Voci dal live 8 di Johannesburg

Di Luca Fortis

E’ sconcertante come l’unico evento del live 8 che si sia tenuto in Africa sia passato del tutto sotto silenzio. Posso capire che Mandela non possa vantare la stessa esperienza di Robbie Williams riguardo ai problemi del continente nero, ma che i media italiani nemmeno citino il concerto di Johannesburg è forse un po’ eccessivo. Nella città sud africana non vi sarà stata la folla presente a Philadelphia, ma vi era il doppio della gente presente nella pur molto citata Tokio. La piazza conteneva infatti ventimila persone. Mandela ha aperto il suo discorso dicendo che sarebbe un crimine contro l’umanità voltare le spalle ai poveri del mondo. Ha poi messo in luce come si spenda molto più in armamenti che nella distribuzione di farmaci contro l’A.I.D.S. L’ex presidente sud africano ha poi affermato che il segreto per combattere la povertà risiede nella giustizia, nel commercio e nel cancellare il debito ai paesi poveri. Il Mail e Guardian riporta inoltre il parere di alcune persone presenti nella Mary Fitzgerald Square di Newtown, sobborgo di Johannesburg. Nizah Letsholo , musicista reggae dice di essere presente per la musica e che si diverte, ma che non crede che la sua presenza possa combattere la povertà, infatti asserisce che la gente ricca è altrove. Ntombikanina Malinga invece sostiene: “I leader africani devono modificare il loro modo di far politica.” Dice che è presente perché è un iniziativa mondiale e per altro si tiene davanti alla porta di casa sua! Aggiunge che gli africani devono pensare a se stessi perché gli altri badano ai loro interessi. Dominick Pettersson, un ragazzo, sostiene di essere venuto per il Reggae e aggiunge che da solo non può far niente, ma che la moltitudine fa la forza. Uno dei cantanti Zola ha rivelato alla folla il suo desiderio di portare a spasso Blair per Soweto. In conclusione penso che nonostante questi concerti rischino di essere solo una cerimonia di auto assoluzione collettiva, essi riportino quantomeno l’attenzione pubblica sull’Africa. Condivido abbastanza le opinioni di Paolemili sulle reali necessità del continente, però penso anche che questi eventi quanto meno aiutino il dibattito sul futuro dell’Africa a decollare in un distratto occidente. La seconda riflessione riguarda gli africani. Una delle grandi intuizioni di Steven Biko fu quella di capire che il futuro dei neri doveva essere in mano loro e non nelle grandi, altisonanti ma spesso effimere promesse dei liberal Bianchi. Queste parole valgono anche oggi in un contesto diverso. E se gli europei invece di guardarsi allo specchio, fieri della loro bontà, collaborassero di più, non tanto con la spesso corrotta classe dirigente africana, ma con le classi medie e borghesi presenti nel continente avrebbero molte sorprese. Le classi medie chiedono a gran voce commercio e noi glielo neghiamo… inoltre, sorpresa delle sorprese, chiedono anche democrazia! Zimbawe Docet!!


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