Calcoli

Di Fabrizio Amadori

Il fallimento del referendum ha mostrato la vera faccia di Berlusconi. A chi pensava che con lui fosse possibile un dialogo, ricordo che, nel bene e nel male, gli unici a dare una mano importante sono stati i membri della sinistra. Per calcolo? In parte sì, ma non può essere il calcolo a fare la differenza, dato che un calcolo di segno opposto l’ha fatto Berlusconi, con un risultato ben più efficace… A tal proposito propongo un mio vecchio pezzo sulle regionali, dove consiglio il premier di continuare a farli, i suoi benedetti calcoli: questa volta, però, nell’interesse di tutti. Le elezioni regionali hanno spinto a riflettere: per alcuni si è trattato di un risultato prevedibile, per altri no. Questa seconda posizione si giustifica facilmente ed è espressa da chi ritiene eccessiva la sconfitta. Anche su questo non siamo tutti d’accordo, e ci poniamo il problema del mancato “sfondamento” della sinistra. Se Berlusconi piange e gli “altri” non hanno motivo di gioire, dovremo farci alcune domande circa la situazione politica attuale. Se veramente ci trovassimo in un momento di incertezza “strutturale”, non avrebbero dovuto vincere le forze estreme? Ma non si tratta qui di lanciarsi in elucubrazioni sterili. Se Berlusconi avesse fatto il proprio dovere non sarebbe successo niente: in pari con le promesse agli italiani, avrebbe ottenuto un buon risultato. Ed anzi, come alcuni sostengono, avrebbe addirittura “sfondato”. Avrebbe convinto gran parte di coloro che non vanno a votare, e quanti di solito ritengono la politica una perdita di tempo. È chiaro infatti che Berlusconi ha iniziato a fare politica con i riflettori addosso, puntati da tutte le direzioni, come un attore solitario al centro di un palcoscenico enorme. Quale occasione perduta! Invece di approfittarne, di dar ragione alle aspettative di Giuliano Ferrara (“Stupor mundi”, vi ricordate?), ha deciso di seguire la strada peggiore: quella di mettersi in un angolo del palcoscenico, di spalle, pensando di non dare nell’occhio e di poter giochicchiare… Invece di riempire di contenuti (politici) l’immagine che si era creato, quella di chi poteva controllare tutto dall’alto, ha fatto il contrario. Berlusconi aveva generato un’aspettativa enorme, oggi molti lo votano considerandolo il male minore; e così, a causa dei riflettori che continuano imperterriti a puntarlo, a risaltare, ora, sono i suoi difetti. Tali difetti, evidentemente, rimangono vaghi. Per intenderci, non si tratta tanto della difesa dei suoi interessi, quanto di fare il punto della situazione e capire in quale misura gli stiano a cuore quelli degli italiani. Non sembrerebbe molto, a giudicare dai risultati. L’alternativa è pensare che non sia granché capace: economia fiacca, relazioni europee tese, relazioni con gli alleati di governo rissose, oggi il caso Calipari e l’ambigua risposta americana. Ma Berlusconi messo alle strette sfoggia ogni volta la propria ricchezza personale, che è anche una colpa, o motivo di invidia, agli occhi degli italiani normali, e dimentica di considerare ogni situazione, compresa la propria, almeno bifronte. Davanti a tale complessità, a partire da quella della sua immagine, egli sembra inadeguato. Ma non potremo dirlo più se egli riuscirà a riacciufare per la coda quella realtà che sembra sfuggitagli di mano, innanzitutto in campo economico e finanziario. Se occorrerà cambiare registro e chiedere agli italiani sacrifici, lo sfoggio di ville e bei vestiti dovrà terminare. I calciatori, gli amici importanti, per non parlare delle veline non fanno altro che creare sogni irrealizzabili e generare aspettative, fondate sul desiderio di emulazione, controproducenti in tempi di crisi. A meno che non si voglia prolungare il Grande Sogno (alias Grande Inganno?). Potremo continuare a sperare di diventare come Pietro Taricone, ma dovremo accettare di perdere potere economico senza battere ciglio. Potremo continuare a credere nelle favole perché il mondo della televisione è bello e luccicante, ma non stupirci quando chiuderanno qualche rete, per essere trasferita altrove, in una nazione più ricca. Solo allora, orfani degli amici dell’isola o della fattoria, ritorneremo mogi mogi a ripensare ai nostri errori. Speriamo che il primo a ravvedersi sia proprio Berlusconi, a cui chiederei di porre fine alla parte peggiore del berlusconismo, quella che cavalca l’onda della sterile emozione.


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