Cinquantacinque giorni come cinquant’anni

Di Valeria Manieri

Tanto è durata “mediaticamente e politicamente” la proposta di apertura dei due poli ai radicali. Cinquantacinque giorni sono stati sufficienti per comprendere che è una certa politica – non “altra” dal solito e certamente non “alta” nella sua forma e nella sua sostanza-a spuntarla. Chissà se oltre a spuntarla vincerà davvero. Un cambio d’agenda certamente vi è stato, per i cittadini, per i giornalisti, ma non è che una magra consolazione. Cinquantacinque giorni d’alternativa all’ alternanza. Finalmente potremo tornare ai bisticci, ai “quanto bene che ci vogliamo “ degli alleati di destra e sinistra, al “bene e al male” assoluto. Avremo persino il tempo di documetarci sui segreti di Fatima, su Alì Agka. Torneremo magari al complotto contro la Mussolini, a interrogarci su chi fra Storace e Marrazzo sia milgliore, dimenticando le denunce radicali sulle illegalità nelle presentazioni delle liste e nella raccolta firme già in tempi non sospetti. Ci stupiremo di questa incredibile attualità che ci giustificherà nell’approdo all’evergreen "ambarabacciccicoccò" ai seggi elettorali per le prossime elezioni regionali. Si parlerà di tutto e di più, dei soliti noti, tranne che di radicali e di referendum. La faccenda radicale potrebbe essere archiviata a breve dai media e dai cittadini come l’ennesimo capriccio di chi “insomma!” non sa decidere e “che diamine!” pretende troppo. I soliti noti hanno dimostrato di essere assolutamente simmetrici, troppo attenti a non scontentare il cosiddetto elettorato cattolico su cui hanno fatto tutti conti approssimativi, o quantomeno approssimati per eccesso. I radicali continueranno, coerentemente, tra le pur mille difficoltà, a portare avanti l’importante battaglia che spaventa molti politici- a destra come a sinistra- sul referendum in materia di procreazione medicalmente assistita. Insieme a Luca Coscioni, insisteranno e si impegneranno per la libertà di ricerca scientifica. Ancora una volta saranno fuori dai poli dopo esser stati accompagnati alla porta ,ma continueranno ad essere alternativa valida, in primis con l’urgenza referendaria. Perché questi due mesi hanno costretto gli italiani ad aprir bene gli occhi sulle due figure equivalenti e che si cimenteranno in un nulla di fatto politico, con il dolore di chi quel nulla lo combatte appunto da più di mezzo secolo, nelle trasversalità identiche,nelle manifestazioni di un essere che è sempre identico a se stesso perché poco coraggioso. Da una parte un Berlusconi che sa rischiare, ma che leader non è più. Dall’altra un Prodi che non è rappresentativo del centro- sinistra italiano,un leader che ostracizza battaglie come quella sulla legge 40/2004 appare davvero l’uomo sbagliato al momento sbagliato. Chi fa troppi conti alla fine rischia di cadere vittima delle proprie astuzie. Gli italiani vorranno e sapranno accorgersi di quella realtà già così ben delineata, senza fingere di scoprirlo il giorno dopo le elezioni? Cinquant’ anni di politica radicale nel 2005, per un paese che è stato più bello, libero e onesto quando è stato di tutti davvero. Come ieri per il divorzio e per l’aborto, nelle grandi discussioni popolari, nei grandi dibattiti che hanno fatto crescere la nostra democrazia. Questo è l’unico augurio che si può fare all’Italia e ai radicali, per un “compleanno” speriamo più festoso di quello che attualmente si prospetta, vista l’atrofia da cui è afflitta questa politica che in cinquantacinque giorni non ha saputo cogliere ciò che continua a mancare da cinquant’anni.


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