Pie illusioni

Di Fabrizio Amadori

Molti pensano che Ratzinger possa stupirci, dando un taglio netto col proprio passato. Questa è solo una pia illusione, su cui occorre riflettere. I cattolici si aspettano che qualcosa possa veramente cambiare in una istituzione in cui i mutamenti sono guardati con enorme sospetto. In un certo senso, è come se il cambiamento non fosse tollerato. E questo non deve stupire, la Chiesa ha in uggia il concetto di progresso proprio perché “progresso” fa rima con “mutamento”. Umberto Eco, nel suo celebre romanzo “Il nome della rosa”, fa dire al vecchio frate assassino Jorge che la storia non è altro che una magnifica ricapitolazione; parole assolutamente coerenti col messaggio cristiano perché i credenti, a partire dai sacerdoti, pensano di avere già raggiunto la Verità. Se questo è, in effetti, per loro il progresso può toccare solo la superficie delle cose. Qua sta il punto fondamentale del dibattito. Da quando è salito al trono Benedetto XVI, si è parlato di aria fritta. È stato un inquisitore (pardon, il responsabile del Sant’Uffizio), ed ora tutti si chiedono se cambierà, se diventerà più umano, tollerante e aperto al dialogo. Ingenue domande, perché Ratzinger non è solo il “portavoce” della Verità rivelata, come molti auspicherebbero per il bene di tutti, credenti e non. È molto di più, è della Verità l’interprete unico e il difensore, è colui che si deve curare della Verità come di una pianta, bella e delicata, esposta agli attacchi esterni. Ma per curare una pianta si usano le cesoie e queste, purtroppo, sono strumenti pericolosi. Un’analisi serena, direi “super partes”, mi spinge ad una critica radicale, perché il papa, oggi come ieri, fonda il suo potere su un’Inganno e, a prescindere dai risvolti materiali di una situazione simile, sul “sonno” della ragione. Questo è il vero guaio, nonostante l’attenzione di molti vada all’aspetto economico, quello di un’istituzione chiamata ad imbrigliare la mente, a impedirle di pensare con autonomia. La discussione sull’attuale papa, quindi, è una buona occasione per affrontare questioni fondamentali. Noto invece che tutti evitano il punto principale, l’opportunità dell’esistenza stessa della Chiesa. Non si tratta di un colpo di pistola alle nuvole: come è possibile non porsi il problema della natura della religione? Soprattutto quando essa è “incarnata” da una grande istituzione, capace di suscitare perplessità pari al suo potere? Se il concetto di un dio antropomorfo è tanto problematico, come pensano in molti, perché tenerlo in vita? Forse sarebbe meglio limitarsi a parlare di Mistero. Una simile proposta, me ne rendo conto benissimo, Ratzinger la spedirebbe dritta dritta al Sant’Uffizio. Ma perbacco, caro Joseph, questo sarebbe un “peccato” vero!


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