Non vedo, non sento, non parlo. La tortura in democrazia

Di Gianni Buganza

“Il paradosso della tortura: assolutamente vietata ma universalmente diffusa”, titola il contributo di Antonio Marchesi. L’editore Carocci, ed il “progetto polis”, dopo il grande libro di Stanley Cohen sul denial, propone ancora, in una chiave fortemente attualizzante, il tema dei diritti umani, in un volume di tante voci tra “Ragioni di Stato e dignità dell’uomo”. Con pagine di estremo interesse, come quelle dedicate da Franco Maria Di Sciullo ad Alan Dershowitz e al suo riflettere favorevole “alla legittimazione della tortura non letale sui prigionieri non collaborativi”, al rapporto tra sicurezza e libertà di Francesco Rimoli, al problema del carcere duro e al 41 bis di Maria Grazia Coppetta. Con una splendida introduzione di Franco Cordero, che riflette sul “torcere” da Donald Rumsfeld (che raccomanda la tortura del sonno per ammorbidire gli inquisiti) al Corpus Iuris, che, nel “barbaro medioevo”, considerava la tortura “res fragilis et periculosa”, da usare il meno possibile, non essendo certezza di verità e di prova. Ma ora, oggi, si ragiona sul terrore, più che sul problema della prova. E gli autori si soffermano spesso su Abu Ghraib, come su Guantanamo: “piramidi umane, uomini al guinzaglio, spettatori ghignanti”. Il volume spazia dal Settecento fino alla guerra d’Algeria, fino al “carcere speciale”. Rimangono alcuni “buchi”, mi pare. Sull’attività delle “forze di sicurezza” nei penitenziari italiani (l’attività dei GOM per esempio, esperti in “pratiche di umiliazione”, presenti in forze nei “comitati di accoglienza” di Bolzaneto – da fonti Indymedia), sulla carcerazione preventiva negli anni del 7 aprile, “le ricorrenti tentazioni di imbarbarimento dei sistemi penitenziari” di cui parlava Maria Grazia Coppetta ricordando i contributi di Vittorio Grevi. Francesca Ruggieri dedica pagine importanti agli “obblighi di rispondere del testimone” e Alessandra Gianelli ricorda i rapporti annuali degli ultimissimi anni di Amnesty Internetional sui paesi dell’Occidente “blanco”, democratici e garantistici a chiacchiere (con una Italia meravigliosamente inadempiente sulla tortura rispetto agli obblighi internazionali persino sul piano formale), che esportano la democrazia occidentale difensiva a suon di bombe e mine e torture. E “stato di emergenza permanente” e DDD (dependency, debility, dread) sapiente combinazione di pressioni fisiche e psicologiche. E frotte di medici e psicologi e psichiatri statunitensi a Guantanamo, come denunciava Peacereporter mesi fa, probabilmente per sostenere la situazione critica del triste ed afflitto prigioniero. E il manuale della CIA sulla tortura, recentemente stampato in Italia (1999) dalle edizioni Datanews di Roma, ove “la manipolazione del soggetto è comunque la migliore perché evita il rischio di cause legali, di pubblicità negativa, di tentativi di rivalsa”; fino alla “Operazione Condor” in Sud America con l’addestramento degli squadroni della morte; fino alle pagine con cui Leonardo Sciascia introduceva il rapporto sulla tortura negli anni Ottanta di Amnesty tra “polizie, sottopolizie, criptopolizie”. Ovviamente, è necessario sottolinearlo, tutto questo volume si basa su invenzioni ed è opera di sogno e di capacità immaginativa dei quattro intellettuali del “progetto polis”dell’editore Carocci. Non si sa mai, meglio dirlo.


Comments are closed.