Potere di Grazia. Ciampi si rivolge alla Corte costituzionale

Di Federico Punzi

Lunedì sera è stato reso noto che il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha sollevato davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, riguardo alle prerogative del presidente della Repubblica sul potere di grazia. La decisione è collegata alla vicenda della grazia a Ovidio Bompressi, dopo che il contrasto emerso con il ministro della Giustizia Roberto Castelli che ha sempre dichiarato di non avere alcuna intenzione di controfirmare la proposta di grazia. Rese note le motivazioni del ricorso di Ciampi: la concessione della grazia esula del tutto da valutazioni di natura politica, e tanto meno può essere riconducibile all’indirizzo politico della maggioranza di governo». Ed è «un potere sostanzialmente presidenziale» e per questo motivo «non può dubitarsi» che la controfirma del Guardasigilli costituisca «un atto dovuto, che il ministro stesso non può rifiutare». La controfirma del ministro è o no un atto dovuto? Intorno a tale quesito ruota la disputa giuridica sul potere di grazia del presidente della Repubblica. Il potere di grazia è duale, cioè ne è responsabile anche il ministro, oppure è di esclusiva competenza del Capo dello Stato e la controfirma ha una funzione meramente notarile? «Accolgo con favore l’iniziativa che farà chiarezza una volta per tutte sulla natura del potere di grazia. In questo modo ciascuno potrà assumersi finalmente le proprie responsabilità», ha commentato Castelli. Il ricorso è già stato trasmesso alla cancelleria di Palazzo della Consulta. I tempi della decisione, in ogni caso, si prospettano non brevi. Probabilmente se ne parlerà in autunno, visto che fra due settimane lavorative si aprirà la pausa estiva e la Corte riprenderà i suoi lavori l’ultima settimana di settembre. La camera di consiglio si riunirà prima per pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso, per passare successivamente all’esame nel merito. Lo scorso 24 novembre 2004 il presidente si era detto «determinato» a graziare Bompressi. E ancora prima, l’8 aprile 2004, durante lo sciopero della sete di Marco Pannella, Ciampi aveva espresso l’intenzione di proseguire «fino al chiarimento definitivo» della questione del potere di grazia. Per Pannella e i radicali, la vicenda nata come "caso Sofri" riguarda invece «l’attentato al Potere costituzionale di Grazia». La legge 400 del 1988 stabilisce che l’iniziativa presidenziale di grazia può essere avviata anche senza proposte né richieste da parte del detenuto o del ministro. Mentre secondo l’articolo 87 della costituzione il presidente della Repubblica «può concedere grazia e commutare le pene», secondo l’articolo 89 «nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità». Ma la controfima del ministro Guardasigilli ha molti giuristi «un valore costativo, di notaio che attesta la provenienza dell’atto». Secondo la riforma dell’89 il ministro della Giustizia non è "proponente", ma "competente", la controfirma su un atto di competenza del presidente è «un obbligo» e se Castelli la negasse «violerebbe la Costituzione e la legge». Rispetto all’iniziativa odierna di Ciampi, c’è da dubitare della fondatezza del conflitto di attribuzioni fra poteri dello Stato: è un singolo ministro un potere dello Stato? Il Governo è un potere dello Stato le cui attribuzioni possono trovarsi in conflitto con quelle del Quirinale. Alcuni mesi fa, da questo punto di vista, Pannella auspicava che Ciampi firmasse i provvedimenti di grazia lasciando semmai al ministro la decisione di rivolgersi, tramite il governo, alla Corte costituzionale. (Federico Punzi)


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