Perché astenersi è davvero poco corretto

Di Enrico Gagliardi

Per Costituzione materiale si intende, nell’ideologia comune a molti giuristi, tutto quel “blocco” di valori che connotano la nostra Carta fondamentale; i principi su cui poggia la democrazia liberale e pluralista che si traducono poi formalmente negli articoli. Tra questi possiamo annoverare il diritto alla vita, quello all’inviolabilità personale, quello al giusto processo regolato dalla legge e non ultimo quello della sovranità popolare che è entrato in gioco pesantemente nel dibattito degli ultimi mesi. Uno dei tanti modi in cui si esplica la sovranità popolare è il referendum, strumento fondamentale in mano agli elettori per inviare al legislatore un segnale di disapprovazione rispetto ad una determinata norma promulgata. Il caso recentissimo della legge 40 del 2004 è decisamente attuale; il 12 e 13 giugno gli italiani saranno chiamati a scegliere se abrogare,parzialmente, o meno la normativa che regola la fecondazione medicalmente assistita. Senza entrare nel merito della legge, su cui si discute molto in questi ultimi giorni,bisogna mettere in luce un problema purtroppo serio e concreto: il fronte dell’astensionista rischia di far fallire il referendum che,come si sa, necessita di un quorum ben preciso. Dietro all’oramai consunto slogan “sulla vita non si vota”, coloro che sono per l’astensione, in realtà nascondono un obiettivo ben diverso: sfruttare la quota fisiologica di gente che non va a votare per far fallire così la consultazione elettorale. Impedire in questo modo la riuscita del referendum è giuridicamente legittimo ma senza dubbio moralmente poco corretto. Su temi come la ricerca scientifica o la fecondazione medicalmente assistita si deve andare a votare. Problemi del genere vanno affrontati attivamente poiché veicolano quei valori della nostra democrazia di cui si parlava all’inizio:diritto alla vita e salute della donna, per esempio. Tematiche su cui il Parlamento ha legiferato ma che possono vedere coinvolto anche il popolo grazie all’istituto del referendum. In questo senso quindi chi si astiene infligge un vulnus alla Costituzione materiale appunto, a quei diritti che così difficilmente e a prezzo di tante lotte i Padri costituenti hanno messo per iscritto. La Carta fondamentale non è solo un pezzo di carta ingiallita con qualche firma sopra: è il nostro DNA istituzionale. Dimostriamocene degni: si o no, l’importante è andare a votare.


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