Ultime battute della campagna referendaria

Di Astrid

Un vivace dibattito impazza tra i bloggers sulle tematiche inerenti l’abrogazione della legge 40/04. Ma gli assidui frequentatori delle blog-community, gli autentici “blog addicted”, rappresentano solo una ristretta cerchia di eletti iniziati alle meraviglie delle nuove frontiere della comunicazione high-tech, libera da ogni vincolo e censura, aperta a 360° al pluralismo ideologico. Ma che dire delle larghe schiere di “elettori su mandato”? Mi riferisco a quanti non hanno ponderato con coscienza e volontà una scelta personale, autonoma, frutto di una riflessione critica, ma che si limitano a rimanere “spettatori passivi” delle dinamiche politico-sociali del paese, per indifferenza, ignoranza, o addirittura indolenza. Mi riferisco a tutti coloro che il 12 e 13 giugno esprimeranno la loro preferenza (per il sì o per il no all’abrogazione referendaria della legge 40, o che si asterranno dal voto) unicamente per assecondare i dettami del proprio partito di appartenenza, della propria confessione religiosa, spinti in modo acritico da una sorta di istinto gregale. Come emanciparsi da tale condizione di sudditanza ideologica? I canali di informazione tradizionali si dimostrano incapaci di sopperire alla patologica mancanza di attenzione del grande pubblico verso le implicazioni che seguiranno l’esito delle votazioni. Senza annoverare le influenze a senso unico che si riscontrano non di rado nell’informazione proposta agli utenti, anche nell’ambito del servizio pubblico. Si tratta di un dato davvero poco edificante, che trascende la tematica della ormai prossima consultazione referendaria in materia di procreazione assistita e libertà di ricerca scientifica. Non si tratta di mancanza di democrazia, come affermato da alcuni. Ma di un deficit di “cultura democratica”, difficile da colmare nel breve periodo, che produce inesorabilmente la carenza di partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica del Bel Paese. L’educazione civica insomma è diffusa in modo non proprio capillare. E questo, per tenerci sul “basso profilo”.


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