Being Julia-La Diva Julia

Di Valeria Manieri

Che si sia giusto un pizzico in collera con qualcuno o con la vita,che si sia speranzosi con la propria esistenza e con il genere umano,che si gongoli per una recente vittoria amorosa o una vendetta contro un ex che ci ha fatte soffrire, che si miri ad essere arrampicatori sociali da 4 soldi o uno smascheratore di questi ultimi, risolleviamo le sorti tristi del cinema estivo dal un calo del 40 percento rispetto agli altri anni e andiamo al cinema, messieurs et mesdames. Ancora, che si abbia semplicemente voglia di andare a vedere dei bravi attori che recitano un bel film e un doppiaggio magistrale con Mariangela Melato con la sua voce graffiante dapprima stridente con i lineamenti delicati di Annette Bening – una diva Julia magistrale-, dannazione questo film va visto. Julia Lambert attrice inglese, diva per antonomasia, un po’ attempata ma sempre affascinante, una che ama farsi ricordare spesso quanto sia straordinaria poiché -in effetti- lo è. Un marito che la ama, una coppia che sia ama a “suo modo”, produttori teatrali, proprietari di un teatro a Londra, tutti immersi in un clima a tratti malinconico a tratti festoso anche fuori dal mondo della finzione . Un giovane Tom, americano T –O- M che ora diverte appena la nostra Julia, e poi la travolge totalmente, rendendola perfino patetica agli occhi stessi della diva, da sempre abituata a recitare un ruolo, una parte nel grande palcoscenico della vita. Una miriade di personaggi ruotano attorno a Julia: dall’amica onnipresente e un po’ ambigua, all’assistente tuttofare fida e scontrosa con tutti, all’amico evanescente gay, fino al defunto maestro di teatro, colui che tutto ha insegnato a Julia sul ridere, sul piangere, sull’amore sulla rappresentazione continua di se stessa. Il defunto maestro Langdon l’accompagnerà durante una specie di crisi di mezza età, un amore folle e smanioso verso il giovane americano la spronerà ricordandole gli insegnamenti grazie ai quali è sempre sopravvissuta egregiamente. Si abbandonerà giusto un pizzico, piangerà lacrime vere,ma alla fine, eccola Julia, torna e si riprende tutto ciò che ha perso, compreso il marito, il teatro, la piazza. Suo figlio, della stessa età del giovane amante, così estraneo e delicato, estraneo alle scene, così vicino a questa madre che sembra aver compreso e scoperto meglio di tutti e che adora, come gli altri del resto. Julia ci regalerà una chicca proprio alla fine, frutto della sua crudeltà, della sua astuzia e del suo genio: umilierà la nuova promessa del teatro Avis, amante inizialmente segreta del suo T–O-M, deliziandoci con una serie di gentilezze per la biondina che non tarderà a disperarsi e frignare. Questo film apparentemente parla di una diva, dei capricci e le sue vendette,ma ci sussurra le frivolezze dell’età del cuore e quella del fisico, della vanità di ogni donna,della farsa con un pizzico di verità che è la vita, dei ruoli che ci appiccichiamo addosso, del momento in cui ci accorgiamo e decidiamo che il nostro comportamento è intollerabilmente debole, ridicolo o solo non conveniente "La mia vanità è stata ferita più del mio cuore", questo ciò che disturba Julia maggiormente dopo l’abbandono. E’ meglio fingere ed essere degni protagonisti della propria esistenza, come su un palcoscenico e riprendersi con un colpo di scena improvvisato ma accuratamente meditato -ecco la vendetta- tutto ciò che si è perso lasciandosi nudi completamente. “In guerra e in… in… dannazione non mi ricordo… tutto è concesso.”


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