Non v’astenete, se potete

Di Marco Paolemili

Roma, 15 mar. (Adnkronos) – I vescovi italiani rinnovano l’invito del cardinale Ruini all’astensione dalla consultazione referendaria sulla modifica della legge 40/2004, in materia di fecondazione artificiale. Lo si legge in una nota diffusa a conclusione della sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente, svoltasi a Roma dal 7 al 9 marzo. E’ passato circa un mese da questa notizia, e le esortazioni e gli appelli all’astensione da parte del mondo cattolico e laico si sono fatti sempre più frequenti. La data in cui saremo chiamati alle urne non è ancora stata fissata, ma la cosa positiva è che di referendum si parla, e non solo su Radio Radicale. Il problema è che questo tema sia continuamente e quasi esclusivamente associato alla notizia di questo o di quel personaggio che decide di aderire all’appello dei vescovi italiani ed astenersi dal voto. Non è tema che può essere lasciato ad un referendum dicono in molti, come se adesso tutti fossero contrari alla legge, anche quelli che l’hanno votata e sostenuta. Alcuni invocano un intervento parlamentare che non ci sarà mai, almeno in questa legislatura; altri, come Ruini stesso, sono più sinceri ed esplicitamente s’impegnano a non far raggiungere il quorum sapendo che, in caso contrario, a vincere sarebbe il sì. Il diritto di voto può essere visto in modi diversi, anche in una democrazia rappresentativa come la nostra, e anche l’astensione non può che essere contemplata. Certo sarebbe più civile se si arrivasse ad un confronto vero con il fronte del sì sicuro di poter portare più del 50% dei cittadini favorevoli alle urne e il fronte del no convinto di poter far lo stesso. Ma perché astenersi se si è convinti delle proprie idee? Perché decidere di non avvalersi di un proprio diritto, cioè quello del voto? Un motivo in realtà ci sarebbe: quando non si ha ben chiaro su cosa si sta per votare e non si vuole prendere una decisione senza consapevolezza. Ecco allora un punto fondamentale: “conoscere per deliberare”, come diceva Luigi Einaudi, cioè essere informati per poter prendere una decisione consapevole. Evitare l’astensionismo, anche se dovesse vincere il no. Prenderemo atto che la maggioranza degli Italiani è solidale con la legge 40. Ridurre al minimo gli indecisi, aumentare la conoscenza e la partecipazione politica dei cittadini dovrebbero essere i valori della democrazia. Un voto, a chiunque esso sia dato e per qualsiasi decisione sia richiesto, è il gesto della democrazia, della libertà. In un mondo che sta cambiando, che si sta ribellando sempre più alle dittature violente attraverso questo strumento, invitare all’astensione non è assolutamente edificante. Vanno capite le posizioni della Chiesa cattolica, ma esse andrebbero dibattute, argomentate attraverso il confronto democratico. Non è un’accusa ai sostenitori della legge 40 di autoritarismo, ma solo un invito a riflettere. Sempre più giovani non vanno a votare o annullano volontariamente il proprio voto, si discostano dalla politica ma soprattutto dalla vita civile, si immedesimano sempre più nel ruolo di spettatore inerte di un grande reality show. Sono sicuro che non è questo che queste persone vogliono, sono sicuro che non lo vuole la Chiesa cattolica che sa bene quanto sia importante investire sui giovani. E allora perché esortare a non scegliere, perché non assumere posizioni più liberali? Ne gioverebbero tutti, meno magari nell’immediato i conservatori che rischierebbero di perdere il referendum, ma nel futuro ci ritroveremmo con un paese più maturo e più capace di fare scelte importanti.


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