La Coca Cola torna in Iraq, dopo 40 anni

Da Corriere.it

BAGDAD – Quando Vasco Rossi cantava «Bevi la Coca Cola che ti fa bene, bevi la Coca Cola che ti fa digerire…», gli iracheni giovani sapevano a mala pena che cosa fosse la magica bevanda marrone che ha fatto impazzire grandi e piccoli da quando è nata, più di un secolo fa. Per 40 anni, ovvero dal 1968 – quando la Lega Araba la incluse in una lista nera di aziende da boicottare per i loro rapporti d’affari con Israele – la Coca Cola è stata bandita dal Paese retto da Saddam Hussein. E adesso che la «normalizzazione» è arrivata, anche se lastricata di morti, la multinazionale torna a mettere piede là dove era malvista, siglando una joint-venture con due società mediorientali che imbottiglieranno e distribuiranno la bevanda. «GUERRA» IN VISTA – E se ci sono migliaia di iracheni assetati che sognano di attaccarsi a una gelida lattina, ad attendere il ritorno della «Coca» c’è anche – a denti armati – la sua più temuta concorrente, Pepsi. I due marchi, da sempre in guerra, si contendono 26 milioni di nuovi consumatori e la Pepsi parte avantaggiata: è leader in Medio Oriente nel mercato dei soft drinks. Ma il quotidiano britannico The Guardian mette altre «pulci all’orecchio» della multinazionale di Atlanta: dovrà combattere anche contro il brigantaggio, che minaccia le forniture, e la percezione della Coca Cola come marchio legato a Israele e ai «sionisti americani». LAVORATORI LOCALI – Il ritiro della Coca Cola nel ’68 lasciò campo libero alla Pepsi e anche quando nel 1991 il boicottaggio della bevanda terminò, la guerra nel Golfo e le sanzioni impedirono alla multinazionale di tornare in Iraq. Ora il colosso Usa può rientrare a testa alta nel mercato grazie a un accordo con la società turca Efes Invest, e la sua partner irachena HMBS, che imbottiglierà la Coca Cola in Dubai e la distribuirà poi in Iraq. «Un’azienda locale imbottiglierà la bevanda impiegando persone del luogo per farlo – ha spiegato al Guardian un portavoce della multinazionale -. È così che succede nella maggioranza dei 200 paesi sparsi per il mondo in cui operiamo, sebbene siamo percepiti come una società americana». VOGLIA DI NOVITA’ – A Bagdad la notizia del ritorno della Coca Cola è stata accolta con sentimenti contrastanti. Secondo Abbas Salih, rivenditore all’ingrosso di bibite, sarà un fallimento. «La Coca Cola fa affari con gente che spara ai nostri fratelli in Palestina. Come possiamo berla?» ha detto Salih. «Se si mette una lattina di Coca Cola davanti allo specchio, nel logo si legge la frase "No Allah" o "No Maometto", non ricordo quale delle due» ha osservato Abu Ream, proprietario di un negozio di alimentari nella capitale irachena, che però prevede che Coca Cola vincerà la «guerra» con Pepsi. «La gente qui ama la novità», ha spiegato.


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