I giovani che non si astengono

Di Marco Paolemili

Più volte è stato fatto il tentativo di classificare la nostra generazione, etichettarla, attribuirle un segno distintivo. E’ un tentativo non certo facile, benché i giovani, soprattutto quelli più giovani, tendano a cadere in conformismi abbastanza identificabili. Senz’altro una cosa contraddistingue la nostra generazione: il computer. Siamo nati con le consolle a pochi colori e dai disegni sgranati, passati per i primi personal computer e approdati ad internet. I bambini di allora, oggi adulti, sono stati i pionieri di questa tecnologia, e ancora oggi danno il loro grande contributo allo sviluppo inarrestabile di questa tecnologia. Recenti stime danno l’Italia ancora fanalino di coda nel possesso di computer, con solo il 27% delle famiglie che ne hanno uno in casa. A questi vanno aggiunti però i pc degli uffici, delle università e degli internet cafe. La nostra generazione è in rete, può comunicare facilmente con coetanei a migliaia di chilometri di distanza, i giovani oggi sanno cosa vuol dire globalizzazione sicuramente meglio di quanto lo sappia la classe politica, sanno che non esistono più confini così marcati tra paesi e che la tecnologia realmente non conosce frontiere. Per questo motivo forse sa che non è più possibile astenersi, sa che anche spegnendo il proprio computer il mondo lì dentro continua ad andare avanti e a progredire giorno dopo giorno scambiandosi conoscenze. Perfettamente quello che accade nel mondo della scienza, dove ogni scoperta, ogni conquista è conseguita grazie ad una rete. I giovani lo sanno e sanno che andare a votare è necessario, è necessario votare sì per non rimanere indietro, non spegnere il computer astenendosi rischiando di ritrovarsi un giorno a riaccenderlo e trovare una comunità che parla una lingua diversa dalla nostra, che ha dei benefici che noi non abbiamo. Noi del comitato Giovani per il sì, capiamo bene l’importanza delle nuove tecnologie comunicative, infatti il nostro appello, diffuso via internet prima ancora che sulla carta stampata, è firmato da numerosi blogger, i quali, insieme a tutti gli altri che vi hanno aderito lo hanno potuto fare esclusivamente attraverso un indirizzo e-mail. Non è la prima iniziativa a favore del referendum che nasce e vive su internet, potete trovare migliaia di siti che parlano di fecondazione assistita, molti dei quali sono fonte inesauribile d’informazioni ed agende sempre aggiornate su tutte le iniziative referendarie. Come non ricordare poi l’iniziativa “Blog in progress. Una maratona sul referendum” a cui molti di noi hanno partecipato e che ha visto il mondo dei blogger, della politica e dalla scienza confrontarsi faccia a faccia in uno studio televisivo, quello di Nessuno TV. Un esempio di come le forme di comunicazione non siano in conflitto tra loro, ma che debbano essere concepite in sinergia. Premessa la consapevolezza del popolo di internet, non ci siamo meravigliati che i blogger, questa nuova realtà che finalmente anche in Italia sta prendendo piede, siano anche schierati per il no e difendano le loro posizioni con argomentazioni meno dogmatiche dei membri dei comitati astensionisti! Invitiamo tutti i nostri amici, tutti quelli che ci seguiranno a “conoscere per deliberare”: questa frase di Einaudi, che certamente non navigava su internet, la facciamo ancora una volta nostra. Siamo convinti che alla nostra società non manchi l’informazione, ma la comunicazione. Quella della televisione, dei giornali, è troppo parziale, troppo lottizzata dalle forze politiche per essere veritiera, ha bisogno, come si diceva prima, di agire in sinergia col mondo libero della rete, mondo vasto nel quale serve comunque l’intelligenza per distinguere la spazzatura dalla qualità, ma dove trovare le informazioni che finalmente possono creare una consapevolezza della realtà che i nostri genitori non potevano neanche immaginare di avere. Ecco perché il comitato Giovani per il sì ha deciso di prediligere questo strumento, di integrarlo col mondo cosiddetto reale, perché siamo consapevoli che quest’ultimo tanto reale non è, che ha bisogno d’informazione, di conoscenza, di quella libertà che la rete possiede e che ama donare agli altri. Quando il 13 giugno le urne si saranno chiuse e il sì avrà vinto, sapremo che quella vittoria sarà anche nostra, del nostro modo di comunicare, perché sapremo che noi giovani saremo andati in massa a votare, per non essere come molti dei nostri padri. E quando ci viene detto che i nostri predecessori erano diversi, migliori, risponderemo con orgoglio: “Loro hanno prodotto tutto questo, loro ci hanno costretto a leggi che ci umiliano, per fortuna noi non siamo come voi, noi vogliamo per noi un mondo diverso”.


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