Beneficio del dubbio, diffidiamo dalle Verità

A cura di Valeria Manieri, intervista di Antonella Piccolella

Antonella è una studentessa di scienze politiche che ha presentato questo lavoro per l’esame di sociologia della comunicazione (ha preso 30, complimenti!) e che mi ha incontrata in quelle famose riunioni del collettivo di scienze politiche di roma 3 durante le quali -in seguito agli scontri fascisti e antifascisti per intendersi,manganelli e "signor preside metta le targhe fuori dall’università"- denunciai che la situazione era ormai inaccettabile e mi presentatai con la foto di Gandhi a quei giovani assetati di spirito di rivalsa -presunta- antifascista. Parlai anche di generazione L come strumento che offrivamo per un dialogo tra le parti..parlai del mio essere radicale.Li intervistai quei ragazzi,poi capitò una cosa particolare: tra i tanti che scossero la testa,ce ne fu una che mi fermò all’uscita e mi chiese se poteva farmi qualche domanda. Ed ecco questa intervista. Venne in radio a vedere cosa facevano questi pazzi. Ci incontrammo davanti ad un mc donald-tanto per capire che la globalizzazione a me andava più che bene:-)- e rilasciai questa intervista con molto stupore e con molta curiosità. Sono lieta che oggi questo lavoro possa essere pubblicato su questo sito e sono contenta che quel giorno una ragazza abbia trascorso con me e Adriano una ora intera a discutere, interrogarsi,porre delle critiche, insomma dedicare del tempo non solo alla cosa radicale in generale, ma anche allo studio per questo progetto specifico come strumento, come finestra aperta sui problemi di questa generazione. «Mi piacerebbe mettere tanti dubbi alle persone, non fornire certezze, comunicare che forse non solo non è tutto oro quel che luccica, ma soprattutto che non è una garanzia non occuparsi di politica, tanto comunque la politica si occupa di te. Tanto vale capirne qualcosa di più .» Valeria Manieri iscritta alla Facoltà di Scienze Politiche racconta il suo impegno politico e la sua collaborazione al progetto di comunicazione nato in area radicale “Generazione L” di cui è cofondatrice. -Ci dice- «Si tratta di creare un canale d’informazione alternativo il cui scopo principale è proporre, sotto una veste originale, argomenti di stretta attualità politica ad un mondo giovanile sempre più disinteressato perché spesso assuefatto o travolto da tali tematiche.» Nato con l’intenzione di pubblicare un mensile con la collaborazione degli aderenti di tutta Italia, “Generazione L” ha assunto la forma di una trasmissione radiofonica quindicinale in onda su Radio Radicale. Dotato di un canale web con giornale on-line (http://www.generazioneelle.it/), recentemente il progetto ha potenziato il contatto con i licei come spazio aperto di informazione e dibattito come nel caso del faccia a faccia Pannella-Ferrara tenutosi lo scorso 20 maggio presso il Liceo romano Mamiani. Perché ti sei avvicinata al Partito Radicale e in quale ideale ti sei riconosciuta? «Mi sono avvicinata al Partito Radicale perché ero molto attenta alle attività seguite dalla signora Emma Bonino. Mi aveva affascinato la personalità di Marco Pannella, persona che stimo moltissimo per coraggio, idee, forza di proporle anche in modi particolarmente originali.» Credi che dopo tanta superficialità stia tornando un coinvolgimento politico tra i giovani? «L’apatia è un male che può essere combattuto. Se le coscienze sopite vengono in qualche modo intaccate, se si riesce a far ragionare la persona, non imponendogli delle idee, ma facendogli delle domande specifiche, qualche dubbio ai ragazzi viene. Se non c’è informazione, se non c’ è possibilità di scelta, se non c’è il cosiddetto principio del “conoscere per deliberare” non ci può essere partecipazione politica o sarà molto limitata. Per questo cerchiamo di fare informazione dando spazio a tutti.» Valeria imputa alla presenza egemone dei blocchi di Destra e Sinistra il condizionamento dello spazio a disposizione dei piccoli gruppi politici. «La politica è comunicazione, comunicazione che nel caso del partito Radicale manca, e non per deficit del partito ma per la disattenzione strategica che il mondo dell’informazione attua nei confronti di un gruppo che porta avanti moltissime iniziative importanti che non vengono rese note.» Non si tratta di complesso di accerchiamento ma di una realtà che vanta innumerevoli esempi come nel caso dell’incontro organizzato dall’ong di ambito radicale “Non c’è pace senza giustizia” lo scorso anno nello Yemen. Nonostante Emma Bonino fosse riuscita a riunire 1000 rappresentanti di provenienza internazionale per parlare di democrazia, notizia che ha avuto forte risonanza nel mondo arabo data la presenza di molti suoi rappresentanti, il fatto è stato assolutamente ignorato in Italia. Allo stesso modo con il Referendum sulla procreazione assistita non solo al momento della raccolta delle firme, nonostante se ne avessero oltre un milione, c’è stato il rischio che la richiesta saltasse fino alla scesa in campo dei DS e alla decisione della trasmissione Report di fare informazione, ma ancora adesso, a poco meno di un mese dal voto, lo spazio mediatico viene ripartito di modo che ai sostenitori del Si ne spetti un terzo, mentre ai sostenitori dell’astensione e del No, che di fatto sostengono la stessa posizione anche se con una scelta elettorale diversa, ne spettino i due terzi. Le tre Elle radicali (liberalismo, liberismo e libertarismo) non rischiano di sfociare in individualismo anti-identitario? «Non ho mai visto l’individualismo come un pericolo. Non si tratta di individualismi egoistici, si tratta di riuscire ad avere le proprie idee senza che per questo debbano necessariamente diventare legge per tutti. Qualsiasi idea forte rischia sempre di condizionare, di plasmare un animo, peggio se lo diventa per legge.» Il 12 e 13 giugno si andrà alle urne, auspichi un impegno maggiore tra i ragazzi in questa occasione? «Penso che l’appuntamento con il referendum possa essere una sorta di riscatto di questa generazione grazie alla possibilità di occuparsi di un tema che li riguarda direttamente. Noi saremo il futuro, questa legge toccherà il nostro diritto alla salute, il nostro diritto a diventare genitori. Problemi come quello della sterilità sono largamente diffusi e purtroppo sono in crescita, senza contare che abbiamo il dovere di ribadire anche il concetto di laicità dello Stato.» Valeria ha 21 anni ma ha sempre avuto un’idea alta della politica, ha sempre diffidato di chi la pratica per professione, ed è anche per questo che non ha ancora mai pensato ad una carriera in questa direzione. «Una delle mie nonne nelle grandi discussioni di famiglia diceva di non gridare, di non discutere tanto animatamente di politica altrimenti ci si “infucava” ci si “strozzava”. Credo di aver mantenuto quel tipo di abitudine, di non parlare di politica a bocca piena e non immischiarla con cose che con la politica c’entrano poco, come gli interessi personali». Ciò a cui hanno mirato con il loro progetto non è stato creare “il Partito radicale dei piccoli”, anche perché storicamente i radicali non hanno mai avuto una sezione giovanile, ma riunire giovani volenterosi di fare e cambiare. «Bisogna sempre rischiare di essere novità, sia per l’esterno sia per l’interno» tuona Pannella e Valeria M. fa eco «c’è sempre bisogno in tutti i partiti di differenze forti anche, di partecipazioni diverse che favoriscano la capacità di crescita. La cosa che mi ha affascinato di più dell’ottica radicale è stato il fatto di renders
i sempre irriconoscibili, benché sia stata delineata una certa ciclicità nei loro modi». A lei non interessa che sia la sua idea ad uscire forte e chiara ma che l’invocato scossone delle coscienze avvenga. «Noi siamo troppo sbrigativi nel voler archiviare certe questioni, io penso che in Italia ci siano degli argomenti che debbano essere trattati assolutamente perché siamo fuori dall’agenda europea per tante cose: le unioni omosessuali, l’eutanasia, la stessa fecondazione assistita. La politica deve occuparsi di questo, lasciando maggiore libertà di scelta possibile. Non si può lasciare la legalizzazione dell’ipocrisia e l’illegalità della libertà di coscienza perché questo è il paradosso. In Italia c’è molta timidezza nell’affrontare certi argomenti e una tendenza generalizzata a dimenticare tutto dopo qualche giorno.» Dopo un anno di impegni Valeria fa un bilancio dell’attività svolta e pensa al domani di Generazione L. «E’ difficile stabilire che cosa se ne vuole fare, se è stata una bella esperienza o se la si vuole continuare e in qualche modo legalizzare. Noi non siamo un’associazione, noi siamo delle persone che fanno delle cose, non abbiamo uno status giuridico definito.» Di una cosa certo è convinta, al di là di quello che farà nella sua vita, intende mantenere attivo il suo impegno di cittadina informata che vuole informare. Continuerà a tentare di divulgare un’etica, una filosofia delle scelte; ad insinuare quel tarlo mirante a generare una contaminazione positiva e ad invocare il socratico “gnòti teautòn.”


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