Se il problema maggiore è la merenda

Di Camilla Heller

Camilla.heller@gmail.com ROMA – Sono state bandite le bevande gassate come Coca-cola, Fanta, Sprite cosi’ come gli snack piu’ diffusi in commercio nei distributori automatici dell’universita’ Roma Tre. A sostituire i classici prodotti delle macchinette saranno cibi e succhi di frutta del commercio equo e solidale. La proposta, approvata un mese fa all’unanimita’, era stata presentata al senato accademico dalla lista di sinistra ”Ricomincio dagli studenti”. (Agr) Non c’è da stupirsi della deriva delle università italiane, se a fare notizia ed impegnare le menti degli studenti è la battaglia per la merendina equa e solidale. Alle elementari le madri mettono nello zainetto ciò che ritengono migliore per il figlio, quando si arriva all’università sono i rappresentati degli studenti e il senato accademico a mettere nei distributori automatici ciò che secondo loro è giusto per gli altri. E’ un diritto di ciascuno poter acquistare prodotti che soddisfino le proprie esigenze, in questo caso che garantiscano il rispetto di norme dettate dalla propria etica, se non si è sazi delle norme del WTO, dell’UE e dello stato, è giusto lasciare la possibilità di farlo, ma è necessario tenere presente che se la richiesta degli studenti da una parte mirava all’ampliamento dell’offerta, diritto sacrosanto di tutti, dall’altra la voleva limitata ai prodotti del commercio equo e solidale. Riporto uno stralcio del testo della richiesta: La progressiva, ma rapida, sostituzione delle attuali macchine distributrici di bevande e snacks con macchine distributrici di bevande e snacks del Commercio Equo e Solidale e/o (in via più immediata, ma momentanea) di prodotti il cui marchio non sia legato al livello internazionale alle vicende di cui sopra; Questo vuol dire che una impresa che rispetti in tutto e per tutto i requisiti richiesti dagli stessi studenti, ma che non fa parte del “CEeS” vedrà negare ai suoi prodotti l’accesso all’università. Vediamo violati non solo i diritti dei singoli individui di decidere con la loro testa, ma vediamo anche a parità di condizioni penalizzati dei produttori perché non commercializzano il loro prodotto in un determinato modo. La decadenza degli atenei è tutta qui, in una generazione composta da studenti che si comportano come neppure il peggior monopolista avrebbe osato comportarsi, una generazione che lotta per un “sud del mondo” che non conosce e che non si ricorda più che un tempo per vivere era necessario iniziare a lavorare da bambini, perché è molto meglio lavorare che morire, una generazione che gioisce di una delibera del consiglio di facoltà che vede d’accordo docenti e studenti sull’argomento più insulso che in un sistema in crisi poteva essere pensato. Mi verranno a dire d’aver chiesto più borse di studio e una biblioteca più grande, mi verranno a raccontare d’aver protestato per avere più destinazioni per l’Erasmus e d’essersi battuti affinché i mesi in scambi non fossero, per chi ha ottime probabilità di stare a casa con i genitori fino ai 27 anni, una valvola di sfogo, una lunga gita scolastica in stile liceo, ma una occasione per apprendere, per arricchire la propria formazione: niente università del surf ma politecnico di Parigi. Risponderanno alle mie accuse dicendo che lo hanno chiesto, che non lo hanno ottenuto, che la riforma Moratti è brutta e cattiva e loro hanno scioperato contro. La realtà è che ci accontentiamo letteralmente delle brioche di Maria Antonietta e con estremo rammarico, constato che il declino è guidato dalla mia generazione, priva di spirito critico, abbagliata dagli specchi, spocchiosa e pigra, identica in tutto e per tutto ai personaggi che negli anni ’70 Verdone e Moretti prendevano in giro nei loro film.


Comments are closed.