Alla ricerca del leader perduto

Di Filippo Modica

In questi mesi, più volte, mi è capitato di trovare amici e compagni stupiti dell’involuzione teocon dell’Elefantino del Foglio, al secolo Giuliano Ferrara. Il simpaticissimo e furbissimo giornalista-politico (più giornalista o politico?) ex comunista, ex socialista, prossimamente ex berlusconiano, ha potuto prendere in giro, in tutti questi anni, solo coloro i quali non conoscevano, o meglio, hanno trascurato alcune costanti della sua biografia. Figlio del togliattiano Maurizio, Giuliano Ferrara è cresciuto e si è formato nella più assoluta osservanza dell’ortodossia marxista-leninista-stalinista. A me verrebbe da dire: si vede pure oggi… Essendo dotato di buon fiuto, abbandonò il PCI parecchi anni prima della caduta del Muro di Berlino per approdare al PSI di Craxi (nel frattempo aveva cambiato pure referente internazionale, divenendo addirittura una spia della CIA!) negli anni in cui il leader socialista, riuscendo a contrastare l’egemonia democristiana, era riuscito con il suo decisionismo, la sua spregiudicatezza e la sua visione modernizzatrice a conquistare Palazzo Chigi. Da Stalin e Togliatti a Craxi… Partiti, epoche, programmi radicalmente diversi, ma ecco sempre presenti due costanti: il Potere e l’Uomo forte. Due elementi che hanno sempre avuto un incredibile appeal su Ferrara. Travolti il PSI e Craxi dall’ondata moralizzatrice (e per molti versi ipocrita) di Mani Pulite, chi mai poteva essere per l’Elefantino il nuovo Uomo forte? Quale nuovo Potere poteva sostituirsi al PCI di Togliatti e al PSI di Craxi? Non poteva essere che lui, Silvio Berlusconi, uomo di destra, uno che politicamente non avrebbe dovuto avere niente a che fare con Ferrara, anche se non vanno trascurati i buoni rapporti che intercorrevano fra Bettino e il Cavaliere (anche se da qui a definire Berlusconi socialista ce ne passa…). E in effetti, molti socialisti allora preferirono il Cavaliere ad una sinistra che ritenevano giustizialista a antisocialista (cose che capitano solo in Italia…). Insomma, la transumanza da Sinistra a Destra era stata completata. Certo, il fondatore del Foglio era molto cambiato dal punto di vista politico rispetto ai suoi esordi, ma rimanendo sempre fedele al suo obiettivo di sempre: la ricerca dell’Uomo forte da consigliare e del Potere da ossequiare. Ora, non si può dire che Ferrara sia solo un leccapiedi da quattro soldi, altrimenti non sarebbe rimasto sulla cresta dell’onda tutti questi anni. Di tanto in tanto, critica il leader di riferimento, anche con toni molto duri (ricordate lo scorso anno, a proposito dell’affaire potere di grazia: "Questa Destra cialtrona…"?), ma poi torna ad essere quello di sempre: dialogante con tutti, implacabile con gli avversari più acerrimi (oggi, i "laicisti"), sempre sollecito e pronto a fornire delle dritte al Capo. Rendendosi, però, conto del progressivo indebolimento berlusconiano, il nostro, da più di un anno a questa parte, sembra sempre più alla ricerca di nuovi punti di riferimento, di nuove certezze. E, in parte, le ha trovate… Il pensiero teocon, George W. Bush, Papa Ratzinger… D’altronde, lo stesso Giuliano ce lo aveva spiegato poco più di due anni fa, ospite de L’Infedele, condotto da Gad Lerner: egli non è mai stato un liberale, al massimo può dire cose liberali (sempre di meno, a parer mio), ma resterà sempre un ex comunista. Una confessione che dovrebbe far riflettere molti amici e compagni foglianti ed ex foglianti che si erano un po’ troppo illusi sul conto di Ferrara. Ed ecco, ancora una volta, il nostro Elefantino innamorato dell’Ordine, dell’Autorità, dell’Assolutismo… No, non vi preoccupate, è sempre lo stesso, ha solo cambiato le Sacre Scritture e il colore delle bandiere… A proposito, secondo voi, chi sarà il prossimo Uomo forte da spalleggiare? Il Potere da ossequiare? Facile, abbiamo già capito tutti che Ferrara guarda al Vaticano, adesso manca solo una nuova Democrazia Cristiana ed un ex radicale da candidare a Palazzo Chigi… Vero, Cicciobello?


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