La partita a scacchi libanese

di Luca Fortis

Dopo le manifestazioni e le contro manifestazioni di questi giorni in Libano è più che mai necessario comprendere quale sia la vera posta in gioco. Quella libanese è una partita a scacchi tra gli Stati Uniti, la Francia, la Siria, l’Iran, Israele e il popolo Libanese. Infatti chi manifesta a favore della risoluzione dell’O.N.U. che impone il disarmo degli hezbollah e la fuoriuscita dei soldati siriani, non solo combatte a favore di un Libano democratico, ma finisce per rispondere alla sfida americana per un nuovo medioriente. L’amministrazione Bush non solo vede cosi confermata la giustezza delle sue posizioni, ma trova un inaspettato nuovo fronte nella battaglia contro i governi di Siria ed Iran. Infatti Hezbollhah è finanziata dalla repubblica islamica Khomeinista che tenta da sempre di esportare il suo modello laddove, come nel sud del Libano, vi sia una maggioranza di Sciiti. E’ inoltre protetta dal governo siriano che controlla l’area che hesbollah utilizza per attaccare Israele nel tentativo convincere lo stato ebraico a riaprire la trattativa per la restituzione del Golan. La Francia, ex potenza coloniale nel paese, ha deciso di schierarsi a fianco degli statunitensi in questa prova di forza. Ecco perché è molto importante capire che, mentre i Libanesi, che chiedono la cacciata dei siriani, provengono da tutte le etnie e combattono per l’indipendenza e la libertà, quelli che scendono in piazza a favore della Siria provengono invece dalla sola parte sciita. Non manifestano per la libertà, ma per garantirsi il futuro della guerra ad Israele e la possibilità di mantenere il controllo di stampo mafioso che hanno nel sud del paese. Obiettivi che possono ottenere solo con le armi e la protezione dei soldati siriani. Gli U.S.A. hanno compreso inoltre che con la fuoriuscita dal Libano i siriani perderanno gli ingenti fondi che solevano rapinare al paese dei cedri, indebolendosi ulteriormente. Dovranno inoltre rinunciare al malcelato sogno della grande Siria. Anche l’Iran avrebbe molto da perdere dal disarmo di Hezbolla. Infatti non potrebbe più fare pressioni su Israele e riceverebbe un duro colpo alla strategia dell’esportazione della rivoluzione. Ecco perché anche questa volta è fondamentale sostenere gli Stati Uniti pur sapendo che una volta cacciati i siriani l’opposizione libanese dovrà giocoforza trovare un accordo con Hezbollah che comunque ha un notevole peso tra gli sciiti libanesi.


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