Il Congresso di Rifondazione

Di Luigi Pavone

luigi.pavone@libero.it Intervistato da Massimo Bordin, Direttore di Radio Radicale, Alessandro Curzi dichiara che all’interno del partito della Rifondazione comunista c’è posto per tutti, anche per Bordin: Rifondazione comunista è un movimento politico composito, che contiene al suo interno posizioni diversissime, le quali rendono difficile la sintesi. E in vista di tale sintesi – afferma Curzi – sarebbe semplicistico e dannoso il principio della maggioranza. Queste diversità esistono indubbiamente. E tutte sono riconducibili a diversi modi di pensare la rifondazione del comunismo. In questa direzione si parla ad esempio di ecocomunismo, per cui la condanna del capitalismo (e della proprietà privata) si allea alla difesa dell’ambiente naturale, di comunismo creaturale, per cui la condanna del capitalismo (e della proprietà privata) si allea al Cristianesimo o comunque alla ricerca del divino e del religioso etc. Quest’ultimo riferimento all’esperienza religiosa non deve stupire: c’è una profonda affinità mistica tra le religioni positive, o se vogliamo tra l’esperienza religiosa tout court (o naturale) e il comunismo, riscontrabile nel nobile vagheggiamento di una pacificazione eterna, di un mondo altro, in cui tutti gli uomini sono davvero uguali – e con una certa dose di realismo, per il comunismo l’autenticità dell’uguaglianza non può che riguardare la dimensione economica. Esistono, dunque, ma all’interno di un orizzonte comune, in cui domina l’odio contro il sistema capitalistico e la proprietà privata e la speranza di un mondo altro, e in cui l’ideale della libertà (e soprattutto quello attivistico, etico della liberazione) assume connotazioni indefinite – e proprio per questo suggestive. Strumenti di questo odio e di questa speranza di un mondo Nuovo sono le straordinarie categorie marxiane, maneggiate però senza un reale pensamento di esse, che richiederebbe un maggiore rispetto per il carattere filosofico, e quindi rivedibile, della profonda e acuta analisi marxiana del divenire storico, inteso innanzitutto come divenire sociale – d’altra parte si tratta di un congresso di partito e non di un dibattito accademico. Nel suo breve scritto politico, Preußentum und Sozialismus (Prussianesimo e Socialismo) [1919], O. Spengler sostiene non soltanto che il socialismo non è marxismo, ma che non deve esserlo. In altre parole, socialismo e marxismo non sono soltanto diversi, ma contrari. E alla gioventù tedesca indicava un compito fondamentale per l’avvenire della Germania: liberare il socialismo dalla sua corruzione, il marxismo. Per Spengler il marxismo è dunque una specie di liberalismo che al posto della contrapposizione tra individuo e Totalità pone una contrapposizione sostitutiva, che non cessa di essere contrapposizione (scissione) per il solo fatto di rappresentare gli interessi della classe dei lavoratori. Prendendo le dovute distanze dal modo specifico in cui Spengler intende la Totalità – sostanzialmente come Dovere, Imperativo etico a cui subordinare gli interessi dei singoli individui, come allo spirito si assoggetta la carne – la sua analisi è certamente interessante, e soprattutto sembra confermata dai lavori del Congresso di Rifondazione comunista, in cui è completamente assente una prospettiva programmatica che coinvolga la Totalità – o si sta con i Padroni o con gli Operai, qualcuno ha detto. Ma per Spengler i difetti, per così dire, del marxismo non sono soltanto riconducibile a questo: il marxismo si presenta come una ideologia negativa: «Questi marxisti sono forti soltanto nel negare; quando si tratta di costruire, sono degli sprovveduti». Rifondare il comunismo dovrebbe significare superare questi due limiti, verso un programma che coinvolga la Totalità, verso un realismo che non sospinga la realizzazione di questa Totalità in una trascendenza inarrivabile. Invece i tentativi di rifondazione a cui si assiste sembrano volti a prolungare in altre forme ciò che dovrebbe essere rimosso. Forse non affrontare queste questioni è una questione di sopravvivenza. Al di là di quei limiti, cose resterebbe del comunismo?


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