Fratella e sorello

Di Gianfranco Cercone *

Un po’ snobbato dai cinefili, poco seguito dal grande pubblico (non a caso Fratella e sorello esce nelle sale con due anni di ritardo), Sergio Citti ha una caratteristica che lo accomuna ai migliori autori di cinema. Come uno spettatore esperto saprebbe riconoscere nel giro di poche inquadrature un film di Fellini, di Bergman o di Bresson, così, se frequentasse la sua opera, potrebbe facilmente riconoscere un film di Citti. Con questo non pretendo che Citti sia un grande come i grandissimi che ho citato; ma ha senza dubbio uno sguardo originale, una maniera molto personale di considerare la vita e gli uomini. Si dice che per campare, tutti abbiamo pur bisogno di credere in qualcosa. C’è chi crede in una Chiesa, chi in un Partito, qualcuno nelle Istituzioni, qualcuno di più nella propria famiglia, qualcun altro almeno nella persona che ama. L’originalità della visione del mondo di Citti è che invece non crede proprio in nulla, non per un partito preso intellettuale, ma per uno scetticismo di antiche radici. In Fratella e sorello racconta la storia di due uomini, tutti e due tempo prima traditi dalle loro donne, che fanno amicizia in carcere (un carcere bonario, quasi da favola, dove fra detenuti si ride, si scherza, magari con uno spirito un po’ pesante, e tutto sommato ci si vuole bene). Scontata la pena, per non star soli, vanno a convivere insieme. Ma si mette fra loro una splendida ragazza nera, che prima cerca di renderli rivali, poi, non riuscendoci, li denuncia per stupro. E i due, filosoficamente, più che rassegnarsi, le danno una mano a farsi rimettere dentro. Morale: delle donne non c’è da fidarsi; la società dei cosiddetti liberi è fatta di inganni e di malvagità; e i più onesti e i più contenti sono alla fine quelli che stanno in galera. Si può obiettare a questo punto che a qualcosa crede anche Citti: nell’amicizia. E’ vero, ma a ben guardare quello che lega i due amici, è proprio il fatto, dopo le delusioni patite, di non credere più in niente. Con questo non si pensi che in loro e nel film prevalga un umor tetro. Dalla disperazione ci si può sempre consolare con un buon piatto di rigatoni alla carbonara, passando una serata con gli amici, scherzando e recitando, o raccontandosi una bella storia. Così, malgrado tutto, Fratella e sorello è un film pieno di allegria e di vitalità. * Redattore della rivista Cinemasessanta, collaboratore del “Dizionario critico dei film” della Treccani


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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