La prima laureata in Biotecnologie lascia l’Italia!

Di Marco Paolemili

Così esultava in un comunicato stampa l’ateneo de La Sapienza, per la sua prima laureata in un corso promettente per il futuro della ricerca italiana: A “La Sapienza” la prima laurea in Biotecnologie Si chiama Raffaella Nativio la prima laureata, con 110/110 e lode, del corso di laurea specialistica interfacoltà (I e II Facoltà di Medicina e Chirurgia) in Biotecnologie Mediche Molecolari e Cellulari, Presidente del Corso il prof. Luigi Frati. La studentessa ha discusso il 25 luglio una tesi sul ruolo dei fibroblasti sinoviali nell’eziopatogenesi dell’artrite reumatoide e sulle loro potenzialità terapeutiche, relatore la professoressa Angela Santoni. Il corso di laurea dura due anni, (si può frequentare solo dopo aver conseguito la laurea di I livello in Biotecnologie) e si propone di trasferire i fondamenti conoscitivi delle biotecnologie applicate alla ricerca biomedica, alla diagnostica molecolare e cellulare, alla terapia medica e alla riproduzione umana, insieme con le necessarie conoscenze etiche, deontologiche e legali per procedere all’applicazione delle biotecnologie in campo umano. I laureati del corso di laurea specialistica in Biotecnologie Mediche Molecolari e Cellulari hanno capacità professionale di studio strutturale e funzionale di macromolecole biologiche, di messa a punto e di applicazione di procedure diagnostiche e terapeutiche di tipo biotecnologico, in ambiti clinici molteplici, incluso il settore della riproduzione umana. I laureati in questo settore possono trovare una collocazione in diversi settori: Università ed altri Istituti ed Enti pubblici e privati interessati alla ricerca biotecnologica e biomedica; industrie, in particolare quelle farmaceutiche e della diagnostica biotecnologica. Infine in strutture del sistema sanitario nazionale (laboratori di analisi; laboratori e servizi di diagnostica). Due giorni dopo, il 27 luglio, nel Consiglio di Facoltà di Medicina, il Rettore, accorso per dare il benvenuto al nuovo direttore generale del Policlinico Universitario Umberto I, dà una notizia sensazionale: Raffaella Nativio, ha vinto una borsa di studio all’estero e lascerà l’Italia. Brusio in aula, gli studenti non sono sorpresi, i professori ancora meno, uno seduto dietro il sottoscritto commenta "Ha fatto bene, che rimaneva a fare quì con quella laurea?". Il Rettore cerca di salvarsi in corner, esaltando la capacità dell’università italiana di esportare i propri talenti. Se si tratta di esportazione, questa è a totale perdita dell’Italia e a solo guadagno del paese "importatore" e della ragazza che riuscirà speriamo a veder ripagato meglio il proprio talento e la propria bravura. E’ un peccato che la "collocazione in diversi settori" che La Sapienza vanta di offrire ai neolaureati non sia nel nostro paese, che ancora una volta, decide di non investire in quella tecnologia promettente, in quella speranza per i malati, ma anche per l’economia nazionale, che è la biotecnologia. Sentiremo ancora storie del genere, di leggi etiche che sbarrano la strada alla ricerca e quindi anche ai giovani ricercatori, di giovani ricercatori che emigrano all’estero perchè desiderosi di un futuro migliore di poche centinaia di euro al mese, di malati che aspettano una cura. Augriamo a Raffalella Nativio un futuro degno di se stessa, glielo auguriamo che sia in un paese che sappia investire su di lei, che la premi per i propri meriti e non per altro. E ci auguriamo, noi che rimaniamo quì a "tirare a campare" che i frutti del suo lavoro possano tornare utili un giorno anche per noi, attraverso cure che verranno dall’estero, da quei paesi che hanno messo al centro l’uomo e non i "valori".


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