficiente se mancherà l’azione di persone di cuore e responsabili che cercheranno di recuperare i giovani tossicodipendenti con l’affetto e l’amore per farli sentire meno soli, tristi ed emarginati. L’ultima risposta non è tecnica ma ancora una volta profondamente umana.

Marco Paolemili: Da quelli che dipingono la droga come una falsa amica a quelli che non distinguono tra pesanti e leggere, qualsiasi slogan si voglia usare per definire la campagna contro gli stupefacenti esso pone la vera questione dell’antiproibizionismo lontana anni luce dalla sua essenza. Che la droga renda l’uomo schiavo è vero, almeno è vero per quella parte della popolazione che può definirsi realmente tossicodipendente, e chi ama la libertà non può certo osannare sostanze che limitano la libertà degli individui. Ma chi è liberale ha sempre in mente quel principio aureo che dice che la libertà di ognuno finisce dove comincia quella di un altro. Gandolfo lambisce il vero problema sociale della droga, ma non vi si sofferma e va avanti e ritorna a toccare aspetti morali del problema droga. Un liberale, che è anche un antiproibizionista, non si sofferma sulla morale, poiché non cerca in nessun modo di imporre la sua agli altri e soprattutto ad uno Stato. Il vero problema della droga, il punto saliente dell’antiproibizionismo è concentrato sulla violazione delle libertà altrui che questa, o meglio lo spaccio di questa comporta. La dipendenza dalle sostanze d’abuso (nome corretto da utilizzare quando si parla di droghe) si basa su fenomeni di tolleranza che costringono la persona che assume quella sostanza ad averne bisogno in quantità sempre maggiori per ottenere gli stessi risultati (che col tempo comunque diventano sempre meno piacevoli) e per evitare di andare incontro alla sindrome d’astinenza. Naturalmente queste sostanze sono molto costose e ad una maggiore dose corrisponde un quantitativo di denaro sempre crescente, che per chi vive già in condizioni disagiate non si può che reperire in maniera illecita per non dire criminale. Così si diventa finanziatori della criminalità, tossici e criminali al tempo stesso, così le vecchiette vengono derubate fuori l’ufficio postale, i motorini vengono rubati, le macchine scassinate e gli appartamenti svuotati. Poi, se ti dice bene e non ti ammazzano durante la fuga, le guardie ti sbattono in galera, dove, se non ti sei già preso l’AIDS o l’epatite scambiandoti la siringa o prostituendoti senza preservativo per qualche euro in più, sta sicuro che una lenta fine non te la toglie nessuno. Le strutture di recupero funzionano male, perché ci vuole una volontà di ferro per uscire dalla dipendenza e poi per andare dove? Dopo esserti preso la dose di metadone davanti all’infermiere esci dal Sert e c’è lo spacciatore con la dose pronta. E con quali soldi la pagherai? Credo che Gandolfo e i lettori l’abbiano capito. Ecco il crimine: è il proibizionismo. E’ lo Stato che nello sforzo (a volte anche lodevole e in buona fede) di combattere la criminalità che sta dietro alla droga finisce paradossalmente per sostenerla concedendole il privilegio del mercato illegale, costosissimo per chi consuma, munifico per chi vende. Togliamo dalle mani della malavita cannabis, eroina, cocaina e tutto il resto e, se non avremo risolto il problema dei tossicodipendenti, avremo reso la loro vita meno allucinante, la nostra più sicura e il loro recupero più possibile. Vedremo le carceri svuotarsi e contemporaneamente meno criminali in libertà, vedremo smettere l’accanimento verso un ragazzo che si fuma uno spinello e le nostre forze dell’ordine impegnate a garantire davvero la sicurezza dei cittadini. Per favore poi Gandolfo, non cadere anche tu nella diatriba droghe pesanti e leggere, perché di cannabis non si muore, di tabacco e alcol sì (ragiona poi cosa succederebbe se queste due sostanze fossero proibite, pensa in che mondo vivremo se tutti i fumatori e tutti gli alcolizzati dovessero scippare e ammazzare per procurarsi la “dose”!). Combattere la dipendenza dalle “droghe” è una battaglia molto difficile e, ammesso che sia giusto combatterne solo alcune, rendere la vita più umana a milioni di persone nel mondo lo sarebbe molto meno.


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