Non c’è sviluppo senza libertà di ricerca scientifica

Di Pietro Paganini*, da liberalcafe.it

La scienza è il motore dello sviluppo che contribuisce ad accrescere il benessere degli esseri umani. E’ una proposizione su cui ormai concordano tutti. Tuttavia, è bene notare che la scienza non è una forza determinante dello sviluppo, ma ne è una condizione, che si verifica solo e in relazione ad altre variabili. Senza un terreno sociale orientato alla scienza e una cultura scientifica aperta, cioè incline a supportare il cambiamento anche a costo di mettere in dubbio alcuni elementi fondamentali su cui si fonda l’esistenza umana la scienza non sarà in grado di alimentare il benessere dell’uomo e del suo ambiente. Le società e i gruppi che più hanno confidato nella scienza, assegnandole una posizione rilevante nella loro esistenza, dedicandole attenzioni (investimenti e risorse) e garantendole la libertà da qualsiasi dogma o ideologia, sono i più avanzati, quelli che garantiscono condizioni di vita migliori e maggiori libertà, cioè più opportunità per gli individui. Credere nella scienza non significa spogliarsi completamente di qualsiasi questione morale ad essa collegabile. Significa piuttosto non utilizzare la morale per limitare la scienza stessa e il suo progresso; perché in questo modo si è impediti dall’affrontare e risolvere scientificamente proprio le questioni che la morale solleva. La scienza si occupa infatti, di risolvere problemi – anche di natura morale – al fine di portare un vantaggio all’uomo e al suo ambiente. La scienza non è quindi contro l’umanità, ma in suo favore. Se si vuole obiettare che la scienza potrebbe essere impiegata per interessi personali o che potrebbe condurre a soluzioni che vanno contro gli esseri viventi o comunque una parte di essi, la mia risposta è che prima di tutto quella non è più scienza, e secondariamente, ma più importante, che la scienza si giova al suo interno dei meccanismi che tendono a correggere tali anomalie, distruggendole. La storia è ricca di eventi che ci dimostrano che la paura di essere sopraffati dalla scienza o da qualche scienziato pazzo che vorrebbe trascinare l’uomo verso l’estinzione, porti alcune società, come quella italiana, ad imbrigliare la scienza e l’operato dei suoi eventi. In verità, proprio leggendo la storia, scopriamo con stupore che la scienza non ha distrutto l’umanità, semmai ha contribuito a migliorarne le condizioni generali. Contrariamente, quei gruppi e quelle società che hanno voluto mettere dei paletti o degenerarne il percorso evolutivo, sono proprio quelle società o gruppi che meno hanno goduto dei benefici che da essa derivano. L’Italia si trova oggi, purtroppo, in uno di questi scuri momenti. La nostra società non vuole creare quelle condizioni necessarie affinché la scienza possa rappresentare un’occasione per lo sviluppo e il benessere generale. Il sopravvento di dogmi e ideologie – sempre troppo presenti – e un certo decadimento culturale diffuso hanno contribuito a creare un falso e inutile pregiudizio nei confronti di certe pratiche scientifiche, il cui unico fine, è bene ripeterlo, è quello di garantire agli individui migliori opportunità e maggiore benessere. E’ la scienza stessa a valutare la validità e l’efficacia delle sue pratiche. E’ il caso degli Organismi geneticamente modificati, la cui sorte nazionale è legata ad una serie di problematiche di mero interesse corporativo. Dicasi lo stesso per le cellule staminali e la clonazione terapeutica. Queste pratiche scientifiche sono state e sono purtroppo, ancora funestate da un dibattito che si è impantanato intorno alla questione per molti fondamentale, ma per me irrisolvibile, circa il principio della vita. Così, le pagine della scienza devono cedere il passo ad una discussione viziosa che non porta e non può condurre ad alcun risultato se non ad imbrigliare la scienza stessa. Che il problema della vita e del suo principio debbano essere investigati e che meritino delle risposte è fuor di dubbio. Tuttavia, l’incapacità di dare una soluzione a un così difficile quesito non può bloccare l’evoluzione della scienza e le risposte che essa nasconde. I nemici della scienza non sono coloro che sollevano questioni morali, quanto quelli che assegnano alla morale il ruolo guida dell’attività scientifica, limitandone l’evoluzione. Sarebbe invece doveroso concentrare l’attenzione sui vantaggi che gli esseri umani ricaverebbero dalla ricerca scientifica nel campo delle cellule staminali. Non mi riferisco soltanto alle ormai note e straordinarie cure o speranza di cure per malattie come il diabete, la talassemia, la sclerosi e l’alzheimer, che rappresentano de facto la prima valida ragione per cui perseguire qualsiasi forma di ricerca scientifica. Penso anche alle prospettive di crescita socio economica, e quindi di benessere individuale e collettivo che emergerebbero da questa specifica area di intervento scientifico. E’ inutile ribadire che più una società è aperta e più opportunità e benessere produce. Se guardassimo oltre i confini della nostra buia penisola, ad esempio verso la Scandinavia, i paesi Anglosassoni e soprattutto la Corea del Sud e gli Stati Uniti, noteremmo che il dibattito scientifico che pure c’è stato, ha ruotato intorno alla capacità di risolvere problemi e creare ricchezza e benessere dalle cure derivanti dalla ricerca sulle staminali e di tutte le attività che si vengono a creare attorno ad essa. Negli Stati Uniti la comunità scientifica, quella dei politici e soprattutto l’opinione pubblica si è spaccata in due, con uno scontro più violento di quanto si è verificato in Italia. Tuttavia, la durezza del dibattito non ha impedito di continuare a sperimentare, individuando cure, e soprattutto un indotto economico notevole. In California si sono costituite negli ultimi mesi, oltre 400 industrie biotecnologiche che operano nel settore delle staminali (29% del mercato USA, a cui seguono Massachussetts e Maryland). Ogni impresa, oltre a produrre cure mediche, crea posti di lavoro e contribuisce alla crescita del PIL, incrementando il valore competitivo del sistema paese versus nazioni come la Gran Bretagna e la Corea del Sud che hanno recentemente visto enormi quantità di investimenti pubblici e privati. Emerge chiaramente anche agli occhi dei politici che questo tipo di ricerca rappresenta una win-win situation (un vantaggio) che non può far altro che migliorare le condizioni psico-sociali degli esseri umani. L’Italia sembra dunque masochisticamente voler perdere questa ennesima opportunità, negando così, ai propri giovani l’opportunità di fare e diventare attraverso la ricerca, estromettendoli dalla rete mondiale del sapere, ai propri malati una speranza di cura, e al sistema paese – non troppo in salute oggi – la possibilità di incrementare il proprio benessere. E’ giusto che la scienza sia un ambito dell’agire umano che consenta di difendere la vita, ma deve anche essere un’opportunità per chi vuole salvare vite e accrescere il proprio benessere e quello degli altri. Ho dimostrato che la scienza può contribuire al PIL e alla creazione dei posti di lavoro, strano che i politici nostrani non se ne siano accorti. *Ricercatore Universitario e Vice Presidente European Liberal Youth – pietro@lymec.org


Comments are closed.