Adozioni per i single

Di Valeria Manieri

Sarà prematuro dirlo a poco più di vent’anni, ma ho sempre pensato fin da piccola che ad una età ragionevole, non appena avessi trovato un lavoro e mi fossi"sistemata", avrei voluto prendermi cura di qualcuno. E’ ovvio pensare che quando si è piccoli si pensi a diventar "mamma" e a come quando e con chi mi sarei sposata. In realtà non ho mai indirizzato il mio desiderio di "prendermi cura di qualcuno" al concetto di maternità in senso stretto. Devo dire che a molti anni di distanza non è cambiato molto di quella mia concezione, a prescindere dall’eventualità che domani o tra qualche anno mi ritrovi sposata,davanti ad una tavola apparecchiata di tutto punto con un nugolo di pargoletti partoriti dal mio ventre e con un marito o che sia una single convinta tutta lavoro e orari sballati. Ho sempre espresso il desiderio di adottare uno o anche più di un bambino e non so esattamente spiegare da dove nasca questa convinzione. Sono cose che senti, che sai. Non è un capriccio, non è una moda come ormai purtroppo sembra esser diventata -vedi le star di Hollywood, per loro è tutto più facile- e so che è una scelta estremamente importante e impegnativa. Mi sono sempre più convinta di questa mia speranza -ahimè al momento senza futuro- anche grazie ad esperienze di persone che conosco e che si occupano di case famiglia. Conosco molti bambini che si ritrovano a trascorrere parte della loro infanzia e adolescenza in quelle case dove vengono seguiti per bene, sgridati ogni tanto,educati, portati a scuola, a fare sport, al mare. Insomma si garantisce loro,nei limiti del possibile una vita regolare. Tuttavia gli educatori hanno il dovere professionale di non potersi legare troppo ai bambini, poichè alcuni rimarranno lì temporaneamente per essere poi reinseriti nella loro famiglia d’origine mentre altri otterranno lo stato di affidabilità o adottabilità e quindi abbandoneranno in via teorica la casa famiglia. Succedono però a volte cose strane: ad esempio che dei bambini anche di 11-12 anni pur essendo in stato d’affidabilità o di adottabilità, vengano adottati o affidati dalla e alla casa famiglia perchè non c’è richiesta. Sembrerà assurdo ma è così. Infatti essendo complicato l’iter burocratico per l’adozione o l’affidamento in Italia, molte coppie o single decidono di andare all’estero – chi può e chi magari ha come molti vip cittadinanza straniera – e usufruire, per snellire il logorante e lungo calvario della adozione o l’affido di bambini italiani, della possibilità dell’adozione internazionale. Ultimamente le cose si stanno complicando anche per quest’ultima tipologia di adozioni,per non parlare del fatto che -userò un nome di fantasia – Gabriele di 12 anni ormai quasi 13 sta ancora lì, alla faccia di chi diceva all’epoca del referendum sulla fecondazione assistita che i bambini uno può pure adottarli e che il problema è che non ce ne sono abbastanza perchè tutte le donne abortiscono (balle colossali). Ma dopo questa digressione sul perchè tanta attenzione da parte mia per questo tema, ritorno al nodo centrale delle mie speranze: Sono una accanita -da sempre- sostenitrice delle adozioni per i single, in quanto ritengo l’adozione una scelta a sè e non l’ultima spiaggia di chi non può avere figli. E’una scelta d’amore e di responsabilità che andrebbe in primis concessa a un singolo individuo che sia in coppia. O meno. A mio parere l’adozione così come l’affido deve essere responsabilità di una persona fisica ben definita soprattutto. In un’epoca in cui coppie e matrimoni durano poco e non sempre sono legami stabili. Nessuno del resto – che poi sia etero o omosessuale non importa – può avere garanzia che un certo assetto familiare – che magari in principio aveva accordato la possibilità di adottare un bambino – sia mantenuto. Per questo l’adozione è da intendersi come "io che mi prendo cura e dò amore ad un bambino che altrimenti non lo avrebbe da nessun altro". Nemmeno in caso il singolo individuo fosse omosessuale avrei obiezioni, anche perchè dovrebbero spiegarmi come farebbero ad accertarsene se magari io insieme ad un altro,così come un uomo, ci presentassimo come coppia di fatto felice e contenta e magari poi frugando sotto le mie o altrui lenzuola si scoprisse che ho gusti differenti da quelli "previsti" per legge. Definire coppie "meritevoli" poichè "normali" è una ipocrisia nonchè un invito plateale alla menzogna. Così come non sapremo mai se una perfetta coppia di coniugi di sesso diverso abbiano amanti o facciano altro. L’adozione è un atto d’amore e soprattutto un impegno che può prendere anche un solo individuo che si leghi in modo indissolubile ad un altro. Se poi quel bambino decide di chiamarmi mamma o papà meglio ancora, ma non deve essere la condizione di partenza in una famiglia stereotipata e impacchettata. L’amore è una conquista. Quel tipo di amore è una conquista per entrambi. ps: so che non è "professionale" esprimere i propri desideri in un articolo o in politica,ma lo ritenevo necessario e importante per riportare all’attenzione un tema troppe volte messo da parte.


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