C’è sempre un motivo

di Valeria Manieri

C’è sempre un motivo. "Cammino cammino quando il sole è vicino e stringo i denti quando tu non mi senti e cerco di stare un pò più tranquillo se intorno la vita mi vuole che oscillo E cammino cammino vado incontro al domani mi sento più forte se ti tengo le mani e cerco e o m’invento, stravolgo la vita perchè tu non dica stavolta è finita. Se penso e mi sento un pò più nervoso è solo un momento che sa di noioso poi passa poi torna non so come dire c’è sempre un motivo…per tornare a capire" ***dall’ultima canzone di Adriano Celentano Già, questo motivo stavolta spinge a guardar oltre, oltre le ombre che si sono abbattute negli ultimi giorni in modo più opprimente sulla vita civile, politica, morale dei cittadini italiani. E tra i cittadini italiani ci metto in primis -non perchè essi siano più "cittadini"di altri – i cattolici e i religiosi. In un momento in cui, come sottolineava Pannella, vi sono "Idoli e demoni", di iconofilia della sofferenza, di atmosfere mistiche che anzichè esser vissute giustamente nel privato vengono strumentalizzate e commercializzate brutalmente, in una crescente necrofilia che sa di folle, una risposta più forte ce la si può aspettare proprio dai cattolici e dai religiosi. La risposta può arrivare dai cattolici, come me e come tanti altri certamente più illustri della sottoscritta, che hanno compiuto una scelta, che certamente provoca gioia ma anche tante difficoltà. La difficoltà non è provocata dal sostenere la libertà di coscienza o nel sentirsi in contrasto con i propri principi, visto che nell’esser radicali e nella difesa della laicità contro ogni tipo di fondamentalismo vi è in realtà un enorme rispetto per la coscienza del religioso stesso, ma la difficoltà è provocata nel constatare come certe derive clericali stiano umiliando l’essenza stessa di una religione che tra i suoi principi più nobili ha il "non giudicare", il "date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio", ma soprattutto "non nominare il nome di Dio invano". Perchè questa violenza nell’imporre la sofferenza del Papa malato, nel far uscire il suo libro"Memoria e identità", sono sì "conversazioni a cavallo dei millenni", ma il tempismo con il quale è uscito questo lavoro del Pontefice, contenenti delle affermazioni che fanno leva sul momento che la politica attraversa e suggeriscono blasfemamente quelle che sono le scelte politiche da compiere, sono una bestemmia o una simonia, la svendita del sacro, una brutta continuità storica, una memoria che tale deve rimanere, un perseverare che è divenuto crudele nel momento stesso in cui non si è voluto capire che indietro non si può, non si deve tornare. Che certe risposte le abbiamo già date quasi trent’anni fa. I passaggi sulla democrazia, sulle scelte individuali, sul bene e il male, sulle battaglie sui diritti civili e la libertà di coscienza,come nel caso dell’aborto e oggi, con la libertà di ricerca scientifica sugli embrioni, questo ritorno demonizzatore usato, sono il cancro che sta logorando la Chiesa cattolica e che rischia di indebolire lo stesso Giovanni Paolo II. Tutto ciò è frutto di una Chiesa "potente" ma non forte. Una Chiesa che ha bisogno della sponda della politca per tornare agli "antichi splendori", un Vaticano che ammette la sua debolezza commercializzando sofferenza, sperando di giocare sul terreno del timore,d ella politicuccia da quattro soldi, ma che sono certa, se saranno correttamente informati, non potrà vantare l’approvazione di coloro che sono davvvero liberi di scegliere e di coloro che avevano già scelto e sono costretti a riaffermare che la Chiesa con lo Stato non deve averci nulla a che fare. Nel reciproco rispetto, ma ognuno per sè e scusate se riaggiorno laicamente la frase fatta,ognuno con i propri scopi. La politicuccia non ha capito ancora quale debolezza si celi dietro questa ingerenza clericale, quanto i calcoli per i voti cattolici dell’ Unione come dall’altra parte quelli della casa delle libertà, rischiano di essere fortemente approssimativi o quantomeno approssimati per eccesso. "C’è sempre un motivo", come ieri erano aborto e divorzio, per la coscienza nostra, mia, di religiosi e non, ma in particolare come cittadini, "per tornare a capire". E Luca Coscioni, i radicali, stanno offrendo, ancora una volta "quel motivo".


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