Da Arcore a Santi Apostoli torna l’egemonia cattolica

di Fadio Martini

ORAMAI si potrebbe ribattezzare l’incantesimo di palazzo Borromeo. In questo edificio di via del Seminario – nel quale dal Concilio di Trento in poi è stato formato il clero pontificio e che ora è la sede dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede – ogni anno si svolge la cerimonia di celebrazione dei Patti Lateranensi. Evento che si è ripetuto anche lo scorso 18 febbraio. Quella sera, uscendo da una cerimonia alla quale avevano partecipato il segretario di Stato cardinale Angelo Sodano e il presidente della Conferenza episcopale Camillo Ruini, il presidente Consiglio Silvio Berlusconi disse: Quelli tra lo Stato italiano e lo Stato Vaticano sono rapporti eccellenti, che non sono stati mai così buoni, c’è una grandissima sintonia». Dichiarazione che i superficiali hanno letto vedendovi la proverbiale magniloquenza del capo del governo. Ma poche ore dopo la trattativa tra il centrodestra e i radicali si sarebbe interrotta e al tempo stesso si rafforzava la voce di una decisione già presa dal governo, per tenere il referendum sulla procreazione assistita in una data estiva, proprio come gradito dalla Chiesa. Due anni prima, subito dopo la cerimonia per i Patti – anche allora a palazzo Borromeo – in Senato si registrò una drastica correzione dirotta sulla legge per la fecondazione assistita: Forza Italia che si era dichiarata a favore di alcune modifiche, virò platealmente verso una blindatura della normativa. E oltretevere apprezzeranno assai: lungo l’asse Vaticano-Palazzo Chigi quelle erano settimane tempestose con la guerra in Iraq, la Caritas delusa per la Bossi-Fini, mentre le scuole cattoliche non avevano ottenuto quel che chiedevano. Dunque il cardinale Ruini anche questa volta si è fatto ascoltare e rispettare dal presidente del Consiglio. Ma la vera sorpresa, i sintomi di una risorgente egemonia cattolica, è arrivata nelle ultime quarantott’ore. I cattolici democratici del centrosinistra, imitando gli omologhi del Polo, sono letteralmente insorti contro l’accordo con i radicali. Il presidente dei deputati della Margherita Pierluigi Castagnetti, da ragazzo segretario di don Dossetti a Bologna, e Rosi Bindi, già vicepresidente dell’Azione cattolica, hanno aperto un fuoco di sbarramento quasi senza precedenti. La Bindi: «Ci salvi Prodi dall’accordo con i radicali. Pensiamo alle parrocchie». E due giorni fa Castagnetti, chiacchierando informalmente con i suoi deputati, è stato sentire dire: «Ragazzi, se facciamo l’accordo con Pannella, c’è la rivolta dei vescovi». E ieri nela decisiva riunione dell’Ufficio di presidenza della Margherita, neppure Arturo Parisi, cattolico non confessionale, si è battuto per l’accordo con i radicali. anche se informalmente se l’era presa con le sortite da ultras del duo Bindi-Castagnetti: «Ora se i radicali restano fuori qualcuno potrà dire che la Margherita è clericale, se invece entrano qualcuno dirà che i cattolici del centrosinistra non contano a differenza di quelli del centro-destra». Risultato: le due lobbies cattoliche in Parlamento alla fine l’hanno spuntata. E ieri sera il segretario dei radicali italiani Daniele Capezzone poteva commentare: «Ruini ha vinto a destra e anche a sinistra». Una "vittoria", quella dei cattolici-democratici, che gli ex fucini contestano vivacemente. Dice il loro capofila il senatore ds Giorgio Tonini: «Ma lo vogliamo capire che è in atto un progetto egemonico, limpido, preparato da tempo da parte della Cei? Un disegno che ha un peso nella politica tanto quanto l’economia e la politica estera. Lo dicono le elezioni americane e non solo». Per Tonini, già leader dei Cristiano sociali, il progetto di Ruini subito dai cattolici democratici, si incardina su tre punti: «Primo, costruire l’unità dei cattolici attorno ad un nucleo simbolico, l’embrione; tenere sotto tensione il rapporto laici-cattolici nel centrosinistra; fare del centrodestra un polo cattolico conservatore. Un disegno sul quale si fa una politica, si costruisce uno schieramento. Per anni il centrosinistra ha fatto spallucce, se l’è cavata con la libertà di coscienza. Se sì va avanti così, senza una posizione chiara per esempio sul testo sulla fecondazione, si rischia grosso. Anche Romano Prodi.


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