Le contraddizioni di Monsignore

Fantastico Sgreccia! Oggi il presidente della pontificia accademia di bioetica, nel suo tentativo di rispondere a Severino sul Corriere della Sera, mi ha finalmente chiarito e verificato un’intuizione che covavo da tempo. Signori, finalmente l’esperto di bioetica del Vaticano ci dice che l’anima risiede nel DNA. Per gli antichi greci era nel fegato (da cui l’”aver fegato” come metafora dell’essere impavidi), per Cartesio nella ghiandola pineale, vicina al cervelletto, per molto tempo i pensatori cristiani hanno teorizzato che risiedesse nello sperma (la famosa teoria per cui gli spermatozoi sono micro-uomini e la donna una feconda terra per coltivarli), oggi la teoria in voga è quella del DNA, e sfido chiunque a non rintracciarne le evidenti radici nei capitoli dei vangeli che hanno per tema la biologia e la genetica. Vi riporto alcune frasi di Sgreccia per maggiore chiarezza, abbiate pazienza. “ … Il biologo, quando unisce in laboratorio il gamete maschile con quello femminile di un ratto, ottiene un embrione di ratto, perché i due gameti hanno la capacità di generare un individuo-ratto allo stato embrionale, che poi si sviluppa e diviene adulto proprio è perchè esiste una capacità, una potenzialità… il passaggio dalla potenza all’atto avviene per una forza intima, un principio vitale, un’anima”. Fin qui ci siamo, il ratto, in quanto dotato di anima, seguendo le istruzioni del DNA, si sviluppa in ratto. Non si capisce proprio benissimo se l’anima sia antecedente al DNA e semplicemente ne provochi la realizzazione dai mezzi-DNA dei gameti, o se l’anima sia immanente nel DNA e guidi lo sviluppo dell’embrione, mentre la combinazione dei mezzi-DNA sarebbe dettata dalla meccanica delle proteine, oppure se queste cose convivano insieme. Ma andanndo avanti il dubbio si rinforza: “la fecondazione è la condizione necessaria perché la potenzialità presente nei gameti si attui nella vita dell’individuo”. Questo passaggio conferma la prima teoria, l’anima è ciò che combina il DNA dei gameti. Quindi viva la contraccezione, se non c’è incontro dei gameti non c’è l’anima e quindi non si uccide nessuno. Onan non è un assassino e neanche Rocco Siffredi, se poi si volesse introdurre la volontà, allora, essendo i gameti delle mezze-anime-in-potenza e non anime in atto vere e proprie, poiché i gameti sono strumenti della volontà dell’individuo, ben venga la fecondazione artificiale. L’anima nasce dalla volontà di far incontrare Mister spermatozoo con Miss ovulo. Noi possiamo non avere questa volontà, e i due micro-protagonisti di questa favola, poiché non contengono un anima ma solo una mezza specie di questa, e per di più in potenza, non se la devono prendere male. In fondo non uccidiamo nessuno. Ma Luca Coscioni, se questo fosse davvero il messaggio contenuto nell’evangelo di Luca al capitolo “Bioetica e affini”, sarebbe davvero scontento. L’anima, in lui, ha combinato il DNA dei suoi poveri genitori in modo che lui soffrisse di Sclerosi Laterale Amiotrofica. Bell’anima del cazzo, bel dono di Dio. Vabbè che a caval donato non si guarda in bocca, ma qui si esagera. Inoltre l’anima di Coscioni E’ la sclerosi laterale amiotrofica. Non è il suo pensiero prima della SLA, non è la sua volontà di combattere la SLA, non è la sua persona che si afferma contro e nonostante la SLA, non è il suo sorriso che ci sforziamo di vedere oltre la SLA, nossignori, la sua anima è la SLA. Quindi, ami il suo silenzio, ami la sua paralisi, ami la sua morte certa, e Luca Coscioni sarà in pace con la sua anima. Tutto torna, altro che speranza nella ricerca, qui ci vuole una sana accettazione del proprio DNA. Questo si chiede a Coscioni. Procedendo però, Sgreccia avvalora invece la teoria dell’immanenza dell’anima nel DNA. Qui l’anima non è creatrice del DNA, giusto o sbagliato, ma è proprio contenuta al suo interno, l’anima è l’insieme di istruzioni biologiche che portano all’individuo. “Nell’uomo il principio vitale è diverso rispetto a quello delle piante e degli animali perché esso provoca non solo la crescita biologica dell’individuo (come nella pianta) e gli conferisce la capacità sensitiva e di movimento, come nell’animale, ma gli dona la capacità di svolgere attività immateriali e spirituali quali il pensiero, la volontà e la coscienza morale”. Innanzitutto mi piace far notare il modo da filosofo medievale di impostare il pensiero: la gerarchia è ben definita, esseri che crescono ma non si muovono, esseri che sentono e si muovono, esseri che sentono, si muovono, e hanno anche morale e volontà. Senonchè la definizione di queste categorie è errata: sfido Sgreccia a dimostrare che le piante non sentono, o che gli animali non abbiano una morale più o meno cosciente. Provi a vedere Sgreccia come si comporta una scimmia di fronte allo specchio o ad elencare i genocidi compiuti dai pastori maremmani. Comunque il pensiero è chiaro, è materialista, è iperpositivista. Alla faccia non solo del ruolo dell’educazione e dell’ambiente nella vita dell’individuo, ma anche della stessa biologia molecolare. Sgreccia dimostra infatti di non tenere in considerazione il ruolo che nella cellula ha l’interattività. La cellula, e basterebbe in questo sapere dell’esistenza di materie come la cibernetica o l’intelligenza artificiale, non vive solo eseguendo il suo codice, ma è un essere che interagisce con l’ambiente, e l’uomo cerca disperatamente di replicare questa sua flessibilità per costruire calcolatori “intelligenti”, cioè che apprendono gli stimoli esterni riorganzzandosi in autonomia rispetto ad essi. Questa, comunque, sembra essere la posizione della massa dei credenti ossequienti la dottrina della chiesa, l’ostacolo insopprimibile è il DNA. Ciò che differenzia l’embrione del ratto dall’embrione dell’uomo è quasi unicamente il suo DNA. Ancora non ci sono i nostri neuroni “pentium” che ci fanno guardare dall’alto in basso il ratto, o i nostri splendidi organi sensoriali. C’è solo un’istruzione, un’insieme di AdeninaCitosinaGuaninaTimina. Qui c’è l’anima signori, nel cromosoma 12, più o meno all’altezza del sedicesimo micron, si riconosce perché è dopo una serie di Timine. Un mio amico matematico e fervente cattolico, Michele Ragone, giustifica la tutela dell’embrione come estensione del principio per cui i “soggetti” di diritto (ma siamo proprio sicuri che l’embrione sia soggetto di diritto?) vanno tutelati, e vada accresciuta la categoria dei soggetti di diritto, oggi infatti anche gli animali o le cavie da laboratorio sono tutelate. Non si può picchiare un cane. L’embrione è un soggetto, ma che “livello” (per utilizzare la gerarchia scolastica dei viventi di Sgreccia) di vivente è? E’ come un cane? E’ come un pino secolare che non va abbattuto? Ci critica, Ragone, perché noi non sappiamo definire cosa è l’embrione. Ma definisca lui cosa è questo embrione, è un animaletto su cui noi estendiamo alcune tutele giuridiche in nome del politically correct e di un animalismo animista? Oppure è un uomo perchè ha l’anima? E dove è questa anima se non nel DNA? Perche qui si rischia di entrare nel ridicolo. E se anche fosse un uomo, la stessa chiesa, come argomenta Severino, giustifica l’uccisione di uomini per sa
lvaguardia della vita di altri, come nel caso dei soldati in guerra e della legittima difesa. A uccidere degli embrioni, potremmo far loro un enorme favore, quello di farli andare in paradiso, avendo la coscienza a posto anche come cristiani, perché l’uccisione di embrioni possiamo leggerla come sacrificio della vita di uomini per altri uomini, come nel caso recente della selezione di embrioni che fossero compatibili per un trapianto di midollo che salvasse il bambino di La Spezia. E se l’embrione è un “essere” di categoria inferiore, e, diciamo, appartiene al gruppo di animali tutelati come cani, gatti etc., allora me ne sbatto di farne fuori a milioni se riesco a far sopravvivere Coscioni. In questa follia positivista del DNA (=Dimora Naturale dell’Anima) poi si va incontro a mille altri paradossi. Un embrione dotato di DNA può non attaccarsi all’utero, o essere abortito spontaneamente, e qui facciamo conoscenza con un Dio assassino sterminatore di embrioni, oppure l’embrione può generare due gemelli, e allora concludiamo che le gemelle Kessler hanno la stessa anima, copia e incolla. Torniamo all’argomento ineludibile di Severino: l’embrione è un essere umano in potenza, in quanto possiede delle istruzioni biologiche, ed è il DNA dell’embrione umano ciò che lo differenzia dall’embrione, del tutto simile, della scimmia. Ma non è detto che diventi atto, e nessuno ci dice quanto sia immorale uccidere un Non-ancora-uomo-che può-anche-non-essere-uomo. Non so se questa professione di immoralità Sgreccia la ricavi dal vangelo di San Luca al capitolo “Bioetica ed affini”, ma a me vengono in mente piuttosto altri passi del Libro: Maria dice “Ecce ancilla domini” a Gabriele, cioè VUOLE procreare, e Gabriele segue la VOLONTA’ di Maria, non la imbroglia con un profilattico bucato o con un coitus interruptus mal riuscito, ma chiede un “sì”, e lei si sottopone a fecondazione eterologa, e Dio, nel creare Adamo, gli “Soffia” l’anima, piuttosto che scriverla nel DNA. La fecondazione traspare come atto volontario, e la persona diventa persona, e/o possiede un’anima, in seguito al suo essere al mondo, e non prima. Ma una posizione simile la usa Sgreccia in un altro passo, contraddicendosi per la terza volta. Qui dice che “l’anima spirituale è creata direttamente da Dio, perché lo spirito non può derivare dalla materia biologica”. Uno scienziato direbbe “è ovvio”! La personalità, o l’anima, o l’individualità nel suo complesso ha poco a che fare con le istruzioni biochimiche, è frutto dell’esperienza, dell’educazione, dell’amore, fanculo al DNA. Quindi, non ci possiamo lamentare se facciamo fuori un embrione prima ancora che abbia sviluppato un solo neurone. Poi Sgreccia potrà dire che la “personalità” si chiama Anima ed è stata fornita da Dio, ma il “codice” non è dimora dell’anima, e l’anima non esiste senza apparati cognitivi. Se seguisse questa impostazione Sgreccia avrebbe compreso finalmente che attribuire ad una cellula il valore di persona è sbagliato, non solo teoricamente ma anche utilitaristicamente, perché tutelando l’embrione si impedisce la ricerca che salva le persone in carne ed ossa, o meglio in Anima ed ossa, come Coscioni. Ma Sgreccia fa confusione, a volte sembra che voglia trovare nel DNA la sede dell’anima, altre volte dice che l’uomo è dotato di anima in quanto essere senziente (e l’embrione non sente), più probabilmente fa un minestrone delle tre posizioni prendendone il peggio. L’anima non guida la formazione del DNA, ma un po’ sì, l’anima non è nel DNA, ma un po’ sì, l’anima nasce con la sensitività, ma un po’ no. Come è possibile tutto questo? Tenetevi forte… Mistero della fede! Un ottimo argomento su cui basare una legge di uno stato laico. Sul Mistero, di cui ovviamente Sgreccia è occulto possessore. Mi dispiace per Sgreccia, ma nel campo della fecondazione il “mistero”, altresì conosciuto come ignoranza, l’abbiamo fatta fuori da un pezzo. Oggi abbiamo la tecnologia, la conoscenza. Ed è anche dalla tecnologia che nascono i diritti. Oggi sappiamo come coltivare la terra e diciamo che ogni uomo ha diritto al pane, oggi sappiamo come accumulare risorse e diffondere il sapere, e diciamo che tutti hanno diritto all’istruzione, oggi sappiamo curare le malattie e diciamo che tutti hanno diritto al vaccino. Oggi sappiamo anche far fecondare chi non può. Oggi sappiamo che l’anima, se esiste, si sviluppa con la sensitività. Oggi dobbiamo dire che la volontà di procreare, e di procreare figli sani, è un diritto, che non limita la libertà dei senzienti, e che quindi non va reso illegale. Da questa apologia della tecnologia, che può sembrare molto da “scienziato pazzo”, in realtà nascono diritti. L’uomo va oltre la materia per creare altra umanità, la tecnologia può essere il mezzo per realizzare l’uomo. E’ per questo che dico che l’unica vera persona in potenza nella procreazione è la volontà stessa dei genitori, i loro sogni su come sarà il loro bambino da grande, su come avrà le sue prime ragazze, i suoi primi amici. Qui c’è potenza, qui c’è umanità, a noi sta il dovere di andare oltre ciò che Sgreccia interpreta come Natura, e in realtà è materialismo e paura dell’umanesimo, per affermare la Nostra vera natura, quella di Uomini che hanno il diritto di procreare proprio perché con la ragione riescono a migliorare la loro vita, a realizzare sogni di amore. Ma anche di ricercare soluzioni per malattie che tolgono umanità, e che a volte possono essere vissute come non-vita perché vita senza libertà. Se questo comporta distruggere del DNA, con buona pace di Sgreccia, io voglio essere libero di farlo, e andrò a votare. E se Sgreccia saprà di difendere valori fondamentali andrà a votare anche lui, non farà il vigliacco e non approfitterà dell’astensionismo fisiologico, se davvero avrà voglia di tutelare il Mistero della Vita e affermarne la sacralità. Come diceva un saggio, “che il vostro sì sia sì, che il vostro no sia no”.


Comments are closed.