Pera, l’incompreso!

Di Luigi Pavone

Michele De Lucia ha in diverse circostanze sottolineato che le posizioni dell’attuale presidente del Senato, il filosofo della scienza Marcello Pera, nel dibattito circa l’introduzione nel trattato costituzionale europeo di un esplicito riferimento alle radici cristiane dell’Europa sono molto diverse da quelle che lo stesso Pera professava qualche anno fa, quando scriveva che il cristianesimo parla all’uomo e non alle istituzioni politiche. Se non che, Michele De Lucia sostiene una teoria della varianza delle opinioni che non condivido. Secondo tale teoria è possibile cambiare opinione, a condizione di lasciare passare un periodo di tempo molto più lungo da quello lasciato passare da Pera, e a patto di non fare come i gamberi, passando dalla teoria eliocentrica a quella tolemaica. Io sostengo una teoria della varianza delle opinioni alternativa. Sostengo che è possibile cambiare opinione a condizione di fornire delle motivazioni che militano a favore della nuova opinione e contro la vecchia. In lungo e in largo, Pera ha esibito tali motivazioni: con la Chiesa cattolica egli condivide la battaglia contro il relativismo etico, ritenendo che il relativismo sia pericoloso anche per le istituzioni politiche, ritenendo altresì che il cristianesimo, inteso come religione civile, possa fornire un efficace strumento contro il relativismo e contro le conseguenze negative che esso ha per le istituzioni politiche. La teoria De Lucia non consente di volgere la giusta attenzione a tali motivazioni, guarda semplicemente alle tesi e non alle argomentazioni che le sostengono. La teoria Pavone invece invita ad esplorare le motivazioni. Ho in diverse occasioni mostrato i motivi per cui l’introduzione delle radici cristiane non riesce a soddisfare insieme le condizioni di laicità e il carattere normativo del trattato costituzionale. Se non che, a onor del vero, Pera intende il cristianesimo non come confessione, ma come religione civile. E per dare un orientamento alle critiche contro Pera – anche a quelle di De Lucia –, a me pare che una via possibile sia quella di indicare il carattere alquanto indefinito di ciò che si deve propriamente intendere per cristianesimo inteso in modo non confessionale. Al riguardo Pera è stato e continua ad essere molto vago.


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