L’antiamericanismo latente e pericoloso

di Daniele Palombo

Nell’ultima settimana ho visto riaccendersi quell’antiamericanismo latente che aleggia in Italia dallo scoppio della guerra in iraq, guerra che secondo il mio punto di vista, poteva essere evitata se si fosse scelto di seguire la strada
alternativa proposta da “Radicali Italiani”, ed in particolar modo da Marco
Pannella, denominata “Iraq libero”, ma che è stata la soluzione scelta
dall’amministrazione americana per liberale il popolo iracheno dalla dittatura di Saddam Hussein.

Antiamericanismo giustificato dai suoi assertori con l’alto numero di civili
morti durante il conflitto, dimenticando però due elementi fondamentali: a
livello statistico in un anno di regime dittatoriale il numero di uccisioni
commissionate dal tiranno e realizzate damee vittii suoi sostenitori superavano di granlunga il numero delle vittime del conflitto tutt’ora in corso e poi bisogna ricordare una frase che sembra ormai obsoleta ma credo abbia un grande valore storico: “Ogni rivoluzione lascia dietro di se una scia di sangue e porta con se le sue vittime” ed il passaggio da un regime dittatoriale a uno democratico mi sembra una grandissima rivoluzione; non potrò mai dimenticare le immagini di
quel pomeriggio a Bagdad quando venne distrutta la statua di Hussein eretta al
centro della piazza di fronte al hotel palestine, che ospitava i giornalisti
occidentali, mentre moltissimi iracheni accorsi festeggiavano ed uno di questi
“pestava” con la scarpa una gigantografia del tiranno, manifestando il suo
appoggio al progetto di liberazione.
Antiamericanismo tornato in auge con il rapimento dopo il rapimento della
gionalista de “il manifesto” Giuliana Sgrena” che nel video inviato dai
rapitori ai servizi segreti dai rapitori si definisce pacifista chiedendo,
sulla base di questo assunto, aiuto al governo italiano ed al suo compagno
Scolari.
La vicenda per fortuna si è conclusa con la sua liberazione, ma la
gioia iniziale è mutata in dolore quando si è appreso della morte dell’agente
Callipari che durante una sparatoria, che al momento è intrisa di particolari
oscuri, é stato ucciso. Il mio sconcerto si è acuito quando ho ascoltato Pier
Scolari dire che “Gli americani non volevano Giuliana viva.” e che quello dove
l’agente del Sismi ha perso la vita era un agguato contro la giornalista,
ipotesi puramente empirica al momento attuale, e ho letto, il giorno dopo il
titolo dell’editoriale apparso su “il manifesto” dal titolo “Omicidio
premeditato”.
Credo si tratti di un sentimento di odio viscerale ed immotivato verso
l’america, paese che riconosce, nella costituzione, il diritto dei cittadini
alla felicità e che “esportando” la democrazia in paesi dittatoriali come
l’Iraq tende a far si che questo diritto sia universalmente riconosciuto
costituendo società libere, pur con i loro problemi, ma dove ognuno sia libero
di manifestare il proprio pensiero con qualsiasi mezzo e senza rischiare la
propria incolumità, prospettiva a cui tutti gli esseri umani sensienti e non
sudditi aspirono, come ha dimostrato l’alta affluenza alle urne in Iraq.


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