Salvate l’Africa dalle rockstar… e da Veltroni

Di Marco Paolemili

Duran Duran, Faith Hill, Laura Pausini, Max Pezzali, Jovanotti, Elisa, Gemelli Diversi, Articolo 31, Le Vibrazioni, Negrita, Zucchero, sono solo alcuni dei grandi nomi che si esibiranno oggi 2 luglio al Circo Massimo di Roma, sul palco del “Live 8 2005”, un concerto che in contemporanea si terrà nelle piazze di altre città europee e statunitensi. Il messaggio nobile è “salviamo l’Africa”, un messaggio e una missione molto cari ai cantanti di tutto il mondo (chi non ricorda la bellissima canzone di Michael Jackson e Lionel Richie “We are the World”?).Ogni anno vengono raccolti milioni di dollari e di euro per aiutare le popolazioni africane, eppure l’Africa è sempre lì, con la stessa povertà e con le solite migliaia di rifugiati che sfuggono dalle carestie e dalle guerre civili, cercando di costruirsi una nuova vita in un paese occidentale. A riprova di ciò, dei grandi sforzi umanitari fatti da questi cuori nobili, ci sono i dati: fra il 1960 ed il 2005, sono stati spesi più di 450 miliardi di dollari (il dato è al netto dell’inflazione), a vantaggio dei Paesi africani. Contemporaneamente, però, fra il 1975 ed il 2000 il Pil africano pro capite è sceso in media ad un tasso dello 0,56% annuo. Nell’Asia meridionale, che ha ricevuto solo il 21% degli aiuti incassati dall’Africa, nello stesso periodo invece il Pil pro capite è cresciuto con un tasso medio del 2,94% l’anno. In più l’associazione "Transparency International" pubblica ogni anno un indice di corruzione percepita che evidenzia come negli ultimi anni la corruzione dei paesi africani sia cresciuta sensibilmente. Sembra proprio che queste operazioni benefiche siano poco più di transazioni bancarie che a volte avvengono da un conto corrente ad un altro della stessa banca svizzera. Il denaro inviato viene il più delle volte versato nelle casse di Stati governati da dittatori corrotti che riversano a loro volta gran parte della ricchezza della nazione nei propri conti privati e segreti. Altre volte invece ritornano al paese che li ha donati, come pagamento alle fabbriche di armi, comprate dagli eserciti che soffocano nel sangue i tentativi di ribellione ai regimi tirannici. Questi aiuti (esentasse), che sono briciole per cantanti dai fatturati miliardari, fanno meglio all’immagine e alle vendite di dischi di Bono e compagni che agli Africani (che tanto i soldi per comprare un disco degli U2 o di Jovanotti non li avranno mai). Anzi, bisognerebbe proporre a questi artisti di smettere di fare i benefattori e di trovare un altro modo per farsi pubblicità e ai politici di smettere di accogliere sui loro palchi queste persone, che più di una volta si sono dimostrati inutili per le loro campagne elettorali (i Democratici americani non hanno vinto le elezioni, il referendum sulla legge 40 è stato disertato in massa, la sinistra italiana ha perso le scorse elezioni politiche). A queste persone non importa nulla delle popolazioni africane, la loro povertà non fa che generare ricchezza per questi benefattori che possono sicuramente considerare questi concerti umanitari un ottimo investimento. La corsa a Palazzo Chigi nel 2011, la riconferma al Campidoglio per il sindaco di cartapesta Veltroni passa soprattutto per questi inutili interventi a basso costo, dai risultati nulli ma che la gente comune non può verificare, e dal grande ritorno d’immagine. La beneficenza, per meglio dire l’elemosina, del mondo occidentale non aiuta l’Africa, ma la costringe a rimanere povera e dipendente dai paesi ricchi. La costringono a rimanere sotto il giogo di dittatori finanziati anche dalle rockstar, le quali non sono per nulla interessati a sapere dove finiranno e come saranno spesi quei soldi. Il tornaconto di questa gente finisce in pochi minuti, una volta scesi dal palco, una volta finita l’ovazione del pubblico ingenuo. Gli aiuti all’Africa devono passare per interventi mirati, tesi alla democratizzazione dell’intero continente, con un monitoraggio dei fondi, che non devono perciò essere distribuiti a pioggia. Conoscete la storia del pifferaio magico? Veltroni e i politici come lui, sono pifferai che usano il loro strumento, i concerti con artisti compiacenti, per incantare ignari topolini e bambini. Il finale non è allegro, come non è allegra la situazione di un continente così lontano e così impegnato a sopravvivere da non udire le urla di gioia, le canzoni di pace e i comizi di sciacalli travestiti da benefattori.


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